La centesima udienza di Francesco: «Madri e padri meritano il Nobel»

Bergoglio parla della tenerezza, delle mamme che insegnano ai bambini a mandare un bacio alla Madonna trasformando il loro cuore in un luogo di preghiera, delle preghiere senza parole. La preghiera è un dono dello Spirito che si impara a chiedere in famiglia con la stessa spontaneità con la quale si impara a dire mamma e papà.

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«Vogliamo anche un po’ di bene al Signore? Il pensiero di Dio ci commuove, ci stupisce, ci intenerisce?». Lo chiede papa Francesco, nella sua udienza numero 100. Continuando la catechesi sulla famiglia, dopo aver affrontato i temi della festa e del lavoro, Bergoglio torna a parlare di preghiera, anzi del "tempo della preghiera". Un tempo che sembra non esserci mai in famiglie oberate da impegni di ogni genere. Ma, in realtà, se abbiamo un amore «caldo» per Dio, se seguiamo il comandamento dell'amare il Signore «con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze», «lo spirito di preghiera» «abita tutto il nostro tempo e non ne esce mai».

Papa Francesco insiste: «Riusciamo a pensare Dio come la carezza che ci tiene in vita, prima della quale non c’ è nulla? Una carezza dalla quale niente, neppure la morte, ci può distaccare? Oppure lo pensiamo soltanto come il grande Essere, l’ Onnipotente che ha fatto ogni cosa, il Giudice che controlla ogni azione? Tutto vero, naturalmente. Ma solo quando Dio è l’ affetto di tutti i nostri affetti, il significato di queste parole diventa pieno. Allora ci sentiamo felici, e anche un po’ confusi, perché Lui ci pensa e soprattutto ci ama! Non è impressionante questo? Non è impressionante che Dio ci accarezzi con amore di padre? E’ tanto bello! Poteva semplicemente farsi riconoscere come l’ Essere supremo, dare i suoi comandamenti e aspettare i risultati. Invece Dio ha fatto e fa infinitamente di più di questo. Ci accompagna nella strada della vita, ci protegge, ci ama. Riusciamo a pensare Dio come la carezza che ci tiene in vita, prima della quale non c’ è nulla? Una carezza dalla quale niente, neppure la morte, ci può distaccare? Oppure lo pensiamo soltanto come il grande Essere, l’ Onnipotente che ha fatto ogni cosa, il Giudice che controlla ogni azione? Tutto vero, naturalmente. Ma solo quando Dio è l’ affetto di tutti i nostri affetti, il significato di queste parole diventa pieno. Allora ci sentiamo felici, e anche un po’ confusi, perché Lui ci pensa e soprattutto ci ama! Non è impressionante questo? Non è impressionante che Dio ci accarezzi con amore di padre? E’ tanto bello! Poteva semplicemente farsi riconoscere come l’ Essere supremo, dare i suoi comandamenti e aspettare i risultati. Invece Dio ha fatto e fa infinitamente di più di questo. Ci accompagna nella strada della vita, ci protegge, ci ama».

Possiamo moltiplicare le nostre preghiere come fanno i pagani o moltiplicare i riti come fanno i farisei, ma se «l’ affetto per Dio non accende il fuoco, lo spirito della preghiera non riscalda il tempo», ammonisce papa Francesco.

Il Papa parla della tenerezza, delle mamme che insegnano ai bambini a mandare un bacio alla Madonna trasformando il loro cuore in un luogo di preghiera, delle preghiere senza parole. La preghiera è un dono dello Spirito che si impara a chiedere in famiglia con la stessa spontaneità con la quale si impara a dire mamma e papà. «Quando questo accade, il tempo dell’ intera vita famigliare viene avvolto nel grembo dell’ amore di Dio, e cerca spontaneamente il tempo della preghiera. Il tempo della famiglia, lo sappiamo bene, è un tempo complicato e affollato, occupato e preoccupato. E’ sempre poco, non basta mai, ci sono tante cose da fare. Chi ha una famiglia impara presto a risolvere un’ equazione che neppure i grandi matematici sanno risolvere: dentro le ventiquattro ore ce ne fa stare il doppio! Ci sono mamme e papà che potrebbero vincere il Nobel, per questo. Di 24 ore ne fanno 48: non so come fanno ma si muovono e lo fanno! C’ è tanto lavoro in famiglia! Lo spirito della preghiera riconsegna il tempo a Dio, esce dalla ossessione di una vita alla quale manca sempre il tempo, ritrova la pace delle cose necessarie, e scopre la gioia di doni inaspettati».

Marta e Maria ci danno l'esempio, ci indicano qual è la parte migliore del tempo, spiega papa Francesco, ricordando, ancora una volta, di leggere ogni giorno un passo del Vangelo, perché la preghiera sgorga dalla confidenza con la Parola di Dio. E Bergoglio chiede: «C’ è questa confidenza nella nostra famiglia? Abbiamo in casa il Vangelo? Lo apriamo qualche volta per leggerlo assieme? Lo meditiamo recitando il Rosario? Il Vangelo letto e meditato in famiglia è come un pane buono che nutre il cuore di tutti. E alla mattina e alla sera, e quando ci mettiamo a tavola, impariamo a dire assieme una preghiera, con molta semplicità: è Gesù che viene tra noi, come andava nella famiglia di Marta, Maria e Lazzaro».

E dopo aver richiamato ancora una volta le mamme e i papà a insegnare ai loro figli a fare il segno della croce, il Papa saluta i pellegrini nelle diverse lingue.

Al termine dell'udienza anche l'invito per la prima Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato che si svolgerà il primo settembre. Una giornata di preghiera in comunione con gli ortodossi che vedrà un momento solenne nella basilica di San Pietro, alle 17, con la liturgia della Parola presieduta dal Papa e alla quale il Pontefice ha invitato tutta la città e tutti i pellegrini presenti a Roma in quel giorno.

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