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Sempreverde, il segreto del Piccolo principe

Ogni nuova edizione fa boom e il Piccolo principe dalle classifiche non esce mai. Accade perché a molti di noi ha aperto, per sempre, la passione per la lettura. Rivelandoci una cosa importante...


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Basta dare una sbirciatina alla classifica dei tascabili, in qualunque settimana di qualunque anno, da decenni in qua: il bambino biondo, appena arruffato come se fosse reduce da carezza recente, con la sciarpetta che svolazza, è lì. Passanno anni veloci come giorni e il Piccolo principe è sempre lì, stabile tra le prime posizioni.

Probabile che ci resti ancor più stabilmente ora che lo scadere dei diritti, il primo gennaio 2015, sta moltiplicando le edizioni italiane. È il bambino che parla con le rose, che addomestica la volpe e vi spiega - dal basso dei pochi anni e dall’ alto della saggezza ingenua che gliene deriva – che l’ essenziale è invisibile agli occhi. La vulgata sostiene che il Piccolo principe, uscito dalla penna di Antoine Saint-Exupery nel 1934 sia il libro più letto dopo la Bibbia. Può darsi che la valutazione “spannometrica” esageri, non è facile verificarlo.  Gli esperti di statistica sono i primi a mettere in guardia: c’ è il rischio che i numeri, torturati a dovere, dicano quello che desidera sentirsi dire colui che lì interroga. Resta il fatto che il piccolo libro di Saint-Ex, come gli amici anche postumi hanno cominciato a chiamarlo, è un archetipo culturale che appartiene al passato, e al presente – dipende dall’ anagrafe ma non solo – di un numero sterminato di noi.

È probabile che abbia albergato, per un momento della nostra vita di lettori, tra i dieci libri da portare sulla nostra personale isola deserta. È anche probabile che non sia rimasto lì, se crescendo abbiamo lasciato maturare anche il lettore che era in noi. Possibile che ci sia rimasto se lettori veri non siamo diventati mai davvero, perché comunque l’ abbiamo incontrato a scuola o in una frase impressa su una maglietta o su una tazza per la colazione o ancora in una pillola, sempreverde, di saggezza.

Il fatto che l'autore si sia inabissato con il suo aereo ne ha alimentato la mitologia, il fatto che il personaggio sia nato da subito anche come disegno, essenziale ed efficace, ne ha favorito la diffusione. Di certo per molti tra quelli che lettori sono rimasti da grandi, per passione non solo per il dovere degli studi, il Piccolo principe ha svolto, nella fase complicata dell’ innesco di quella passione,  il ruolo della scintilla. Nella sua semplicità – che da grandi poi forse sembra ingenuità (ed è la ragione per cui a un certo punto, per molti, il libro esce dal canone per l’ isola deserta) - ha significato una scoperta. Ha dato a lettori in fieri, ancora quasi bambini, il grimaldello per intuire che la lettura è una faccenda a strati, che le storie dicono – quando sono ben congegnate – cose che vanno oltre la superficie della trama. Che sotto quella superficie si deve grattare per scoprire l’ essenziale invisibile alla prima lettura. Che leggere è un’ esperienza profonda, che chiama in causa parti importanti di noi, che cambia la vita perché dà struttura e parole ai pensieri, non solo perché – come diceva una maestra della critica come Maria Corti – «i libri sono, soprattutto quando l’ età avanza, uno straordinario antidoto contro la solitudine».  

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