Calabrò: il salotto delle Matrigne

Intervista con la scrittrice Rossella Calabrò, fondatrice e animatrice del "Club delle matrigne". Che si ritrovano a Milano in un caffè di via Foppa e su Internet nel loro blog.

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Esiste un luogo dove le matrigne si trovano per chiacchierare. Non è nel mondo delle fiabe. Si trova nel web ed è il blog Il Club delle matrigne inventato da Rossella Calabrò, cinquantatre anni, copywriter, blogger, scrittrice. Dalla sua esperienza oltre al blog anche alcuni lbri come Mogliastre (ExCogita) e Di matrigna ce n'è una sola (Sonzogno) 

Il blog è una sorta di salotto dove chiacchierare tra matrigne, ma anche tra figliastre o donne che, matrigne, non sono. Il clima è molto solidale, amichevole e spesso ironico. Si affrontano temi a volte drammatici, ma è di rigore la voglia di costruire, di crescere tutte insieme evitando la lamentela inutile e poco costruttiva.

Web a parte, durante l'anno è possibile incontrare Rossella Calabrò di persona per un aperitivo (ogni primo lunedì del mese, dalle 18.30 alle 20.00 al Bistrò del Tempo Ritrovato, in via Foppa 4) a Milano e da qualche mese gli Aperitivi delle Matrigne si svolgono anche a Roma. FamigliaCristiana.it l'ha incontrata e intervistata.

- E' differente diventare matrigna in seguito a un divorzio o in seguito a una vedovanza. Il suo blog è rivolto a entrambe le "categorie"?
«Il mio Blog delle Matrigne è aperto a tutti, sia a chi è matrigna in seguito a un divorzio sia in seguito a una vedovanza. Ma anche a figliastre o a madri biologiche. Mi piace sentire i punti di vista di tutti gli attori delle famiglie ricostituite, trovo sia utilissimo».  

- Lei è matrigna di due ragazze, Da quanto tempo?

«Sono l’ orgogliosa matrigna di due dolcissime ragazze, una di 17 e l’ altra di 27 anni. Vengono a casa nostra a weekend alterni, dal venerdì al lunedì mattina, oltre a ogni mercoledì. Mi occupo di loro molto volentieri, soprattutto ascoltandole. Non essendo un genitore, mi raccontano un sacco di cose di sé. Il mio, per certi versi, è un ruolo privilegiato. Anche se estremamente difficile, contraddittorio e soprattutto poco o niente riconosciuto dalla società».  

- Lei si dichiara matrigna felice di esserlo. Cosa ha fatto per avere un buon rapporto con le suo figliastre?
«Sono orgogliosa di essere una matrigna. All’ inizio è stato molto difficile, per tutta una serie di questioni legate, oltre alla mancanza di un ruolo riconosciuto, a un’ insicurezza affettiva che accomuna tutti: ex mogli, nuove mogli, figli, padri. Poi però, a volte ma non sempre, con tanta pazienza, altrettanta generosità e sensibilità, più un chilometro di paletti da piantare nel terreno emotivo e pratico, ce la si fa. ma soprattutto, di fondo, con molta ironia».  

- Che ruolo ha il partner nel rapporto tra matrigne e figliastri?
«Il ruolo del partner è molto importante. Io sono a conoscenza attraverso il Club delle Matrigne di numerose situazioni e ne sento di tutti i colori. Per questo ho scritto l’ e-book Perché le donne sposano gli opossum?. Paragono il sesso maschile a questi animali che a fronte di una situazione difficile da gestire si fingono morti. Se i partner prendessero una posizione più netta e coraggiosa, tutto sarebbe meno complicato». 

- E quanto conta il carattere delle singole persone perché si instaurino delle relazioni serene?
«Il carattere conta tantissimo, come in tutte le esperienze della vita. Un approccio positivo porta positività, uno negativo crea una valanga di fraintendimenti, rancori, frustrazioni. Poi c’ è anche da considerare il fattore "fortuna", che aiuta non poco. Ma non mi stancherò mai di ripeterlo: la capacità di fare autoironia è fondamentale. Riderci su toglie un sacco di forza alle difficoltà».

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