Il Papa: l'evangelizzazione parte da periferia e ultimi

La missione di annunciare il Vangelo, ha detto Francesco all'Angelus, non comincia dal centro ma dalle periferie. Esattamente come fece Gesù che iniziò a predicare non da Gerusalemme, il centro, ma dalla periferica regione della Galilea. E scelse tra i suoi discepoli gente umile e non i dottori della legge. Alla fine ha ricordato il barbaro omicidio di Cocò Campologno, bruciato vivo a tre anni a Cassano allo Jonio, in Calabria

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La missione di annunciare il Vangelo non comincia dal centro ma dalle periferie. Esattamente come fece Gesù in Galilea. È la riflessione offerta all'Angelus da papa Francesco che invita tutti i cristiani a non costruire recinti, ma a ripartire dalle periferie, cioè dagli ultimi, per raggiungere tutti con la misericordia di Dio: «Gesù», ha detto il Pontefice davanti a migliaia di fedeli presenti in Piazza San Pietro, «ci insegna che la Buona Novella, che Lui porta, non è riservata a una parte dell’ umanità, è da comunicare a tutti. È un lieto annuncio destinato a quanti lo aspettano, ma anche a quanti forse non attendono più nulla e non hanno nemmeno la forza di cercare e di chiedere. Partendo dalla Galilea, Gesù ci insegna che nessuno è escluso dalla salvezza di Dio, anzi, che Dio preferisce partire dalla periferia, dagli ultimi, per raggiungere tutti».

La missione di Gesù, ha spiegato il Papa commentando il Vangelo di questa domenica, «non parte da Gerusalemme», cioè dal centro religioso, sociale e politico, ma dalla Galilea, «una zona periferica, una zona disprezzata dai giudei più osservanti, a motivo della presenza in quella regione di diverse popolazioni straniere» e per questo definita dal profeta Isaia come “Galilea delle genti”. «È una terra di frontiera», ha osservato il Papa, «una zona di transito dove si incontrano persone diverse per razza, cultura e religione. La Galilea diventa così il luogo simbolico per l’ apertura del Vangelo a tutti i popoli», un luogo «che assomiglia al mondo di oggi: compresenza di diverse culture, necessità di confronto e necessità di incontro»: «Anche noi siamo immersi ogni giorno in una “Galilea delle genti”, e in questo tipo di contesto possiamo spaventarci e cedere alla tentazione di costruire recinti per essere più sicuri, più protetti. Ma Gesù ci insegna che la Buona Novella, che Lui porta, non è riservata a una parte dell’ umanità, è da comunicare a tutti. È un lieto annuncio destinato a quanti lo aspettano, ma anche a quanti forse non attendono più nulla e non hanno nemmeno la forza di cercare e di chiedere. Partendo dalla Galilea, Gesù ci insegna che nessuno è escluso dalla salvezza di Dio, anzi, che Dio preferisce partire dalla periferia, dagli ultimi, per raggiungere tutti».

Anche nella scelta dei suoi primi discepoli Gesù parte dalle periferie, ossia dai più umili, dagli ultimi. Egli, ha detto il Papa, «non si rivolge alle scuole degli scribi e dei dottori della Legge, ma alle persone umili e alle persone semplici, che si preparano con impegno alla venuta del Regno di Dio. Gesù va a chiamarli là dove lavorano, sulla riva del lago: sono pescatori. Li chiama, ed essi lo seguono, subito. Lasciano le reti e vanno con Lui: la loro vita diventerà un’ avventura straordinaria e affascinante. Cari amici e amiche, il Signore chiama anche oggi! Passa per le strade della nostra vita quotidiana. Anche oggi in questo momento, qui, il Signore passa per la piazza. Ci chiama ad andare con Lui, a lavorare con Lui per il Regno di Dio, nelle “Galilee” dei nostri tempi».

Poi a braccio ha aggiunto: «Ognuno di voi, pensate, il Signore passa oggi; il Signore mi guarda, mi sta guardando! Cosa mi dice il Signore? E se qualcuno di voi sente che il Signore gli dice “Seguimi” sia coraggioso, vada con il Signore. Il Signore non delude mai. Sentite nel vostro cuore se il Signore ci chiama a seguirlo».

Dopo la preghiera dell’ Angelus, il pensiero del Papa si rivolge alle violenze che stanno scuotendo l’ Ucraina e ha ricordato il piccolo Cocò Campolongo, che nei giorni scorsi, a soli tre anni, è stato bruciato in macchina a Cassano allo Jonio, in Calabria, per una faida mafiosa: «Questo accanimento su un bambino così piccolo sembra non avere precedenti nella storia della criminalità. Preghiamo con Cocò, che sicuro è con Gesù in cielo, per le persone che hanno fatto questo reato, perché si pentano e si convertano al Signore». Accanto a lui, due ragazzi dell’ Azione Cattolica di Roma, accompagnati dal cardinale vicario Agostino Vallini, giunti in Piazza San Pietro al termine della tradizionale “Carovana della Pace”, che hanno lanciato due colombe bianche dalla finestra dello studio papale.

Alla fine, il Pontefice ha ricordato la Giornata mondiale per i malati di lebbra e mandato gli auguri a cinesi, coreani e vietnamiti che nei prossimi giorni celebrano il capodanno lunare: «A tutti loro auguro un’ esistenza colma di gioia e di speranza. L’ anelito insopprimibile alla fraternità, che alberga nel loro cuore, trovi nell’ intimità della famiglia il luogo privilegiato dove possa essere scoperto, educato e realizzato. Sarà questo un prezioso contributo alla costruzione di un mondo più umano, in cui regna la pace».

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