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«Il Mozambico non avrà nessun futuro con la vendetta e l’ odio»

Francesco celebra la Messa alla periferia di Maputo: «Basta con la legge del taglione, è necessario superare corruzione e interessi politici o personali per conservare la speranza in un futuro di pace. La corruzione non sia il prezzo che dobbiamo pagare per gli aiuti esterni»


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«Nessuna famiglia, nessun gruppo di vicini, nessuna etnia e tanto meno un Paese ha futuro, se il motore che li unisce, li raduna e copre le differenze è la vendetta e l’ odio». È il monito di papa Francesco durante l’ omelia della Messa “per il progresso dei popoli” nello Stadio Zimpeto, alla periferia di Maputo, ultimo atto del suo viaggio in Mozambico prima del trasferimento in Madagascar.

Facendo il suo ingresso nella struttura, col pastorale donatogli poco prima al centro Dream per i malati di Aids, Francesco nonostante la pioggia ritrova il calore, i canti, le scenografie spontanee e colorate dei circa sessantamila fedeli presenti. «Il Mozambico», mette in guardia il Pontefice, «possiede un territorio pieno di ricchezze naturali e culturali, ma paradossalmente con un’ enorme quantità di popolazione al di sotto del livello di povertà. E a volte sembra che coloro che si avvicinano con il presunto desiderio di aiutare, abbiano altri interessi. Ed è triste quando ciò accade tra fratelli della stessa terra, che si lasciano corrompere; è molto pericoloso accettare che la corruzione sia il prezzo che dobbiamo pagare per gli aiuti esterni».

L’ omelia di Bergoglio è tutta incentrata sul brano del vangelo di Luca nel quale Gesù raccomanda di amare i propri nemici. «Molti di voi», dice il Papa, «possono ancora raccontare in prima persona storie di violenza, odio e discordie; alcuni, nella loro stessa carne; altri, di qualche conoscente che non c’ è più; e altri ancora per paura che le ferite del passato si ripetano e cerchino di cancellare il cammino di pace già percorso, come a Cabo Delgado».

Difficile parlare di riconciliazione quando le ferite sono aperte

Francesco applica concretamente il brano evangelico alla realtà del Mozambico e in particolare alla provincia settentrionale del Paese, ricca di risorse naturali, dove da tempo sono in corso attacchi e violenze che generano instabilità: «È difficile», riconosce, «parlare di riconciliazione quando sono ancora aperte le ferite procurate da tanti anni di discordia, oppure invitare a fare un passo di perdono che non significhi ignorare la sofferenza né chiedere che si cancelli la memoria o gli ideali. Nonostante ciò, Gesù invita ad amare e a fare il bene. E questo è molto di più che ignorare la persona che ci ha danneggiato o fare in modo che le nostre vite non si incrocino: è un mandato che mira a una benevolenza attiva, disinteressata e straordinaria verso coloro che ci hanno ferito. Gesù, però, non si ferma qui; ci chiede anche di benedirli e di pregare per loro, che cioè il nostro parlare di loro sia un dire-bene, generatore di vita e non di morte, che pronunciamo i loro nomi non per insulto o vendetta, ma per inaugurare un nuovo rapporto che conduca alla pace. Alta è la misura che il Maestro ci propone».

Gesù «lungi dall’ essere un ostinato masochista», sottolinea, con questo invito «vuole chiudere per sempre la pratica tanto comune – ieri come oggi – di essere cristiani e vivere secondo la legge del taglione. Non si può pensare il futuro, costruire una nazione, una società basata sull’ “equità” della violenza. Non posso seguire Gesù se l’ ordine che promuovo e vivo è questo: “occhio per occhio, dente per dente”».

Francesco, come già nel discorso rivolto alle autorità del Paese, ricorda che «superare i tempi di divisione e violenza implica non solo un atto di riconciliazione o la pace intesa come assenza di conflitto, implica l’ impegno quotidiano di ognuno di noi ad avere uno sguardo attento e attivo che ci porta a trattare gli altri con quella misericordia e bontà con cui vogliamo essere trattati; misericordia e bontà soprattutto verso coloro che, per la loro condizione, vengono facilmente respinti ed esclusi. Si tratta di un atteggiamento non da deboli, ma da forti, un atteggiamento da uomini e donne che scoprono che non è necessario maltrattare, denigrare o schiacciare per sentirsi importanti; anzi, al contrario».

Avete tanti motivi per sperare

Il Papa ricorda che Gesù ci invita a tenere un altro stile di vita: «Ciò che lo Spirito viene a infondere non è un attivismo travolgente, ma, innanzitutto, un’ attenzione rivolta all’ altro, riconoscendolo e apprezzandolo come fratello fino a sentire la sua vita e il suo dolore come la nostra vita e il nostro dolore. Questo è il miglior termometro per scoprire le ideologie di ogni genere che cercano di manipolare i poveri e le situazioni di ingiustizia al servizio di interessi politici o personali. Solo così potremo essere, dovunque ci troveremo, semi e strumenti di pace e riconciliazione».

Al termine della Messa, Francesco ha ringraziato quanti hanno permesso con il loro lavoro “sacrificato e silenzioso”, la buona riuscita della sua visita in Mozambico. Alla popolazione che, come aveva ricordato qualche minuto prima l’ arcivescovo di Maputo, monsignor Francisco Chimoio, è tuttora profondamente ferita da “numerose situazioni difficili”, gli uragani, le sanguinose violenze, la povertà, è andato il saluto finale del Pontefice: «Sorelle e fratelli mozambicani, so che avete dovuto fare dei sacrifici per partecipare alle celebrazioni e agli incontri e so che vi siete bagnati tutti ma spero con acqua benedetta! Lo apprezzo e vi ringrazio di cuore. E sono grato anche a quanti non hanno potuto farlo per le conseguenze dei recenti cicloni: cari fratelli, ho sentito ugualmente il vostro sostegno! E dico a tutti: avete tanti motivi per sperare! L’ ho visto e l’ ho toccato con mano in questi giorni. Per favore, conservate la speranza; non lasciatevela rubare! E non c’ è modo migliore per conservare la speranza che quello di rimanere uniti, affinché tutti i motivi che la sostengono si rafforzino sempre più in un futuro di riconciliazione e di pace in Mozambico».

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