Immagine pezzo principale

Il Papa: «Il peccato, non la malattia, ci rende impuri»

Francesco all’ Angelus ricorda che «egoismo, superbia, e corruzione sono malattie del cuore dalle quali bisogna purificarsi». E nella festa della Madonna di Lourdes, Giornata mondiale del malato, invita ad avere «lo sguardo del cuore rivolto alla grotta di Massabielle» e chiede «adeguata assistenza sanitaria e carità fraterna» per gli ammalati


Pubblicità

Si iscrive, cliccando sul tablet, alla Giornata mondiale della Gioventù che si svolgerà a Panama nel gennaio 2019. Chiede per gli ammalati «un’ adeguata assistenza sanitaria e la carità fraterna che sa farsi attenzione concreta e solidale». E ai pellegrini presenti in piazza San Pietro papa Francesco fa ripetere per due volte l’ invocazione che il lebbroso del Vangelo rivolge a Gesù: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Poi spiega: «Nessuna malattia è causa d’ impurità: la malattia certamente coinvolge tutta la persona, ma in nessun modo intacca o impedisce il suo rapporto con Dio. Anzi, una persona malata può essere ancora più unita a Dio. Invece il peccato, quello sì che ci rende impuri! L’ egoismo, la superbia, l’ entrare nel mondo della corruzione, queste sono malattie del cuore da cui c’ è bisogno di essere purificati, rivolgendosi a Gesù come il lebbroso: “Se vuoi, puoi purificarmi!”».

Il Pontefice recita l’ Angelus nel giorno in cui la Chiesa celebra la festa della Madonna di Lourdes e la Giornata mondiale del malato che San Giovanni Paolo II volle fissare proprio in questa data. «In queste domeniche il Vangelo, secondo il racconto di Marco, ci presenta Gesù che guarisce i malati di ogni tipo», ricorda il Papa, «perciò, con lo sguardo del cuore rivolto alla grotta di Massabielle, contempliamo Gesù come vero medico dei corpi e delle anime, che Dio Padre ha mandato nel mondo per guarire l’ umanità, segnata dal peccato e dalle sue conseguenze».

Francesco ricorda che la lebbra nell’ Antico Testamento «veniva considerata una grave impurità e comportava la separazione del lebbroso dalla comunità. La sua condizione era veramente penosa, perché la mentalità del tempo lo faceva sentire impuro davanti a Dio e agli uomini». E sottolinea: «Il fatto più sconvolgente è che Gesù tocca il lebbroso, perché ciò era assolutamente vietato dalla legge mosaica. Toccare un lebbroso significava essere contagiati anche dentro, nello spirito, cioè diventare impuri. Ma in questo caso l’ influsso non va dal lebbroso a Gesù per trasmettere il contagio, bensì da Gesù al lebbroso per donargli la purificazione. In questa guarigione noi ammiriamo, oltre alla compassione, anche l’ audacia di Gesù, che non si preoccupa né del contagio né delle prescrizioni, ma è mosso solo dalla volontà di liberare quell’ uomo dalla maledizione che lo opprime».

Il Papa paragona il peccato alla lebbra che scompare ogni volta che ci confessiamo: «Ogni volta che ci accostiamo al sacramento della Riconciliazione con cuore pentito, il Signore ripete anche a noi: «Lo voglio, sii purificato!». Così la lebbra del peccato scompare, ritorniamo a vivere con gioia la nostra relazione filiale con Dio e siamo riammessi pienamente nella comunità». E conclude con l’ invocazione a Maria: «Per intercessione della nostra Madre Immacolata chiediamo al Signore, che ha portato agli ammalati la salute, di sanare anche le nostre ferite interiori con la sua infinita misericordia, per ridonarci così la speranza e la pace del cuore».

«Preghiamo per la pace nella Repubblica Democratica del Congo»

Al termine dell’ Angelus, dopo aver effettuato l’ iscrizione alla Gmg, il Papa lancia un appello: «Invito tutti i giovani del mondo a vivere con fede e con entusiasmo questo evento di grazia e di fraternità sia recandosi a Panamá, sia partecipando nelle proprie comunità». Ricorda che giovedì prossimo, il 15 febbraio, nell’ Estremo Oriente e in varie parti del mondo, milioni di uomini e donne celebrano il capodanno lunare. «Invio il mio cordiale saluto a tutte le loro famiglie», le parole del Papa, «con l’ augurio che in esse si vivano sempre di più la solidarietà, la fraternità e il desiderio di bene, contribuendo a creare una società in cui ogni persona viene accolta, protetta, promossa e integrata».

Nei saluti, ricorda anche la comunità congolese di Roma e, aggiunge, «mi associo alla sua preghiera per la pace nella Repubblica Democratica del Congo. Ricordo che questa intenzione sarà particolarmente presente nella Giornata di preghiera e digiuno che ho indetto per il 23 febbraio».

L’ ultimo pensiero di Francesco è ancora per gli ammalati: «Un particolare pensiero rivolgo a loro che, in ogni parte del mondo, oltre alla mancanza della salute, soffrono spesso la solitudine e l’ emarginazione. La Vergine Santa, Salus infirmorum, aiuti ciascuno a trovare conforto nel corpo e nello spirito, grazie a un’ adeguata assistenza sanitaria e alla carità fraterna che sa farsi attenzione concreta e solidale».

Loading

Pubblicità