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Il Papa a Torino: storie ed emozioni dalla piazza

La città ha reagito con calore: decine di migliaia di persone si sono assiepate lungo le vie e dentro le piazze. Giovani come Giulia e Luigi. Famiglie, come Luca, Elisa e il loro piccolo Gioele di appena due mesi. Stranieri come Maria Dolores Briseño, arrivata dal Messico.


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Gli organizzatori avevano previsto una presenza di 50.000 persone. Probabilmente ne sono arrivate molte di più. L'incontro di papa Francesco con i giovani (svoltosi nel pomeriggio di domenica 21 giugno, durante la visita torinese del Santo Padre), è stato l'ennesima conferma di quanto profondo e intimo sia il dialogo che questo Pontefice riesce a intessere con le nuove generazioni. In ogni occasione i ragazzi lo aspettano, lo cercano, gli vanno incontro. Forse ciascuno di quei giovani che a migliaia assiepavano piazza Vittorio Veneto (una tra le più grandi d'Europa) avrebbe avuto una domanda, una preghiera, un pensiero personale da rivolgere al Papa.

A nome di tanti ha parlato Giulia Boioli, 27 anni, vicepresidente dell'Azione Cattolica di Torino. A lei il compito di portare al Papa il saluto dei giovani della Diocesi, ma anche di tutti quelli giunti dall'Italia e dal mondo. «Da quando mi hanno detto che avrei avuto questo privilegio – ci ha raccontato pochi istanti prima di salire sul palco - ogni volta che sento parlare Francesco in tv o alla radio il cuore inizia a battere forte. E' un'emozione che non si riesce a esprimere con le parole». Laureata in Lettere, da sempre Giulia è interessata all'inclusione degli stranieri in Italia, tanto che l'anno scorso ha lavorato come docente di lingua italiana per rifugiati politici e richiedenti asilo, mentre attualmente si occupa di comunicazione e sviluppo per una società di microcredito. «Al Santo Padre – dice – affido simbolicamente il documento conclusivo del Sinodo dei Giovani, una bellissima esperienza nata in seno alla Chiesa torinese che ci ha fatto crescere e ha dato frutti preziosi, alcuni dei quali sono ben visibili in questo giorno di festa così speciale».

Anche Luigi Capello, 26 anni, cresciuto a Lombriasco (piccolo comune del torinese), allievo delle scuole salesiane, poi animatore e coordinatore delle attività di diversi oratori, è stato chiamato a interloquire direttamente col Pontefice. La sua domanda si è concentrata sulla “Chiesa in uscita”, un tema «che ci affascina e ci stimola, anche se comporta fatiche e difficoltà». In questo senso i punti di riferimento non mancano. «Don Bosco, che celebriamo nel bicentenario della nascita, è un esempio attualissimo, un modello del fare. La sua esperienza ci chiede di metterci in gioco in prima persona, con tutti i nostri talenti».

Sul palco, vicinissimi al Papa, c'erano poi i 250 cantori del Grande Coro Hope, una realtà costituitasi in occasione della visita torinese di papa Benedetto XVI, nel 2010, e da allora sempre attiva nel promuovere il connubio tra musica e Vangelo. Il coro, diretto da Massimo Versaci, raccoglie voci da tutto il Piemonte e non solo. C'è chi, ad esempio, per l'occasione è arrivato da Calcio, in provincia di Bergamo. Mauro, 41 anni, e Andrea, che di anni ne ha solo 16, hanno conosciuto questa esperienza «grazie a Jubilmusic, un festival di musica cristiana che si tiene ogni anno a Sanremo». Ora sono pronti per vivere «un bellissimo momento di testimonianza». In un contesto come questo le differenze di età si armonizzano bene, proprio come i diversi timbri vocali all'interno dell'ensemble.

Girando per la piazza gremita si potevano incontrare tanti gruppi parrocchiali (è stato il momento culminante dell'Happening degli oratori e dei iovani), ma anche molte famiglie. Luca ed Elisa, 26 e 32 anni, sono una giovane coppia inserita nel movimento ecclesiale Rinnovamento dello Spirito. Dal passeggino il loro bambino, Gioele, di appena 2 mesi, spalanca sul mondo i suoi occhioni curiosi e non sembra turbato né dai rumori che lo circondano, né dal caldo di inizio estate. «Siamo qui anche per ringraziare il Signore di un dono così grande – spiegano i genitori – Inoltre abbiamo deciso di accompagnare un gruppo di giovani del Rinnovamento, perché anche loro possano sperimentare la bellezza che noi abbiamo incontrato». Quella del Papa è una presenza «che sentiamo particolarmente vicina», proseguono gli sposi, anche per via «del coraggio e della libertà con cui Francesco affronta il tema della famiglia. Quando ci siamo sposati non avevamo certezze economiche, ma ci siamo fidati di Cristo, l'amico che non delude, colui che mantiene ogni sua promessa».

C'è anche chi per vedere il Papa ha fatto molta strada. Maria Dolores Briseño è arrivata da Guadalajara, in Messico, insieme a un gruppo di 41 persone, legato ai Missionari della Consolata di Torino. «Tutto di Francesco mi affascina – dice – il suo carisma, la sua gioia, la sua semplicità». In un Paese come il Messico l'attenzione che il Pontefice dedica ai migranti non passa certo inosservata: «Alcuni dei presenti sanno bene che cosa voglia dire lasciare la propria terra, conoscono il dolore delle famiglie divise. La vicinanza di Francesco a tutti i migranti del pianeta è per noi un grande dono».

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