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Nosiglia a chi accoglie: «Grazie, vi siamo accanto»

L'arcivescovo di Torino scrive alle famiglie, alle parrocchie e alle comunità religiose che hanno risposto al suo appello dando immediata disponibilità ad ospitare i rifugiati. Nella lettera («Non vi lasceremo soli») garantisce vicinanza concreta a quanti si sono fatti avanti. I primi inserimenti probabilmente a fine ottobre.


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«Non vi lasceremo soli». Poche, semplicissime parole, sufficienti a raccontare una storia di impegno e fratellanza. Monsignor Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, scrive una lettera alle famiglie e alle comunità della diocesi che si sono rese disponibili ad accogliere i migranti fuggiti dalla guerra o da condizioni di vita disumane. E' una lettera di ringraziamento, commossa e carica di gratitudine. «Con la vostra disponibilità voi state testimoniando a tutti che cosa significa vivere l'Amore più grande, il dono di Dio che ci fa tutti fratelli».

Qualche settimana fa (era il 29 agosto) l'arcivescovo aveva lanciato un appello chiedendo ai cristiani, ma anche al mondo laico, una mobilitazione straordinaria per far fronte all'emergenza e integrare i già numerosi servizi di accoglienza presenti in città. Quell'appello ha innescato un'ondata di solidarietà che ha stupito tutti e che è andata oltre ogni aspettativa. In tantissimi si sono fatti avanti (famiglie, parrocchie, enti e congregazioni religiose, associazioni, gruppi di lavoratori): chi proponendo di aprire casa sua ai migranti, chi mettendo a disposizione alloggi, competenze o contributi economici. In diocesi si stanno tuttora raccogliendo le disponibilità e i numeri si aggiornano di giorno in giorno: al momento hanno aderito oltre 100 famiglie e una settantina di parrocchie (ma molte di più sono quelle che si stanno organizzando, anche a livello di unità pastorale, per dar seguito all'appello). Si stima che ci siano risorse potenziali per un'accoglienza di oltre 400 profughi.

«Ho ricevuto tante lettere ed e-mail» racconta l'arcivescovo «e sono rimasto commosso, perché ho pensato subito a quanto è vero che “Dio ama chi dona con gioia”, come ci ricorda San Paolo. Questo accogliere chi ha bisogno è una “proposta educativa” molto concreta che va contro corrente rispetto a una cultura che ”insegna” ai giovani solo a soddisfare i propri desideri, e a credere che al mondo ci siamo solo noi e “i nostri”». La lettera è molto concreta: quel «non vi lasceremo soli», che le dà il titolo, non si riduce certo a una vicinanza formale, ma presuppone un programma preciso. Attorno a chi accoglie, assicura monsignor Nosiglia, sarà costruita una “rete di prossimità”: «Vi saremo accanto, per affrontare insieme le necessità o risolvere ogni eventuale difficoltà».

Nel corso degli anni Torino ha già sperimentato numerosi percorsi di accoglienza dei migranti (sia all'interno di realtà come il Sermig, il Cottolengo o il Gruppo Abele, sia in famiglia, ad esempio attraverso il progetto “Asilo diffuso” del Comune): ora queste esperienze diventano centrali per aiutare famiglie e parrocchie coinvolte. «L'accoglienza non si improvvisa – ha ricordato pochi giorni fa, durante una conferenza stampa, Pierluigi Dovis, direttore della Caritas Diocesana – E' necessario prendersi del tempo per riflettere e progettare. Anche perché in questo caso i tempi saranno lunghi: non si tratta di offrire ospitalità per qualche settimana, ma per sei mesi, forse un anno. Chi accoglie deve poter contare su punti di riferimento certi: ci stiamo attrezzando per raggiungere anche le realtà più lontane, sparse per la Provincia». All'Ufficio per la Pastorale dei Migranti, insieme con Caritas, Prefettura e altre realtà, spetta il compito di affiancare le disponibilità alle esigenze: un lavoro delicato, che, appunto, richiederà alcune settimane. I primi inserimenti nelle famiglie potrebbero partire a fine ottobre.

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