Il grande gioco del Patto del Quirinale

Il successore di Napolitano lo decidono Renzi e Berlusconi, secondo un metodo molto semplice: una terna da cui pescare il candidato. Ma i franchi tiratori sono in agguato sia tra il Pd che in Forza Italia. Finora emergono una manciata di nomi: Gentiloni, Mattarella, Fassino e soprattutto Veltroni

Pubblicità

Nel grande gioco per l'elezione del successore di Napolitano ci sono alcuni punti fermi e molte incognite. Cominciamo da uno dei punti fermi: il metodo. I nomi dei candidati a dodicesimo presidente della Repubblica lo decidono Matteo Renzi e Silvio Berlusconi, in nome di quel Patto del Nazareno che è il capolavoro politico dell'ex sindaco di Firenze, come è stato ampiamente detto. Tutti gli altri, per ragioni varie, da Grillo, con i suoi 137 voti, a Vendola e Salvini, sono al momento fuori dai giochi e si limitano a proporre nomi di bandiera. Anche i candidati di Scelta Civica (32) e del Nuovo Centrodestra (77), alleati del Pd nella maggioranza di governo, hanno tutto sommato un ruolo di comprimari.

Dunque funziona così: Renzi, da Palazzo Chigi, fa una terna di nomi (in ordine di importanza) e il Cavaliere, da Arcore, ne conferma uno assicurando (sulla carta) i suoi 143 grandi elettori. Alla quarta chiama, quando la maggioranza necessaria per eleggere il presidente della Repubblica sarà semplice (50 per cento più uno) e basteranno 505 grandi elettori, i giochi saranno fatti. Quello della terna è il metodo più semplice e tradizionale, in uso in molti contesti, non solo politici e giuridici, perfino in ambito canonico, dalla presidenza dei consigli di amministrazione alle fondazioni bancarie, fino alla presidenza delle bocciofile. La posta in gioco del patto è l'agibilità politica del Cavaliere da un lato e il cammino delle riforme costituzionali dall'altro, a cominciare dalla legge elettorale. Naturalmente il patto deve fare i conti con i grandi elettori. Quanti saranno i franchi tiratori all'interno di Forza Italia? Cosa pretenderanno in cambio  (politicamente parlando) i parlamentari legati alla corrente di Fitto? E che ne sarà della minoranza del Pd ostile a Renzi? Accetteranno il metodo fortemente personalista, quasi ”privatistico” imposto dal segretario-premier, che non prevede nessuna consultazione? Tra i 445 elettori dem la ferita del tradimento dei ”101” è ancora aperta. Non sarà facile muoversi tra queste due compagini e trovare un candidato che faccia sintesi.

Il secondo punto fermo è l'identikit del candidato, delineato da Renzi. Un ”arbitro di livello” di alto profilo ma non ingombrante, vista la personalità politica di Renzi e Berlusconi, con un'ottima conoscenza degli equilibri politici e del mondo delle istituzioni, anche a livello internazionale. Sembra il ritratto di Romano Prodi, ma Prodi non è certo amato da Berlusconi. E nemmeno da buona parte dei deputati del Pd. Finora, tra i ”non sgraditi” al Cavaliere, gira una manciata di personaggi, anche se l'impressione è che Renzi non abbia ancora mostrato le sue tre carte. I nomi autorevoli che circolano comunque sono quelli di Sergio Mattarella, 73 anni, perfetta sintesi di Centrosinistra anche se esponente Prima Repubblica, Piero Fassino, 65 anni, sindaco di Torino con un passato di segretario Pd e fin dalle prime battute sostenitopre di Renzi, l'attuale ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, 60 anni, con qualche problema per il suo passato radicale e infine Walter Veltroni, 59 anni, postcomunista come Fassino ma tra i primi ad appoggiare l'ascesa di Renzi dentro il Pd, gradito al Cavaliere. C'è poi l'ipotesi del presidente reggente, il settantenne Pietro Grasso: se con l'avanzare degli scrutini il candidato di Berlusconi e Renzi non riuscisse a emergere, sarebbe lui il punto di equilibrio  - per sottrazione  - capace di mettere d'accordo tutti. Anche se per il Cavaliere per Berlusconi ha un peccato originale: è stato procuratore.

Pubblicità