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"Il clan": la banalità del male in famiglia

Lo sconvolgente fi lm sulla storia vera dei Puccio, uniti negli affetti e nei crimini commessi


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È ispirato a una storia vera il fi lm argentino Il Clan, diretto da Pablo Trapero, Leone d’ argento alla scorsa edizione della Mostra del cinema di Venezia nonché miglior fi lm straniero in lingua spagnola all’ edizione 2016 del Premio Goya. Al centro c’ è la famiglia Puccio, cinque figli, con il padre patriarca Arquimedes (l’ ottimo Guillermo Francella) che dietro l’ aspetto bonario nasconde un’ anima senza scrupoli. Siamo in Argentina nel periodo post dittatura, l’ uomo ha fatto parte dei servizi segreti ed è in ottimi rapporti con le gerarchie militari.
Insieme a due complici, e con la connivenza e il coinvolgimento dell’ intera famiglia, organizza sequestri di ragazzi facoltosi che nasconde in casa. Una telefonata da una cabina telefonica alla famiglia avvisa che se non verrà subito consegnato un ingente riscatto il rapito verrà ucciso. I soldi arrivano, ma i ragazzi vengono comunque uccisi.
Scene dure, brutali, mai gratuite, per tratteggiare la ferocia per anni impunita di questo clan, che nell’ intimità domestica prende i contorni di una famiglia molto unita, che prega prima di mettersi a tavola, la mamma insegnante e ottima cuoca, i ragazzi studiosi. Uno di loro, Alex, è un campione di rugby, legato al padre da un rapporto di sudditanza, fa quello che gli si chiede, accetta i soldi, fa la bella vita, ma intanto si innamora, progetta di sposarsi e cerca di sottrarsi al ruolo attivo nei rapimenti. Malgrado un colpo fallito, e segnali dalle alte sfere che il gioco sta diventando pericoloso, il gruppo va avanti con un ennesimo rapimento ma stavolta il cerchio si chiude. Viene in mente la frase di Hannah Arendt, quella “banalità del male” che cercava di spiegare la violenza insensata del nazismo perpetrata in nome dell’ obbedienza. Anche quando il padre e i due fratelli maggiori finiscono in carcere, la sorella in un colloquio dice ad Alex: «Ricorda che papà lo ha fatto per noi», come se questa considerazione bastasse ad assolverlo, appunto, dal male commesso.

IL CLAN

di Pablo Trapero, con Guillermo Francella, Argentina, drammatico, 108’

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