Il cammino della paura

Una rotta da Sud a Nord attraverso il Messico per raggiungere gli Usa: è quella che compiono ogni anno migliaia di migranti. Ma il loro viaggio, spesso, finisce prima di iniziare


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Sin nombre, senza nome. Sono i migliaia di migranti che ogni anno partono dal Centro America con il sogno di raggiungere gli Stati Uniti. Ma la temuta frontiera del Nord, quella che divide Messico e Usa su cui tanti film e documentari hanno costruito "favole" hollywoodiane che e viene "spalancata" in base alle necessità di manodopera a basso costo e zero diritti, non rappresenta più la vera emergenza di un'area "dimenticata" in cui regna l'illegalità. Il Messico è diventato una sorta di terra di nessuno dove vige la legge del più forte, cioè i narcos, che gestiscono tutto: non soltanto il traffico di droga, come spesso si legge, ma ogni aspetto della vita sociale, economica, giuridica e politica del Paese. Compreso il flusso dei migranti, un affare che frutta alla criminalità organizzata decine di milioni di dollari all'anno con un dispendio di energie relativamente basso: basta infatti assoldare qualche mercenario, mettergli in mano delle armi e consegnargli di fatto la possibilità di decidere del destino di tutte quelle centinaia di migliaia di persone che con ogni mezzo provano a ricostruirsi una vita altrove scappando non tanto e non solo dalla povertà e dalla miseria, ma da situazioni di abusi, soprusi e violenze.

La paura. È su questo sentimento legittimo e, a seconda del punto di vista, ignobile, che i cartelli locali fanno affidamento per tenere in pugno la situazione: solo chi paga e non fa storie ha la speranza di andare avanti. Per gli altri, torture, prostituzione, l'obbligo a diventare corrieri della droga. Molti, quanti ancora non è dato saperlo, vengono uccisi e gettati in fosse comuni senza possibilità di ritrovarli, di rintracciarli, di vederli restituiti alle loro famiglie. Dei documenti, ovviamente, non c'è traccia. 

Dal confine meridionale fino al nord del Messico, attraverso le vie principali seguite dai migranti per raggiungere gli Stati Uniti, ci sono più di 50 “Case del Migrante”, sostenute in gran parte dalla Chiesa cattolica - da parrocchie, decanati, diocesi o congregazioni religiose o villaggi (come quello di “La Patrona” a Veracruz); oltre alle iniziative di piccoli gruppi volontari e organizzazioni di advocacy, concentrate in massima parte nelle città economicamente più sviluppate del Paese, creando una vasta rete di assistenza sociale, legale e con un’ ampia partecipazione dei cittadini.  In particolare, la Dimensione Pastorale di Mobilità Umana (DPMU) - dipendente dalla Pastorale Sociale della Conferenza dell’ Episcopato Messicano - ha come missione di accompagnare pastoralmente e spiritualmente i migranti dal momento del loro arrivo, sostenendoli e difendendo i loro diritti umani.

Troppe le famiglie che piangono ogni giorno la lontananza di un parente, un amico, partito all'avventura e mai più tornato senza dare notizie. E come le Madri di Plaza de Mayo che ancora chiedono giustizia per i "desaparecidos" della dittatura argentina, così stanno nascendo in Honduras e in Guatemala, i due Paesi con il iù alto flusso migratorio verso gli Usa, comitati di persone che chiedono "soltanto" di essere ascoltate. perché hanno il diritto di sapere e di capire cosa è successo ai loro cari: ma il governo messicano è troppo impantanato in faccende "private", alle prese con commistioni malavitose più che sospette, per dedicarsi ai migranti che scompaiono nelle lande desolate del cammino della paura. Treni merci carichi di uomini e donne disperati che non raggiungeranno mai la loro terra promessa. 

È per loro che Soleterre da qualche mese ha lanciato la campagna Sin Nombre. È per loro che ha un senso il rapporto presentato nei giorni scorsi in occasione della Giornata contro la tratta e lo sfruttamento di esseri umani. Da anni l'associazione lavoro su questo fronte, raccogliendo testimonianze e informando, offrendo assistenza e cercando risposte. A questo servono i coraggiosi difensori dei diritti umani dei migranti, diventati nemici dei narcos e dunque presi di mira personalmente: in poco più di otto sono stati 128 gli attentati "ufficiali" perpetrati ai loro danni. Il relatore dei Diritti dei Migranti della Commissione Interamericana dei Diritti Umani facendo riferimento all’ attività dei difensori e a quella di altre associazioni/reti nel Paese20 dichiara che «... si considera di grande importanza il lavoro svolto dai difensori dei diritti umani dei migranti, che nonostante i rischi a cui sono soggetti continuano a svolgere il loro lavoro ...». Ha riconosciuto inoltre che «... la situazione dei difensori dei lavoratori migranti è di interesse per l’ intera regione, dal momento che con il loro lavoro proteggono le persone provenienti da diversi paesi del continente come El Salvador, Guatemala, Honduras, Nicaragua, Panama, tra le altre nazionalità». Una delle sfide principali dei difensori è che il loro lavoro venga adeguatamente riconosciuto o apprezzato dalle autorità e dalla società in generale.   

In allegato il report completo.

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