Immagine pezzo principale

"I poveri sono il vostro tesoro"

Papa Francesco incontra la Comunità di Sant'Egidio in occasione dei suoi 50 anni di vita e la sprona a restare ancorata alla Parola di Dio per vincere la paura e l'egoismo che fanno vedere i poveri come nemici e che seminano guerre.


Pubblicità

Arriva in anticipo papa Francesco per fare festa, insieme con oltre diecimila persone, per i 50 anni della Comunità di Sant’ Egidio. Festa della comunità dove non si distingue chi aiuta e chi è aiutato, perché «è triste una Chiesa che ha i poveri come clienti e non come fratelli». Diecimila persone, sotto la pioggia, hanno atteso papa Francesco. «Le porte del cielo sono aperte e sta buttando giù tutta l’ acqua», dice Francesco nel primo fuoriprogramma del pomeriggio. Riprende le parole del presidente Marco Impagliazzo per dire che bisogna però lasciare le porte aperte, «sempre con le porte aperte, cuore aperto per tutti, tutti tutti senza distinguere questo mi piace questo no. Cuore aperto per tutti questo fa che la vita vada avanti». Impagliazzo aveva sintetizzato la storia del movimento che oggi ha sede «a Trastevere, nel cuore di Roma, rione dell’ antico porto, ma anche oggi porto per tanti che la visitano: pellegrini, turisti, viaggiatori, migranti. Qui ci sono la chiesa e la casa della Comunità di Sant’ Egidio che compie i 50 anni di vita». La città, aveva sottolineato, «è stata sempre il nostro orizzonte, fin dai primi passi. Soprattutto la città nascosta e sconosciuta, quella delle povertà e dell’ esclusione. I primi bambini della scuola della pace Andrea Riccardi e i suoi amici li incontrarono sul greto del Tevere, in baracche nascoste dai cartelli pubblicitari collocati in certe zone di Roma durante l’ Olimpiade del 1960. Dov’ era la Chiesa tra quelle persone? Dov’ era Dio in quei luoghi? Per questo, insieme con la scuola della pace, iniziammo ad aprire il Vangelo per rendere presente Gesù tra quella gente abbandonata. Il Vangelo nella città, il Vangelo per tutti». Preghiera, poveri e pace, le tre “p” che caratterizzano la comunità sono anche il filo conduttore di questa visita. Una liturgia della Parola, all’ interno della basilica che medita sulla parabola del buon samaritano e sull’ episodio di Marta e Maria. Don Marco Gnavi, commentando le letture, ricorda che il servizio non può mai essere disgiunto dalla preghiera. Perché «per rispondere all’ invito di Gesù di fare lo stesso che fa il samaritano bisogna andare alla scuola del Signore». E poi l’ ascolto. La testimonianza di Giovanna La Vecchia, 80 anni, che ricorda il tanto che ancora possono dare gli anziani pur nel tempo della debolezza. E poi Jafar, 15 anni, palestinese siriano di Damasco, arrivato due anni fa dal Libano, dove era rifugiato insieme alla sua famiglia, con il primo gruppo dei Corridoi Umanitari. Jafar è diventato gli occhi di sua madre rimasta cieca mentre proteggeva da una bomba il fratello più piccolo. E ringrazia il Papa per le sue parole in difesa dei migranti. Laura Guida, 23 anni, impegnata, insieme ad altri studenti liceali e universitari, nella Scuola della Pace di Ostia, che ricorda l’ attentato di Barcellona e l’ importanza di essere comunità, di affrontare insieme la paura. E, infine, Mauro Garofalo responsabile delle relazioni internazionali della Comunità di Sant’ Egidio, che ha preso parte, come mediatore, alle più recenti iniziative di pace della Comunità, in particolare per la riconciliazione nazionale nella Repubblica Centrafricana, in Guinea Conakry, in Libia e in Niger. «Le armi sono diaboliche», dice Mauro, spiegando l’ impegno per la pace, «è necessario aiutare il mondo a disarmarsi, come stiamo facendo in Centrafrica. È la via della pace. Insieme alla preghiera, che ne è la radice».

Il Papa ascolta attento. Andrea Riccardi, fondatore della Comunità introduce le risposte del Papa facendo un quadro chiaro dello stato del mondo. «Per i cinquant’ anni della Comunità», spiega il professore, «abbiamo preferito non guardare indietro in modo celebrativo o per goderci qualche successo, ma guardare avanti. Non si tratta di fare progetti che la storia sconvolge puntualmente. Bensì di vedere chi ci viene incontro, chi ha bisogno di aiuto oggi, quali le domande aperte. Insomma da che parte vengono la vita e la storia».

Siamo in una età dell’ egocentrismo e della rabbia, sottolinea Riccardi, ma «la rabbia e l’ egocentrismo si guariscono, se andiamo incontro con simpatia, rendiamo ragione della speranza e aiutiamo a incontrare i poveri, che sono veri maestri di verità della vita. Questa è la gioia del Vangelo che proviamo». E proprio guardando al futuro, «l’ età della rabbia può diventare età della fraternità e dello spirito».

«Non avete voluto fare di questa festa solo una celebrazione del passato, ma anche e soprattutto una gioiosa manifestazione di responsabilità verso il futuro», dice papa Francesco. E ricorda la sua visita del 2014 quando «ho sintetizzato il vostro carisma in queste parole: preghiera, poveri e pace». E «Preghiera, poveri e pace è il talento della Comunità, maturato in cinquant’ anni. Lo ricevete nuovamente oggi con gioia». Bergoglio ricorda la parabola dei talenti e di quanti nascondono il talento perché «si fanno consigliare dalla paura, malattia antica». Paure che si concentrano «spesso su chi è straniero, diverso da noi, povero, come se fosse un nemico. E allora ci si difende da queste persone, credendo di preservare quello che abbiamo o quello che siamo. L’ atmosfera di paura può contagiare anche i cristiani che, come quel servo della parabola, nascondono il dono ricevuto: non lo investono nel futuro, non lo condividono con gli altri, ma lo conservano per sé». I talenti, invece, vanno investiti. Insieme, perché «se siamo da soli, siamo presi facilmente dalla paura».

Ricorda alla Comunità che è figlia del Concilio e di quella capacità evangelica di scrutare i segni dei tempi, di confrontare fede e storia. «Il futuro del mondo appare incerto, lo sappiamo, lo vediamo nei telegiornali», continua papa Francesco. «Guardate quante guerre aperte! So che pregate e operate per la pace. Pensiamo ai dolori del popolo siriano, l’ amato e martoriato popolo siriano di cui avete accolto in Europa i rifugiati tramite i “corridoi umanitari”».

E incoraggia a continuare tenendosi ancorati alla Parola di Dio che «vi ha protetto in passato dalle tentazioni dell’ ideologia e oggi vi libera dall’ intimidazione della paura. Per questo vi esorto ad amare e frequentare sempre più la Bibbia. Ognuno troverà in essa la sorgente della misericordia verso i poveri, i feriti della vita e della guerra».

«Questo anniversario», conclude Francesco, «vorrei che fosse un anniversario cristiano: non un tempo per misurare i risultati o le difficoltà; non l’ ora dei bilanci, ma il tempo in cui la fede è chiamata a diventare nuova audacia per il Vangelo. L’ audacia non è il coraggio di un giorno, ma la pazienza di una missione quotidiana nella città e nel mondo. È la missione di ritessere pazientemente il tessuto umano delle periferie, che la violenza e l’ impoverimento hanno lacerato; di comunicare il Vangelo attraverso l’ amicizia personale; di mostrare come una vita diventa davvero umana quando è vissuta accanto ai più poveri; di creare una società i cui nessuno sia più straniero. È la missione di valicare i confini e i muri per riunire. Oggi, ancora di più, continuate audacemente su questa strada. Continuate a stare accanto ai bambini delle periferie con le Scuole della Pace, che ho visitato; continuate a stare accanto agli anziani: a volte sono scartati, ma per voi sono amici. Continuate ad aprire nuovi corridoi umanitari per i profughi della guerra e della fame. I poveri sono il vostro tesoro!».

Loading

Pubblicità
Iniziative San Paolo