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I Parrock, musicisti per vocazione

Girano la diocesi di Milano per frequentare le parrocchie in attesa di diventare sacerdoti. E per suonare la loro musica, giovane come loro, ma aperta al Mistero. E capace di evangelizzare


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Mentre le sedie di plastica blu prendono forma e diventano platea, su un palco ruvido a gradoni di cemento cinque ragazzi poco più che ventenni provano i loro strumenti. Attorno la grande piazza alle spalle della parrocchia di Santo Stefano a Segrate, alle porte di Milano, con passanti che sostano incuriositi e tante voci di bambini. Emmanuel Santoro, 23 anni, cuffie in testa, fa parlare decisa la sua batteria; Giovanni Verza, 25 anni, accarezza affettuoso il basso elettrico, mentre Matteo Ferraretto, 28 anni e bandana in fronte, regge tra le mani una chitarra; microfoni e voci di Michele Zoani, 26 anni e capelli più lunghi, e Daniele Battaglioni, 27.

Si suona musica rock, da It’ s my life di Bon Jovi a Sole spento dei Timoria, ma nessun titolo appare per caso, le parole dei testi scavano un messaggio, con grande cura. «Il gruppo dei ParRock è nato tre anni fa nell’ ambito della missione vocazionale che si fa ogni anno all’ interno del nostro percorso: per una settimana si viene ospitati da una parrocchia della diocesi», spiega Emmanuel. Che è in seminario a Venegono, come i suoi quattro compagni. Un momento di grazia quello della missione vocazionale del seminario, l’ occasione per una parrocchia della diocesi di Milano di ospitare per qualche giorno i giovani che si stanno preparando a diventare sacerdoti per conoscere i loro volti e le loro storie.

«Il rettore e il vicerettore quando ci hanno sentiti suonare sono rimasti molto sorpresi, in positivo. E lo eravamo anche noi stessi», sorride Emmanuel. Che è diplomato in tromba al conservatorio e ha raccontato, anche sul palco, la sua vocazione: «A 15 anni ho vissuto un’ esperienza molto forte, un linfoma. Allora mi sono posto molte domande, ho avviato un percorso di approfondimento della mia fede grazie a un sacerdote, i miei genitori, un gruppo di preghiera. La scelta del seminario è arrivata a 18 anni, dopo il diploma».

Emmanuel è uno dei membri storici del gruppo, ma ci tiene a precisare: «È un progetto legato al seminario, non alle persone, il fine è la testimonianza, l’ annuncio, la nuova evangelizzazione. E chi diventa diacono lascia il suo posto a un altro seminarista». Lo farà anche lui, tra non molto. Mentre si parla la piazza prosegue con il suo vociare, le sedie in prima fila si riempiono.

«Non riesco a riassumere la mia storia», e sul palco Matteo non l’ ha ancora raccontata. «Prima non mi mancava niente. Vivevo nel mondo della musica, come produttore discografico e maestro di chitarra, e avevo uno studio di registrazione tutto mio. L’ ingresso di Gesù è stato irruento: per un problema alle articolazioni non ho più potuto fare quello che facevo. Nel corso degli esercizi spirituali, una sera, si raccontava la vocazione di san Paolo, mi sembrava proprio che stessero parlando di me. Ho scelto di provare questa strada, è un cammino che giorno per giorno rinnova il suo sì», e per lui dura ormai da cinque anni. «A suonare ho iniziato quest’ anno, il percorso in seminario quattro anni fa».

Giovanni ha studiato chitarra classica e basso elettrico, un sacerdote come guida spirituale nel momento della scelta: «Quando ci si sente così profondamente amati dal Signore cambia tutta la vita. La mia è cambiata in concreto, prima ero felice qualche volta, ora lo sono sempre».

Daniele, falegname, racconta la grazia di una confessione; Michele la sua adolescenza in oratorio, senza grandi entusiasmi e senza fede, poi l’ incontro con un sacerdote che gli ha cambiato la vita. Questa sera si suona sulla scia della storia di Zaccheo, «musica rock per l’ 80 per cento», precisa Matteo. Il resto riflessioni e testimonianze, vite di ragazzi entusiasti che camminano verso un lungo viaggio. Le loro storie si ascoltano in silenzio, le parole delle canzoni scelte rivivono di luce nuova. Il sole intanto cala e le sedie sono piene. Lo spettacolo comincia.

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Il concerto dei Parrock a Segrate (foto: C. Russo).
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