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«I nostri figli non ci parlano e se usiamo il loro gergo "sclerano"»


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Abbiamo due ragazzi adolescenti, 14 e 16 anni. Quando sono in casa restano chiusi nella loro stanza, a tavola mangiano in fretta per tornare a rintanarsi, i tentativi di parlare con loro si trasformano in interrogatori a cui rispondono con insofferenza, e quando cerchiamo di stanarli, usando il loro gergo, “sclerano”. Eppure avremmo molto da poter condividere: immagino che ci siano turbamenti, dubbi, interrogativi che avrebbero bisogno di un confronto sereno. Devo arrendermi a questo muro di incomunicabilità? C’ è una strategia per aprire dei varchi?

CLAUDIA

— C’ è chi era già silenzioso da bambino e chi lo diventa con l’ adolescenza. Tutti comunque, prima o poi, prendono le distanze dai genitori e riducono gli scambi. Qualcuno, come i due figli di Claudia, lo fanno in modo radicale. Mettono un muro tra loro e gli adulti di casa. Reagiscono vivacemente a quelle che sentono come intrusioni dei genitori. Perché stanno cercando di capire, soprattutto dopo un’ infanzia serena, se possono resistere alla vita rinunciando alla calda vicinanza dei genitori. Sentendosi più grandi, affermano con i loro comportamenti di non avere più bisogno di nessuno, soprattutto di mamma e papà. Ma non è così vero: basta talvolta fare qualche passo indietro, mostrarsi meno pressanti e meno disponibili alle loro richieste, perché i figli tornino a cercare i genitori. Basta abbassare la voce in cucina perché nelle loro camere i ragazzi aprano le loro antenne paraboliche e cerchino di intercettare i discorsi dei genitori. D’ altra parte, provate a osservarli attentamente: se sono silenziosi con le parole, non lo sono con i comportamenti. La musica che ascoltano, gli abiti che indossano, i videogiochi che utilizzano, le cose che lasciano in giro per casa sono segni di una presenza che chiede solo di essere notata e ascoltata. E non solo segnalata in modo critico per il rumore che fanno o per il disordine che lasciano. Ricostruire una comunicazione richiede ascolto paziente e delicato. E umorismo: se in famiglia non si ride insieme, ogni altro scambio diventa più difficile. Un aiuto per capire meglio questi silenzi e migliorare il dialogo può venire dalla lettura di un libro recente: Quello che i ragazzi non dicono, edito da Sperling & Kupfer. Nan Coosemans, l’ autrice, riporta in questa specie di libro-diario le sue esperienze di formatrice e di madre, acquisite in anni di consulenze, workshop e campus dedicati agli adolescenti e ai loro genitori. Probabilmente, confrontandovi con queste storie di vita vissuta degli adolescenti, tra scuola, amori, smartphone e tensioni in famiglia, potrete sentirvi meno soli.

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