Libri, il meglio del 2010

Che cosa ci ha lasciato il 2010, quanto a bei libri? La redazione culturale di Famiglia Cristiana ha selezionato i titoli più significativi dell'anno che volge al termine, suddividendoli nelle categorie narrativa italiana, narrativa straniera e saggistica. A voi lettori il compito di dire se siete d'accordo o, semplicememnte, di stilare le vostre classifiche.

Partiamo dagli scrittori stranieri, per la semplice ragione che il nostro giudizio, qui, si impone senza troppe riflessioni: il romanzo tradotto più bello del 2010 è La Torre del tedesco Uwe Tellkamp (Bompiani), un librone di 1.300 pagine che, per mole, ambizione e qualità, evoca I Buddenbrook di Thomas Mann.  In questo caso, la parola capolavoro non è affatto eccessiva: leggere per credere. Vincitore del Buchpreis tedesco nel 2009, La Torre narra gli ultimi anni della Repubblica democratica tedesca attraverso le vicende di una famiglia dell'alta borghesia. Respiro storico e personaggi indimenticabili ne fanno un racconto di rara qualità. Riconoscimento strameritato, con buona pace del pure bravissimo Ian McEwan e del suo Solar (Einaudi), che piazziamo al secondo posto.

Veniamo alla saggistica. Sul podio due testi: L'idea di giustizia di Amartya Sen (Mondadori) e Lo straniero o l'unione della differenza di Michel De Certeau (Vita e Pensiero). Sono, a nostro avviso, i testi che con maggiore profondità sanno leggere l'attualità e fornire strumenti di interpretazione e di azione. Il saggio del Nobel indiano per l'economia, summa del suo pensiero, insegna che se si vuole raggiungere un'idea di giustizia condivisibile e applicabile è inutile inseguire modelli astratti, ai quali uniformare la realtà - come hanno fatto senza eccezione tutti i pensatori e  le loro teorie -, mentre risulterà molto più redditizio procedere, attaverso una discussione pubblica fondata sulla razionalità, al confronto fra i modelli concreti già esistenti, per giungere alla sintesi più efficace. Non meno stimolante il testo del gesuita francese morto nel 1986. La sua riflessione sull'incontro con l'alterità - da Dio all'immigrato, dal figlio allo studente - come occasione, preziosa e rischiosa, di crescita umana e di verità, è quanto di più illuminante si possa immaginare per il tempo presente.

Abbiamo tenuto per ultima la categoria dei romanzi italiani, perché, più che a una scelta univoca, siamo pervenuti a un ventaglio di titoli. Buone indicazioni sono venute dai maggiori premi letterari: sia Canale Mussolini di Antonio Pennacchi (Mondadori), vincitore dello Strega, sia Accabadora di Michela Murgia (Einaudi), trionfatrice al Campiello, sono libri di valore. Non ci sentiremmo però di escludere XY di Sandro Veronesi (Fandango), Appunti di un venditore di donne di Giorgio Faletti (B. C. Dalai), la rivelazione Acciaio di Silvia Avallone (Rizzoli), Persecuzione di Alessandro Piperno (Mondadori), Scavare una buca di Cristiano Cavina (Marcos y Marcos)...

Una menzione doverosa, infine, per Nel mare ci sono i coccodrilli di Fabio Geda (B. C. Dalai), toccante e vera storia di un ragazzo afghano approdato In Italia.

Sono tutti ottimi libri. Manca forse il capolavoro, ed è per questo che non nomiano un vincitore assoluto.

Sivia Avallone, rivelazione del 2010 con Acciaio.
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