I lividi della virilità

Colpire una donna o un bambino, forse, per un istante, fa sentire più forti ma non significa esserlo davvero: gli uomini possono imparare ad ascoltarsi meglio. Un progetto


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Mai come oggi la parola femminicidio è entrata tristemente a far parte del vocabolario comune: tanti, troppi i casi di violenza sulle donne e sui bambini, molti dei quali all'interno di contesti familiari o, comunque, di conoscenza. Ma c'è dell'altro. La prospettiva comune sul tema, oltre ovviamente alla stigmatizzazione, è sempre e soltanto quella femminile: affrontare a 360 gradi il problema, però, impone un cambio radicale di punto di vista. E dunque, ricerche e interventi diversi. Perché non basta appiccicare all'autore di maltrattamenti, sotto qualsiasi forma essi avvengano, l'etichetta di violento per risolvere la questione e, purtroppo, non è nemmeno sufficiente offrire protezione, ascolto e sostegno alle donne a rischio e a quelle già vittime. L'uomo deve essere necessariamente parte del processo di cambiamento: culturale, si dice, ma non solo. Psicologico, anche. Un percorso che però non può compiere da solo. Ed è qui, in queste insenature, difficili da accettare, che si insinua il progetto di ricerca e intervento per il recupero del soggetto autore di violenza sulle donne ideato dall'associazione "Donna e politiche familiari" con l'apoggio del Dipartimento per le Pari Opportunità e il patrocinio della provincia di Roma, di Solidea e del municipio di Roma - Centro storico. 

Il numero da chiamare è il 338.0760690: operatori esperti risponderanno il lunedì dalle 10.00 alle 13.00 e il mercoledì e il venerdì dalle 16.00 alle 19.00 nel rispetto assoluto della privacy. Possono anche telefonare partner, amici, membri della famiglia e operatori dei servizi.

La mission di "Colpire non è virile" è scommettere sulla capacità degli uomini di mettersi in discussione, di ascoltarsi e di imparare e riconoscere gli inevitabili sintomi di malesseri ad alto rischio di sfociare in forme di maltrattamento. In particolare, in questa prima fase, l'obiettivo è coinvolgere un gruppo di uomini, già connotati come violenti, ma sinceramente interessati e disponibili a rileggere il loro comportamento con altre chiavi di lettura introducendo domande nuove e dunque siggerendo risposte differenti. 

La prima fase del progetto prevede la messa a punto di una linea telefonica che sia anche Osservatorio finalizzata a stabilire una sorta di contatto diretto per situazioni di emergenza in cui il maltrattante, consapevolmente, coglie i segnali della propria sofferenza e trova la forza e il coraggio di chiedere aiuto.

Lo step successivo è quello di sensibilizzare e informare cittadini e operatori per creare un fonte comune, responsabile, contro la violenza sulle donne che già di per se stesso sia un deterrente a comportamenti violenti, una sorta di avviso del genere "noi ci siamo e siamo attenti a quello che succede".

Una volta individuato il gruppo-pilota si potrà dunque procedere con un iter specifico: si tratta di uno snodo determinante per capire come rispondono i soggetti maltrattanti alla proposta di essere aiutati rispetto al problema della violenza nella coppia; per rilevare una sorta di profilo, di identikit, degli uomini "a rischio"; per verificare l'efficacia del trattamento di gruppo rispetto alla riabilitazione del comportamento violento e la permanenza nel tempo della eventuale ristrutturazione cognitiva attraverso un follow-up a 6 sei mesi di distanza dal termine del trattamento; per elaborare una relazione finale in cui si descrivono le modalità di svolgimento del progetto e i risultati descrittivi e di ricerca ottenuti. 

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