Nei monasteri si prega tutto il giorno?

Frati e suore sono sempre impegnati a pregare? Dedicano tempo alla preghiera, ma in tutto quello che fanno cercano di stare vicini a Dio. Ma per un santo la preghiera non è essenziale? Certo, ma non può essere una scusa per fuggire i propri impegni! Ce lo insegnano proprio i santi

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Nei monasteri si prega tutto il giorno?

Chissà perché nell’ immaginario collettivo c’ è l’ idea che i frati e le suore di clausura preghino tutto il tempo, stando soli, chiusi nelle celle, dietro le sbarre, senza fare null’ altro. Ma questo dipende da ciò che i media e l’ opinione comune ti hanno trasmesso e forse anche un po’ da ciò che intendi tu per pregare. Occorre distinguere fra stato di preghiera e momenti di preghiera. Ogni credente può fare della propria vita un’ opera d’ arte di orazione, anche quando dorme, mangia, suda e si diverte. Questo accade quando si cerca di essere vicini a Dio in tutto ciò che si fa. Pregare non vuol dire solo stare in chiesa, in ginocchio sui banchi, a cantare salmi, con le mani giunte. Questi sono momenti necessari per rigenerarsi durante la giornata e ripartire con il piede giusto per affrontare tutti gli impegni con rinnovato vigore. Quindi non vanno trascurati o minimizzati. Ma la vita va vissuta sulla strada, sul lavoro, in famiglia, stando fianco a fianco con la gente.

Com'è scandita la loro giornata?

Non pensare che le suore di clausura siano delle persone dimesse e inattive. Solo perché non possono andare a spasso, non vuol dire che trascorrano una vita passiva. Io ne ho conosciute alcune e ti assicuro che sono delle tipe vispe, gioiose, che sprizzano voglia di vivere. Anche loro come tutti gli esseri umani del mondo hanno bisogno di lavorare per vivere.
Compiono lavori agricoli, come coltivare l’ orto, o gli alberi da frutta; allevano gli animali della fattoria, come le galline, le capre, le api; confezionano oggetti di artigianato con tessuti, filati e materiali vari, ma lavorano anche nel campo dell’ editoria, scrivono, traducono, sanno usare il computer e navigano in internet; organizzano eventi culturali legati al mondo della spiritualità. In fondo il motto dei monaci è «prega e lavora», come diceva san Benedetto da Norcia, quindi dividono il tempo fra queste attività, vigilando sempre perché fra le due ci sia un buon equilibrio.

E come fanno?

Il lavoro non deve occupare tutti gli spazi della giornata, impedendo di pregare, e questa è una sana norma (valida per tutti!), e la preghiera non deve mai assorbire così tanto da distogliere dal lavoro. In pratica, pregare non deve essere una fuga. Ignazio di Loyola, il santo fondatore dei Gesuiti, raccomandava ai suoi giovani studenti di non pregare troppo.

Questa poi!

Ti sembra strano? Lui lo faceva per evitare che qualcuno usasse la preghiera come una scusa per fuggire dallo studio e dagli impegni.

Per un santo la preghiera non è essenziale?

Certo che è essenziale! Senza l’ amicizia di Dio cosa saremmo? «Da chi andremo, Signore?», ha detto un giorno Pietro a Gesù, «tu solo hai parole di vita eterna». Però la preghiera non è uno scaricabarile, non ti toglie la responsabilità di compiere gesti o scelte importanti. Sempre sant’ Ignazio di Loyola diceva: «Prega come se tutto dipendesse da Dio e impegnati come se tutto dipendesse da te». Questo vuol dire che se preghi per un amico che sta attraversando un momento difficile, o per una situazione di conflitto che ha bisogno di sbloccarsi, per quanto perfetta e intensa sia la tua preghiera, devi essere pronto a rimboccarti le maniche e a fare la tua parte.

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