I Giusti, patrimonio dell’ umanità

Il concetto di Giusto è nato con il memoriale di Yad Vashem di Gerusalemme per ricordare i non ebrei che sono andati in soccorso degli ebrei. Una figura che «diventa patrimonio di tutta l’ umanità», spiega Gabriele Nissim, presidente della Onlus che ha portato il Parlamento europeo all’ approvazione della Giornata europea dei Giusti. «Il termine non è più circoscritto alla Shoah, ma diventa un punto di riferimento per ricordare quanti in tutti i genocidi e totalitarismi si sono prodigati per difendere la dignità umana». Oggi si sono svolte iniziative in molte città italiane.

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Il 6 marzo, nella data che ricorda la scomparsa di Moshe Bejski, l’ artefice del Viale dei Giusti di Gerusalemme, viene celebrata la Giornata europea in memoria dei Giusti. Chi sono? Persone che, spinte da un’ etica di responsabilità, hanno lottato contro le persecuzioni e aperto la strada del dialogo e della riconciliazione, anche in contesti storici differenti. Spiega Gabriele Nissim, presidente di Gariwo, onlus che in questi anni ha diffuso le loro storie e che nel 2012 ha portato all’ approvazione della Giornata da parte del Parlamento di Strasburgo: «Il concetto di Giusto, nato con il memoriale di Yad Vashem di Gerusalemme per ricordare i non ebrei che sono andati in soccorso degli ebrei, diventa così patrimonio di tutta l’ umanità. Il termine non è più circoscritto alla Shoah, ma diventa un punto di riferimento per ricordare quanti in tutti i genocidi e totalitarismi si sono prodigati per difendere la dignità umana».

Alla base della legge sui Giusti del Parlamento israeliano del 1953, c’ è quanto affermato nella Bibbia: «Chi salva una vita, salva il mondo intero». Ma questa memoria richiama anche uno degli elementi fondanti della cultura europea: il valore dell’ individuo e della responsabilità personale. Del resto – spiega Nissim – «il concetto trova molte somiglianze nella filosofia stoica antica. Epitteto, ripreso poi da Kant, richiamava gli uomini ad accettare serenamente situazioni non dipendenti dalla volontà, come la malattia o la morte, ma a essere intransigenti nella difesa del loro carattere morale.

Era questa la grande libertà del singolo, che se non poteva modificare il mondo, né cambiare il passato, né prevedere il futuro, poteva sempre e comunque difendere la propria dignità e il prossimo vicino a lui nel suo spazio sovrano e nel tempo presente». Come diceva Socrate, «in mancanza delle parole, faccio vedere cosa sia la giustizia con le mie azioni».

Quest’ anno, la Giornata è stata celebrata in molte città italiane ed europee. Se a Roma si è svolto un convegno alla Camera dei Deputati, a Milano sono stati scoperti, alla presenza del Sindaco, sei nuovi cippi nel “Giardino dei Giusti di tutto il mondo” al Monte Stella; qui, dal 2003, vengono onorate persone che hanno scelto il bene e la responsabilità, interrompendo la catena del male. Tra i Giusti di quest’ anno, i più noti sono Nelson Mandela e Giovanni XXIII. Nei tanti capitoli della vita del “Papa buono”, c’ è anche l’ impegno a favore dei profughi ebrei all’ epoca in cui era Delegato apostolico in Turchia.

I suoi diari e i documenti vaticani riferiscono di contatti costanti con i rabbini e la Jewis Agency, per aiutare migliaia di profughi ebrei a sfuggire alla persecuzione nazista attraverso il corridoio neutrale della Turchia. Roncalli procurava per via diplomatica “certificati di immigrazione”, preziosi lasciapassare per la Palestina e, grazie al suo intervento, una nave carica di bambini ebrei proveniente da Costanza ottenne l’ autorizzazione ad attraversare lo stretto dei Dardanelli e raggiungere un porto sicuro. Nel 1943, scrisse a re Boris di Bulgaria pregandolo di disobbedire a Hitler impedendo la deportazione di migliaia di ebrei nel suo Paese.

Gli altri quattro Giusti commemorati quest’ anno sono i milanesi don Giovanni Barbareschi, Fernanda Wittgens, Giuseppe Sala e la svizzera Beatrice Rohner. Quest’ ultima, tra il 1915 e il 1917, sfruttò la protezione riservata ai diplomatici tedeschi per opporsi al genocidio degli armeni: ottenne un permesso per dirigere un orfanotrofio ad Aleppo, che le permise, a rischio della vita, di salvare molti bambini.

Don Giovanni Barbareschi, invece, si oppose al Fascismo e, insieme ad atri tre sacerdoti, avviò l’ OSCAR (Organizzazione Soccorso Cattolico Antifascisti Ricercati), che svolgeva le prime riunioni al Collegio San Carlo e portava in salvo in Svizzera migliaia di antifascisti, ebrei e prigionieri alleati rimasti dietro le linee.

All’ opera parteciparono alcuni scout clandestini delle “Aquile Randagie”. Nell’ agosto 1944, su invito del cardinale Schuster, don Giovanni andò a benedire le salme dei partigiani fucilati in piazzale Loreto e, cinque giorni dopo, venne arrestato e torturato a San Vittore dai repubblichini e dai nazisti, fino alla liberazione ottenuta dalla Chiesa milanese.

Ripresa l’ attività partigiana in Valcamonica come cappellano con le Fiamme Verdi, venne arrestato di nuovo e finì nel campo di concentramento di Gries (Bz). Durante il trasferimento verso un lager tedesco, riuscì a fuggire e, tornato a Milano, nei giorni successivi al 25 aprile si prodigò affinché gli aguzzini delle SS e i fascisti che avevano torturato e ammazzato senza pietà non subissero linciaggi o giustizia sommaria, ma fossero consegnati agli Alleati per essere regolarmente processati.

Anche Fernanda Wittgens, direttrice dal 1941 della Pinacoteca di Brera a Milano, si oppose al nazifascismo, mettendo al sicuro preziose opere d’ arte dalle depredazioni dei tedeschi; fu poi arrestata per aver messo in salvo alcuni perseguitati e famiglie ebree che neppure conosceva.

Sempre durante il secondo conflitto mondiale, l’ avvocato Giuseppe Sala, prima membro dell’ Azione Cattolica e poi presidente dell’ Opera San Vincenzo, fu chiamato dal cardinale Schuster per avviare un’ opera di soccorso ad antifascisti, soldati alleati in fuga ed ebrei. Nello studio dell’ avvocato, affluivano decine di persone in cerca di aiuto: insieme ai figli, Sala trovava i ricoveri (l’ Istituto Palazzolo allora diretto da Madre Donata, l’ Opera San Francesco dei cappuccini), organizzava le spedizioni in Svizzera, teneva i contatti, la gestione degli elenchi delle persone soccorse e le note spese. Arrestato dalla polizia di sicurezza tedesca, fu rilasciato per interessamento di Schuster dopo una breve detenzione a San Vittore; finita la guerra, fu presidente dei due orfanotrofi Martinitt e Stelline e del Pio Albergo Trivulzio.

Gabriele Nissim, presidente di Gariwo (alle spalle Pisapia e Jarach), al Giardino dei Giusti di Milano.
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