I gesuiti e Sant’ Egidio: «Basta generare odio»

All’ indomani delle tensioni a Roma e a Treviso, il Centro Astalli di Roma (dei gesuiti) e la Comunità di Sant’ Egidio denunciano senza mezzi termini che ogni strumentalizzazione politica e mediatica è da condannare. E fanno notare che la solidarietà verso i profughi, in Italia, è molto più vasta dei piccoli gruppi che seminano xenofobia.

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«L’ accoglienza dei rifugiati a Roma non deve e non può diventare un problema di pubblica sicurezza. I cittadini capitolini hanno dato prova di grande solidarietà in situazioni anche più complesse mostrandosi pronti ad aiutare chi giunge in città perché in fuga da guerre e persecuzioni. Le nostre esperienze di accoglienza a Roma mostrano che una pacifica convivenza tra italiani e rifugiati è possibile e persino generatrice di un arricchimento reciproco in termini di crescita umana e culturale».

Interviene così il Centro Astalli di Roma, dopo i fatti di Casal San Nicola, dove gruppi di residenti e membri del gruppo di estrema destra Casapaound hanno inscenato proteste per l’ arrivo di un gruppo di profughi.

«Nella vicenda di queste ore a Casale San Nicola», aggiunge padre Camillo Ripamonti, presidente Centro Astalli, «ci pare importante ribadire ancora una volta che Roma si trova ad accogliere persone che sono state costrette a lasciare la propria casa a causa di crisi umanitarie, conflitti o regimi dittatoriali. Si tratta mediamente di persone molto giovani e tra di loro tante sono le vittime di tortura. È da condannare ogni forma di strumentalizzazione politica e mediatica sulla pelle dei rifugiati e costruita ad arte per creare pericolose tensioni e inutili allarmismi tra la popolazione».

Il Centro Astalli, nel suo comunicato, invita istituzioni, privati cittadini e tutti gli attori coinvolti ad impegnarsi responsabilmente nell’ accompagnare il cambiamento in modo pacifico e sulla base di un dialogo costruttivo.

Sant'Egidio: "L'allarme sociale è ampiamente ingiustificato"

Sulla vicenda interviene anche la Comunità di Sant’ Egidio: «Di fronte ai recenti, gravi, scontri registrati a Treviso e a Roma», scrive, «originati da chi crede, a torto, di essere davanti ad un’ “invasione” di stranieri, è necessario calmare gli animi e riflettere. Siamo infatti di fronte a proteste che riguardano piccolissimi gruppi di richiedenti asilo (appena un centinaio sia a Treviso che a Roma) ‒ in fuga da Paesi in guerra o dove esistono dittature che non garantiscono i più elementari diritti ‒ che abbiamo il dovere di accogliere in attesa che venga esaminata la loro domanda, così come avviene negli altri Paesi europei».

Senza contare, spiega Sant’ Egidio, che l’ Italia accoglie ancora oggi un numero di rifugiati (poco più di uno ogni mille abitanti) largamente inferiore a quello di Germania (2 ogni 1.000 cittadini), Francia (4 ogni 1.000) e Svezia (14 ogni 1.000). E senza fare confronti con Paesi come il Libano che ne ospita, da solo, un milione e mezzo (su 4 milioni e mezzo di abitanti).

«L’ allarme sociale», continua il documento della Comunità, «alimentato ad arte da gruppi di diversa denominazione, è quindi ampiamente ingiustificato, soprattutto se si pensa al desiderio dei rifugiati di una vita migliore. Invece di far crescere la paura e le incomprensioni bisogna fare emergere la realtà che stanno vivendo tante città italiane, proprio nei quartieri dove sono presenti profughi e transitanti: la crescita della solidarietà ‒ soprattutto in queste ore con l’ emergenza caldo – di tanti italiani che offrono cibo, sostegno e il loro tempo libero a chi ne ha bisogno. L’ accoglienza è molto più larga della protesta anche se fa meno rumore. Ne siamo testimoni diretti là dove, accanto alle stazioni di Roma e Milano e in tante altre città come Catania, le iniziative della Comunità di Sant’ Egidio hanno coinvolto non solo altre associazioni ma anche un rilevante numero di uomini e donne che spontaneamente hanno offerto il loro aiuto».

La Comunità di Sant’ Egidio coglie l’ occasione per rilanciare le sue proposte per evitare nuove morti in mare e gestire il fenomeno degli arrivi in Europa:

- Sponsorship
da aprire o riattivare, a opera di associazioni, Chiese, privati, parenti per i richiedenti asilo: si chiama direttamente dai Paesi di partenza o di transito (si può cominciare con Siria, Iraq, Libano attraversati dalla guerra) evitando i rischiosissimi viaggi della speranza. Lo sponsorship garantirebbe accoglienza e assistenza per il rifugiato, per un periodo determinato

- Humanitarian desk:
accoglienza da parte di alcuni Paesi europei (o da parte dell’ Unione) dei richiedenti asilo già arrivati in alcuni Paesi, come Marocco o Libano. Si tratta di persone che sono già uscite dal loro Stato, hanno già fatto una parte del viaggio, ma eviterebbero comunque l’ ultimo tragitto, quello in mare

- Modifiche agli accordi di Dublino
allargando le maglie che obbligano a chiedere asilo solo ai Paesi di arrivo. Occorre ricordare che molti casi potrebbero essere risolti con i ricongiungimenti familiari

- Visti per motivi umanitari
per chi non è ancora entrato in Europa: è previsto dall’ articolo 25 del regolamento europeo dei visti. Ogni Paese può concederli autonomamente

- Permessi per motivi umanitari,
ai sensi dell’ art. 20 della legge italiana sull’ immigrazione, per coloro che sono già in Italia. È una decisione che può prendere il presidente del Consiglio con un decreto. Dà la possibilità di lavorare. È successo già per alcune nazionalità, come per esempio gli albanesi che oggi sono largamente integrati in Italia (ma anche per ex jugoslavi, tunisini ecc)

- Incremento dei fondi per la cooperazione
in modo da intervenire nei Paesi di origine dei flussi migratori.

Padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli.
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