I cattolici e i paladini del politicamente corretto

Il prefetto non ha firmato l'ordinanza per vietare la preghiera in favore della vita che si terrà sabato 13 giugno come avrebbe voluto il sindaco Pd Merola. La Curia ha ricordato che è in gioco la democrazia e la libertà di opinione.

Pubblicità

Alla fine il prefetto di Bologna Ennio Mario Sodano ha fatto più di un passo indietro e ha deciso di non firmare l’ ordinanza che in concreto avrebbe vietato la manifestazione nazionale indetta dal Comitato No 194 per sabato prossimo 13 giugno davanti all’ Ospedale Maggiore, nella periferia cittadina. Una lunga preghiera, della durata di nove ore, in difesa della vita nascente, che aveva sollevato le proteste del PD bolognese, oltre che dei gruppi femministi e dell’ estrema sinistra, che avevano chiesto provvedimenti ravvisando nella manifestazione «un’ offesa per la sensibilità dei cittadini» oltre che un pericolo per l’ ordine pubblico. Addirittura il sindaco Virginio Merola si era spinto ad annunciare alla stampa la firma imminente da parte del prefetto di un’ ordinanza "ad hoc”, per vietare manifestazioni davanti a luoghi sensibili quali, appunto, ospedali, campi rom, centri di accoglienza per profughi. 

Il Comitato No 194, da parte sua, aveva già anticipato l’ intenzione di ricorrere contro l’ ordinanza, ritenendola incostituzionale, quando è arrivato il dietrofront della prefettura. A quanto si apprende, dalle notizie trapelate in via ufficiosa, il perfetto avrebbe preso atto di un clima tutt’ altro che di condivisione intorno a un simile provvedimento. Proprio domenica scorsa la stessa Curia bolognese ha alzato la sua voce prendendo una posizione netta attraverso le pagine di Bologna Sette, l’ inserto settimanale di Avvenire.

«La questione in gioco, è chiaro, è quella della stessa democrazia», sottolinea l’ articolo , «non si può definire democratica una città che impedisce, con motivi pretestuosi, un'iniziativa pacifica e silenziosa che esprime opinioni legittime». Inoltre «è in gioco il diritto stesso di cittadini cattolici di esprimere le proprie opinioni e di essere presenti nella realtà civile e politica portando avanti, come tutti gli altri cittadini, quelle opinioni». I toni poi si fanno più duri. Si tratta, viene evidenziato in un ulteriore passaggio, di un tentativo di «ricacciare i cattolici dietro la cortina di incenso perché non infastidiscano con le loro parole e le loro azioni spesso scomode i paladini del politicamente corretto». Un tentativo che va respinto con forza.

Loading

Pubblicità