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Grazie Erasmus per aver "cambiato" mio figlio


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Nostro figlio Giacomo, di 22 anni, è tornato da un semestre di Erasmus in Inghilterra. Com’ è cambiato! Più attivo, meno “comodo” in casa. Gli si può parlare senza che subito si innervosisca. Anche con sua sorella minore, che prima sembravano cane e gatto, adesso è più rilassato. Ha fatto gli esami che doveva, con buoni risultati. Prima lo vedevamo perdere tempo spesso, anche se poi gli esami li faceva. In questi sei mesi non abbiamo dovuto litigare per gli orari di rientro e il tempo trascorso alla playstation. Speriamo che duri!

CLAUDIA E RENATO

— Proprio quest’ anno Erasmus compie trent’ anni. Era il 1987 quando i primi studenti universitari europei partivano per un periodo di studio all’ estero. In quell’ anno furono 3.244, a oggi sono in totale più di 5 milioni. L’ idea originaria fu di una pedagogista italiana, Sofia Corradi, detta anche “mamma Erasmus”. Da studente di giurisprudenza, nel 1957 trascorse alcuni mesi di studio negli Stati Uniti, in cui conseguì un prestigioso master, che però non le venne riconosciuto al ritorno in Italia. Da quel momento Sofia sviluppò la sua idea di un periodo di studi all’ estero che avesse valore nel percorso di studi ordinario. Il progetto, dopo anni di sperimentazione, divenne ufficiale il 15 giugno 1987. L’ Italia è al quarto posto tra i Paesi con più studenti in partenza: a oggi 350 mila ragazzi e ragazze italiani sono stati coinvolti, il 10% del totale. E, per contro, in Italia vengono a soggiornare ogni anno 20 mila ragazzi da tutta Europa, accolti dalle nostre università e dalle nostre famiglie. Non si tratta solo di un periodo in cui i ragazzi possono fare nuove amicizie e si confrontano con modi di insegnare e di studiare differenti. Come sottolineano Claudia e Renato, è soprattutto un’ occasione per tanti ragazzi per uscire dalla famiglia e assumere maggiore autonomia. Si attutisce lo sguardo attento, e spesso preoccupato, dei genitori sui figli, i quali a loro volta devono confrontarsi con un tempo a loro disposizione che non è più scandito dai genitori. E con un’ organizzazione concreta della giornata, con i pasti, le pulizie e l’ ordine della camera lasciati alla loro iniziativa. Dopo la prima sensazione di libertà, i ragazzi trovano spesso la loro misura.. La permanenza all’ estero diventa così per molti un’ occasione di sollievo e di abbassamento dei livelli di tensione nelle famiglie. Se oggi uno dei rischi più grandi che corrono i giovani è quello della dipendenza emotiva dai genitori, complici una certa cultura familistica e le difficoltà di emanciparsi anche economicamente, ogni iniziativa che li allontana dalle sicurezze familiari e li espone alla gestione autonoma di spazi e di tempi non può che essere benvenuta.

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