«Dalla famiglia alle istituzioni, la misericordia umanizza il mondo»

Nella prima udienza generale dell'Anno Santo, Francesco spiega ai fedeli perché la Chiesa ha bisogno di un anno sulla misericordia e invita i cristiani ad andare al cuore dell'insegnamento di Gesù.

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Una rosa bianca deposta ai piedi dell’ immagine della Madonna e, alle spalle, sulla facciata di San Pietro, il simbolo del Giubileo. Papa Francesco comincia la prima udienza dopo l’ apertura dell’ Anno Santo con l’ omaggio a Maria Salus populi romani e spiegando che «la Chiesa ha bisogno di questo momento straordinario. Non dico è una cosa buona per la Chiesa, dico che ha bisogno» e quindi «dobbiamo mettere al centro lo specifico della nostra vita cristiana, cioè Gesù Cristo il misericordioso».

Il discorso del Papa tocca dieci punti fondamentali che spiegano il perché di questo anno straordinario. Uno dei motivi di questa convocazione è che «nella nostra epoca di profondi cambiamenti, la Chiesa è chiamata ad offrire il suo contributo peculiare, rendendo visibili i segni della presenza e della vicinanza di Dio».

Inoltre il «Giubileo è un tempo favorevole per tutti noi, perché contemplando la Divina Misericordia, che supera ogni limite umano e risplende sull’ oscurità del peccato, possiamo diventare testimoni più convinti ed efficaci».

Il Papa invita a «volgere lo sguardo a Dio, Padre misericordioso, e ai fratelli bisognosi di misericordia», perché questo è «il contenuto essenziale del Vangelo: Gesù Cristo, la Misericordia fatta carne, che rende visibile ai nostri occhi il grande mistero dell’ Amore trinitario di Dio».

Ancora: «Celebrare un Giubileo della Misericordia equivale a mettere di nuovo al centro della nostra vita personale e delle nostre comunità lo specifico della fede cristiana».

E significa anche «sperimentare nella nostra vita il tocco dolce e soave del perdono di Dio, la sua presenza accanto a noi e la sua vicinanza soprattutto nei momenti di maggiore bisogno».

Un momento privilegiato «perché la Chiesa impari a scegliere unicamente “ciò che a Dio piace di più”. E, che cosa è che “a Dio piace di più”? Perdonare i suoi figli, aver misericordia di loro, affinché anch’ essi possano a loro volta perdonare i fratelli, risplendendo come fiaccole della misericordia di Dio nel mondo». Papa Francesco racconta di quanto scrive Sant’ Ambrogio sulla creazione del mondo e sull’ esclamazione di Dio nel creare l’ uomo e la donna: «Vide che era cosa molto buona». Quel molto, in più rispetto al resto della creazione indica una predilezione di Dio per la sua creatura: «Sant’ Ambrogio spiega che era molto buono perché Dio aveva qualcuno da perdonare».

E questo anno Santo serve proprio come «tempo favorevole per la Chiesa» per imparare «a scegliere “ciò che a Dio piace di più”, senza cedere alla tentazione di pensare che ci sia qualcos’ altro che è più importante o prioritario. Niente è più importante di scegliere “ciò che a Dio piace di più”, la sua misericordia!».

Papa Francesco dice ancora che «la necessaria opera di rinnovamento delle istituzioni e delle strutture della Chiesa è un mezzo che deve condurci a fare l’ esperienza viva e vivificante della misericordia di Dio che, sola, può garantire alla Chiesa di essere quella città posta sopra un monte che non può rimanere nascosta. Se dovessimo, anche solo per un momento, dimenticare che la misericordia è “quello che a Dio piace di più”, ogni nostro sforzo sarebbe vano, perché diventeremmo schiavi delle nostre istituzioni e delle nostre strutture, per quanto rinnovate possano essere».

Ma il Giubileo serve anche per «sentire forte in noi la gioia di essere stati ritrovati da Gesù, che come Buon Pastore è venuto a cercarci perché ci eravamo smarriti”: questo è l’ obiettivo che la Chiesa si pone in questo Anno Santo. Così rafforzeremo in noi la certezza che la misericordia può contribuire realmente all’ edificazione di un mondo più umano. Specialmente in questi nostri tempi, in cui il perdono è un ospite raro negli ambiti della vita umana, il richiamo alla misericordia si fa più urgente, e questo in ogni luogo: nella società, nelle istituzioni, nel lavoro e anche nella famiglia».

E infine, se qualcuno obietta: «"Ma, Padre, la Chiesa, in questo Anno, non dovrebbe fare qualcosa di più? È giusto contemplare la misericordia di Dio, ma ci sono molti bisogni urgenti!”. È vero, c’ è molto da fare, e io per primo non mi stanco di ricordarlo. Però bisogna tenere conto che, alla radice dell’ oblio della misericordia, c’ è sempre l’ amor proprio. Nel mondo, questo prende la forma della ricerca esclusiva dei propri interessi, di piaceri e onori uniti al voler accumulare ricchezze, mentre nella vita dei cristiani si traveste spesso di ipocrisia e di mondanità. I moti dell’ amor proprio, che rendono straniera la misericordia nel mondo, sono talmente tanti e numerosi che spesso non siamo più neppure in grado di riconoscerli come limiti e come peccato. Ecco perché è necessario riconoscere di essere peccatori, per rafforzare in noi la certezza della misericordia divina».

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