Carceri, ospedali, ma anche una tenda: le Porte Sante nel mondo

Ci sono pure ostelli per poveri, oltre ovviamente a Cattedrali e santuari. Domani si aprono le Porte della misericordia nelle 2.989 diocesi sparse nei cinque continenti. Cosa sono e dove si trovano, dalla Siria alla Cambogia, dal Kurdistan alla Cina e alla Corea. Passando per l'Italia.

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Una volta si chiamavano “Porte sante” e bastavano, per contarle, le dita delle mani. Ma dall’ 8 dicembre, da quando cioé papa Francesco ha aperto ufficialmente l’ Anno santo straordinario della misericordia non è più così e contarle diventa un’ ardua impresa. Intanto cambia il nome per volere di Bergoglio. Si chiamano “Porte della misericordia” e girano sui cardini. Perché a Francesco piace una Chiesa che varca la soglia per abbracciare la Grazia e poi torna indietro, per uscire e abbracciare il mondo con misericordia. La contabilità si fa complessa, perché papa Francesco ha deciso che Porte delle misericordia si aprano in tutte le diocesi e che siano i vescovi locali a stabilirne il numero.

Dunque sicuramente una, in realtà molte di più, avendo Bergoglio scritto nella Bolla di indizione che gli “ordinario diocesani potranno disporre l’ apertura di ulteriori Porte della misericordia anche presso Santuari di particolare importanza, specie laddove si riscontri la felice circostanza per cui molti fedeli che li frequentano possano incontrare l’ abbraccio misericordioso del Padre nella confessione”. Le diocesi nel mondo sono 2989, ma si ha ragione di credere che almeno tre Porte della misericordia in media verranno aperte da ciascun vescovo. Alla fine saranno più di diecimila, compresa quella che si apre sotto una tenda nel campo profughi dei cristiani fuggiti davanti all’ Isis ad Erbil, capitale del Kurdistan iracheno. Nel sito vaticano dell’ Anno santo (iubilaeummisericordiae.va) c’ è una mappa mondiale interattiva dove si provvede all’ aggiornamento man mano che le diocesi ne comunicano l’ ubicazione.

E’ la geostatistica del primo Giubileo “glocal” della storia, globale e locale al tempo stesso, rivoluzione pastorale diffusa dell’ Anno Santo, contabilità che si perde tra la foresta amazzonica e l’ Islanda, negli arcipelaghi nel Pacifico, tra Oslo e Città del Capo, Lisbona e Tokyo. Insomma non c’ è bisogno di venire a Roma e anche questa è una rivoluzione.

Ma non è finita qui perché il Papa ne ha combinata un’ altra, al punto da far diventare il calcolo veramente impossibile. Ha deciso che ogni Porta di ogni cella in ogni carcere diventi Porta Santa, Porta della misericordia, e lo sia anche la porta della cappella di ogni prigione. Il vescovo di Padova, monsignor Claudio Cipolla, è stato il primo a prendere in parola il Papa disponendo che la cappella del carcere “Due Palazzi” diventi una delle quattro chiese giubilari della diocesi. Le porte delle celle basta varcarle “rivolgendo il pensiero e la preghiera al Padre”. Solo in Italia ci sono 53 mila 889 detenuti. Pur tenendo conto del sovraffollamento delle carceri si mettono in fila almeno 12 mila celle e quindi altrettante Porte Sante. Un calcolo a livello mondiale non si può davvero realizzare.

Ma papa Francesco ha abituato tutti a vederlo sbaragliare ciò che fin qui era abituale, consueto e anche popolare. Finora la Porta Santa era quella di San Pietro insieme alla altre delle tre basiliche romane: San Giovanni in Laterano, San Paolo fuori le Mura e Santa Maria Maggiore. In assoluto la prima Porta santa della storia è stata quella della basilica di Collemaggio all’ Aquila, dove ogni anno si tiene uno speciale giubileo, la Perdonanza. Nella storia i Papi hanno concesso il privilegio dell’ apertura di porte sante, vacando le quali si ottiene l’ indulgenza plenaria, anche ad altre chiese meta tradizionale di pellegrinaggi come la cattedrale di Santiago di Compostela, la cattedrale di Atri in Lazio e la basilica di Notre-Dame de Quebec in Canada.

Papa Francesco scompiglia tutto, aggiungendo senza nulla togliere alla tradizione, e invitando ogni fedele a interrogarsi sul significato della misericordia e su quello di “santuario”, come luogo sacro per dimensione pastorale non necessariamente per la presenza di oggetti di culto. Così diventa santuario e avrà una Porta Santa anche la chiesa parrocchiale della Sacra famiglia a Gaza, che a varcarla saranno poco meno di duecento fedeli cristiani di un popolo asfissiato dal blocco israeliano. Spiega il parroco di Gaza padre Mario da Silva: «Per noi é impossibile uscire dalla Striscia e varcare le porte della misericordia in Terra Santa. E il patriarca di Gerusalemme Fouad Twal ha aggiunto una porta santa». Le Porte della misericordia in Terra Santa saranno sette, compresa quella della cattedrale di Amman in Giordania e della cattedrale di Nicosia a Cipro: Betlemme alla chiesa di Santa Caterina, alla basilica dell’ Annunciazione a Nazareth, in due chiese di Haifa e alla basilica del Getzemani di Gerusalemme.

Con lo stesso significato di Gaza diventa porta santa quella dell’ Ostello della Caritas di Roma, “santuario” simbolico della carità della capitale, che il Papa apre il 18 dicembre, perché dove i poveri sono accolti si incontra Cristo. In Siria, martoriata dalla guerra, il 13 dicembre viene aperta la prima Porta della misericordia proprio ad Aleppo, città martire, sotto assedio da anni. E’ quella della parrocchia di San Francesco nel quartiere di Aziziyeh, colpita da una granata, che ha sfondato il tetto, ma che resta l’ unica agibile in una città che aveva fino a tre anni fa trenta chiese. In Cambogia la porta santa verrà aperta nel Centro pastorale di Phnom Penh, dedicato a Benedetto XVI, che ospita una mostra sui martiri cambogiani, oltre che al santuario della Madonna del Mekong. Nulla si sa dell’ apertura di una porta santa a Pechino, anche se il 15 novembre il parroco della chiesa della Madonna del Carmelo don Zhang ha distribuito 600 copie della bolla di indizione dell’ anno santo firmata dal papa e ha invitato i fedeli a vivere il Giubileo compiendo gesti di misericordia.

Probabilmente l’ unico Paese al mondo dove non ci sarà ufficialmente aperta una porta santa sarà la Corea del Nord. Il 24 novembre a Seul il cardinale Yeom Soo-jung, che è anche amministratore apostolico di Pyongyang, ha annunciato che ogni giorno durante il Giubileo tutte le parrocchie della Corea del Sud reciteranno la “Preghiera per la pace e la riconciliazione” per la comunità dei cattolici del Nord: «La penisola coreana è una delle regioni del mondo che ha più bisogno di misericordia». In Corea del Nord oggi si tiene che vi siano pochissimi cattolici che vivono la loro fede nel nascondimento, non c’ è alcun sacerdote e nell’ unica chiesa aperta, controllata dal regime attraverso l’ Associazione dei cattolici del Nord, non si celebrano Messe.

Città del Vaticano: pellegrini varcano la Porta Santa a San Pietro. Foto Ansa. In alto: papa Francesco apre la Porta Santa di San Pietro martedì 8 dicembre 2015. Foto Reuters.
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