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Ciao Renzo, quanti viaggi e reportage con papa Wojtyla

È morto a Roma il vaticanista di Famiglia Cristiana che tra 1979 e il 2005 ha raccontato con passione a milioni di nostri lettori la continua evoluzione della Chiesa durante il pontificato di Giovanni Paolo II. Aveva 76 anni ed era di Rovigo. Alla moglie Eletta e alla figlia Leda va il nostro abbraccio affettuoso.


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Quando muore un amico, lascia naturalmente un vuoto enorme. Quando però, come nel caso del nostro Renzo Giacomelli, se ne va un bravissimo giornalista, a condividere questa sensazione di mancanza ci si ritrova in tanti: quei milioni di lettori di Famiglia Cristiana che per anni (dal novembre del 1979, primo impegno da inviato per il giornale a Puebla, in Messico, fino al 2005) hanno vissuto attraverso le sue parole cristalline la continua evoluzione della Chiesa durante il pontificato di Giovanni Paolo II.

 

Venticinque anni di reportage appassionati, sempre al seguito di papa Wojtyla in ognuno dei suoi innumerevoli viaggi apostolici. E sempre in compagnia del fotografo Giancarlo Giuliani, vero artista dell’ immagine così come lui lo era della scrittura nonché amico sincero. Questo quando ancora non imperversavano il web e gli scatti digitali per cui la profondità e la finezza del racconto, arricchite da foto di un’ intensa bellezza, erano la maniera migliore per far sentire unita e partecipe la comunità cristiana in ogni angolo del mondo.

 

Un episodio per tutti. Viaggio apostolico del santo Padre nel 1988 in Sudamerica (dal 7 al 18 maggio: Uruguay, Bolivia, Perù e Paraguay). Messa all’ aperto con una folla oceanica, sullo sfondo l’ aspra bellezza delle Ande. Giovanni Paolo II riceve il saluto e i doni di una pletora di fedeli, più o meno importanti. Dopo i minatori boliviani di Oruro, tocca adesso a una coppia di contadini, vestiti con i coloratissimi abiti locali. Tra le braccia i due recano un’ enorme ciotola di legno con dentro semi, frutta, verdura: i frutti del loro arduo lavoro. Sembrano non avere età, tanto i volti e le mani sono segnati dalla fatica. Nel momento in cui il Papa li sta per congedare, l’ uomo inizia a piangere, silenziosamente ma irrefrenabilmente. La donna gli va dietro. Woytjla li accarezza con gesto paterno e l’ uomo gli sussurra, in spagnolo: “Santità, i nostri doni sono così poveri che ce ne vergognamo”.

 

Appena un bisbiglio, un incrociarsi di sguardi, il calore del conforto cristiano. Giuliani è lì, a pochi passi dal Papa, come sempre. Intuisce l’ attimo fuggente e fotografa quel momento di commozione. Anche Giacomelli è in prima linea, coglie quelle poche sommesse parole (da sincero amante dell’ America Latina parla bene lo spagnolo) e segue la coppia di contadini. Li ferma. Ci parla. Si fa raccontare. Ne venne fuori uno dei pezzi più umani e toccanti della sua lunga carriera d’ inviato e forse la più bella foto di copertina di Famiglia Cristiana di quegli anni. Un’ immagine così forte e vera che l’ allora direttore don Leonardo Zega diede ordine di smontare la bozza di copertina pronta, fece aspettare le rotative di Alba (non era uno scherzo stampare e inviare un milione e mezzo di copie in ogni remoto angolo d’ Italia) pur di offrire ai lettori una testimonianza solo nostra. Un numero memorabile. E di episodi così ce ne sono stati tanti nell’ avventura professionale dell’ inseparabile coppia Giacomelli & Giuliani.

 

Nato il 2 dicembre del 1940 a Rovigo in una povera ma dignitosa famiglia contadina, Renzo si era subito distinto negli studi presso i padri Comboniani. Intelligente, brillante, pieno di curiosità. La passione per il giornalismo e per la Chiesa lo fecero lavorare presto e lo condussero fino a Roma, assunto dal 1969 nella redazione di Radio Vaticana. Dieci anni di buon professionismo che lo fecero notare da Don Zilli, storico direttore di Famiglia Cristiana: il sacerdote, l’ uomo, il giornalista che guidò la nostra rivista alla sua massima espansione.

 

Un vero successo editoriale a cui Giacomelli accettò di collaborare con entusiasmo. Una lunga, fortunata esperienza la sua, prima in qualità d’ inviato e poi come caporedattore. Alla moglie Eletta, sua compagna di vita non solo sul piano affettivo ma anche nei comuni valori, e alla figlia Leda che lo ha reso nonno felice donandogli due nipotini (i “successi” di cui andava più fiero) va il nostro abbraccio affettuoso. Un abbraccio che si fa idealmente enorme, quando immaginiamo che a noi si uniscano quei milioni di affezionati lettori di Famiglia Cristiana per cui lui era ormai più di un bravo giornalista: uno di famiglia. Ciao, caro Renzo.

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