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Usa: mea culpa dei gesuiti, la terra torna ai Sioux

La Compagnia di Gesù ha chiuso la missione di Saint Francis e restituito più di 500 acri (oltre 200 ettari) di terreno alla tribù dei nativi alla quale il Governo americano li aveva tolti alla fine del XIX secolo. Un significativo gesto di riparazione per gli abusi commessi in passato.


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(Foto Reuters)

 

«E' tempo di restituire alla tribù tutti quei pezzi di terra che furono dati alla Chiesa per scopi ecclesiastici. Non metteremo mai più chiese su quelle piccole parti di terra. ma è un'opportunità per rendere la terra che di diritto appartiene al popolo Lakota». Con queste parole il reverendo John Hatcher, presidente della missione gesuita di Saint Francis nel South Dakota, ha annunciato la storica decisione assunta dalla Compagnia di Gesù negli Stati Uniti: chiudere la missione, rinunciare a più 500 acri (oltre 200 ettari) di terreno e restituirli ai legittimi proprietari che ne furono privati, la tribù dei Rosebud Sioux, della popolazione nativa Lakota. 

 

Quella terra - che pertiene alla riserva della tribù Sioux -  venne tolta ai nativi e concessa ai gesuiti alla fine del XIX secolo dal Governo americano, per costruire chiese e cimiteri. Ora, i Sioux possono tornare su quella terra di cui vennero ingiustamente privati. Come ha sottolineato Harold Compton, vicedirettore esecutivo della Tribal Land Enterprises, la società che gestisce il terreno dei Rosebud Sioux, la terra restituita potrebbe essere usata per le coltivazioni agricole e il pascolo, per lo sviluppo della comunità tribale; ma potrebbe anche continuare a essere usata per scopi religiosi.

 

Si tratta di un gesto fortemente simbolico, che si inscrive in una serie di azioni riparatrici già compiute dalla Compagnia di Gesù (alla quale appartiene papa Francesco) negli Stati Uniti nei confronti di altri gruppi minoritari. Di recente, la prestigiosa Georgetown university di Washington, ateneo gesuita, la più antica istituzione universitaria cattolica negli Usa, ha ufficialmente chiesto perdono perché in passato anche i gesuiti furono coinvolti nell'orribile pratica dello schiavismo, facendo compravendita di schiavi. 

 

Lo scorso aprile l'università ha promosso una cerimonia liturgica nel corso della quale il rettore della Georgetown John DeGioia e i vertici della Compagnia di Gesù hanno fatto mea culpa e chiesto perdono per le tremende azioni passate. Alla liturugia erano presenti molti dei discendenti degli schiavi. «Noi non possiamo nascondere questa verità, seppellire questa verità, ignorare questa verità», ha dichiarato DeGioia. «La schiavitù resta il peccato originale della nostra repubblica, un male del quale la nostra università è stata complice». 

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