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Francesco Renga: «Canto l'amore. Il più grande? Per i miei figli»

È un momento d’ oro per il cantante: pubblica un nuovo album con Nek e Pezzali ed è giudice a “The Voice of Italy”. «Ma la gioia più grande sono i miei figli»


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Un momento d’ oro per Francesco Renga. Un album appena uscito nato dall’ esperienza sul palco con Nek e Max Pezzali e il suo ritorno, dopo la partecipazione ad Amici, come coach in un talent a The Voice of Italy.

Come è nato l’ incontro con Nek e Max Pezzali?

«Ci eravamo già incrociati durante il nostro percorso professionale, poi ci siamo ritrovati in studio qualche mese fa perché Max aveva bisogno di chiudere un suo pezzo, Duri da battere. Ci siamo detti: perché non riportare il nostro entusiasmo in un tour? Dopo tanti anni di lavoro si vive una certa routine, e avevamo voglia di divertici».

Che cosa avete in comune?

«Ci siamo accorti che il nostro pubblico si assomiglia, è cresciuto con noi. Racchiude tre generazioni dai quattordicenni ai nonni. E ai concerti cantano tutte le nostre canzoni».

Come è stato tornare a fare parte di un gruppo?

«L’ esperienza della band ho cercato di portarla in tutti i miei album, ho gli stessi musicisti da anni. Con il trio è stato come tornare ragazzi, c’ è un clima bellissimo, una chimica speciale. Il tour è partito quasi due mesi fa e ad aprile ci aspetta la data del 28 all’ Arena di Verona, un posto speciale».

Ci parli del vostro album appena uscito, Nek Max Renga: il disco?

«È la registrazione di un nostro concerto, nato per rivivere l’ esperienza dello spettacolo. Sono le nostre canzoni in coppia o in trio, un regalo che abbiamo fatto a noi stessi e ai nostri fan».

E ora è cominciata l’ avventura a The Voice of Italy...

«Il mio intento è di mettere a disposizione dei giovani talenti la mia esperienza. È fondamentale per chi è agli esordi trovare persone che ti accompagnano. The Voice è solo il punto di partenza e io sento una grossa responsabilità come coach».

E dove sta andando la musica secondo te?

«La prima grande rivoluzione è il Web, per comunicare e fruire la musica. Poi la possibilità di farsi un disco in casa: quando ho iniziato io, era del tutto impensabile».

Tu come hai cominciato?

«Nella cantina del batterista della mia prima band. Avevo 14 anni e ho capito immediatamente che era la cosa che volevo fare. Vorrei capire se anche nei concorrenti di The Voice c’ è questa fame, questa urgenza».

Che cosa ne pensi del rap?

«All’ inizio ho faticato a comprenderlo, ora credo sia il futuro. Dopo il grunge non c’ è stato più nessun movimento, se non il rap, che ha fatto scuola e ha dilagato. Io stesso ho dovuto rivedere il modo di cantare e di scrivere, per esempio ricorrendo a strofe più serrate».

C’ è ancora così tanto talento da scoprire?

«L’ Italia ne è piena, i talent sono solo una vetrina, abbiamo più facilità a entrare in contatto con loro. Cerchiamo il talento speciale. Il talento poi è un’ arma a doppio taglio, va alimentato per farlo crescere, occorre sacricarsi e studiare».

Tu hai sempre cantato l’ amore. Ha così tante sfumature?

«Io credo che non si possa far altro che cantare l’ amore. L’ amore è il sentimento che comprende tutti gli altri, anche la canzone più politica in un certo senso parla d’ amore. L’ amore è tutto, è il motore della nostra esistenza. E anche l’ odio è una faccia dell’ amore».

E l’ amore per i tuoi figli?

«Hanno 12 e 14 anni, sono bellissimi, meravigliosi, sono due tesori. Loro sono stati l’ aspetto più importante della mia esistenza. Diventare padre mi ha fatto diventare grande. Essere genitore cambia la prospettiva della tua vita, i tuoi figli ti guardano, ti giudicano, ti prendono a esempio. Io credo che non si possa insegnare nulla ma limitarsi a dare l’ esempio. Non smetterò mai di ringraziare per loro. È difficile il mestiere di genitori, ma penso che sia io sia la loro mamma abbiamo fatto un buon lavoro. Con Jolanda, la maggiore, ci sono dei momenti di attrito, l’ adolescenza è un momento critico. L’ importante è mantenere un canale di comunicazione, stare loro vicini senza essere ossessivi, lasciarli fare degli errori, perché per crescere bisogna anche sbagliare».

Vogliono seguire le tue orme?

«Spiavo Jolanda cantare sotto la doccia, e poi quando ho letto un suo tema di fantasia che raccontava la storia di una ragazza che voleva cantare, ho capito che in lei era nato un desiderio e ne abbiamo parlato. Così adesso prende lezioni di pianoforte e di canto dal mio vocal coach. E io non farò altro che accompagnarla in ogni scelta che farà».

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