Francesco: tutti a Rio

Il Papa nell'ultimo Angelus prima di partire per la Gmg in Brasile: sarà la settimana dei giovani. E poi: la fede senza le opere è sterile.

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Alla fine dell'Angelus di domenica 21 luglio Papa Francesco dice alla sua maniera: "Vedo laggiù due grandi cartelli che dicono buon viaggio. Grazie".  La piazza sa che il Papa è in partenza. E il Papa sa che ci si attende da lui una parola anche su questo. E allora chiede: "Ci sono  giovani in questa piazza? Si? A voi chiedo di accompagnare con spirito di preghiera il viaggio che inizia domani".

Ha già la mente a Rio de Janeiro Papa Bergoglio. Alla Gmg, la Giornata mondiale della Gioventù, che in Brasile ragrupperà fino a domenica prossima 2 milioni di ragazzi provenienti da 180 Paesi. Il Pontefice arriverà martedì e tutto è pronto per accoglierlo, perfino le statue di sabbia  a grandezza naturale sul litorale di Copacabana.

Ma a Francesco non basta che tutto si riduca a un viaggio, per quanto importante, per quanto il primo all'estero e nel suo continente. Cerca, vuole dare un altro messaggio: sarà una settimana che riguarderà anche chi resta. "La  domanda che tutti i giovani si faranno lì e qui è la stessa - dice - Signore, cosa devo fare della mia vita? Qual è la strada giusta per me?". Non ci sono distanze per una tale questione, cuore della fede. E dunque nella mente del Pontefice l'evento di Rio si trasforma in una settimana globale che coinvolge tutti i giovani in ricerca, non solo in Brasile, ma nel mondo intero.

L'Angelus di Bergoglio aveva avuto per tema la fede e le opere, l'episodio di Marta e Maria, la contemplazione e l'azione. Commentando il brano evangelico di Luca 10, 38-42 il Papa ha usato parole chiare: "Le opere - ha detto - non siano mai distaccate dall'annuncio e dalla preghiera. Preghiera e azione siano sempre unite". Chiarendo poi in modo ancor più netto: "Una preghiera che non porta verso un'azione concreta a favore del fratello malato è sterile  e incompleta". Ma l'equilibrio tra fede e opere è sottile, complesso, sempre a rischio. "D'altra parte - ha aggiunto - anche nel servizio ecclesiale quando si è attenti solo al fare, solo alle strutture e non ci si riserva il tempo per la preghiera,  ci si riduce a servire se stessi e non Dio nel fratello bisognoso". La giusta sintesi? Il motto di san Benedetto, ora et labora, prega e lavora, che secondo Bergoglio è l'esergo di una vita cristiana.

Poi, dal balcone, il solito Buon pranzo. E da domani il via al viaggio in Brasile.

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