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Firenze: "Idy è vivo tra noi"

La manfestazione di dolore per le vie del centro in ricordo del senegalese ucciso da un folle. "E' diventato un simbolo di solidarietà e di pace"


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“Idy è ciascuno di noi. Idy è vivo”, gridava la folla in lingua wolof (la lingua senegalese) e italiana e quel “ciascuno di noi” era un fiume umano, difficile da quantificare, ma sicuramente non meno di quindicimila, forse ventimila persone. Tanti anziani, giovani bambini partecipano alla manifestazione. Un uomo anziano, con il bastone, segue a passi lenti il corteo. “E’ doveroso camminare con queste persone oggi”, dice con un sorriso quasi malinconico.

Riesco a individuare nella folla  la bimba che il giorno della preghiera per Idy Diene si era inginocchiata sul ponte Vespucci, davanti all’ immagine di quell’ uomo mite appesa al ponte nel luogo dell’ omicidio, incredula e triste. Oggi, invece, sorride, mi riconosce e ci abbracciamo.

Sì, perché oggi è un giorno diverso. Un’ occasione per sentirsi uniti contro ogni forma di violenza, ogni forma di razzismo. Oggi Idy è vivo tra questa gente e con lui la speranza in una umanità vera, libera di ogni forma di pregiudizio e proprio per questo si mette in cammino, da piazza Santa Maria Novella verso il luogo dell’ omicidio, passando oltre, intorno e tirando avanti verso la Basilica di Santa Maria Novella, punto di partenza e di ritorno, a due passi della stazione centrale di Firenze, nel cuore della città.

A fianco dell’ Arno c’ è un fiume umano, variopinto, fraterno, solidale. Idy finalmente vive. La folla, nelle sue diverse sfumature di etnie e lingue, si sente cittadina di una sola città, senza divisioni e senza odio. Così, come dovrebbe essere sempre.

L’ Imam di Firenze, Ezzeddine, guida la preghiera rivolta a tutti. Al corteo partecipa anche il sindaco di Firenze, Dario Nardella. Ha indetto lutto cittadino il giorno del funerale di Idy. Anche il Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, cammina abbracciato alla sua gente di Firenze, per nascita o per “adozione”. Al corteo partecipa anche la famiglia di Idy, in silenzio.

Idy, l’ uomo della pioggia, l’ uomo che vendeva ombrelli quando il cielo su Firenze si faceva grigio, oggi avrebbe potuto vendere tanti dei suoi ombrelli perché il cielo è cupo, minaccioso, ma la pioggia non scende se non negli occhi di molti dei partecipanti alla manifestazione, emozionati.

Perché quell’ uomo semplice, quasi impercettibile, oggi è il simbolo della solidarietà e della voglia di bene e di pace a Firenze.

La comunità senegalese, dopo la manifestazione di dolore nel giorno dell’ omicidio di Idy Diene, aveva scritto alla cittadinanza una lettera di scusa, una richiesta di perdono per le quattro fioriere rotte come segno di disaggio e di disperazione, con l’ impegno di rimettere tutto al suo posto.

Un uomo senegalese, altissimo, con addosso un giubbotto salva gente, come quelli che usano i profughi salvati nel Mediterraneo,  spalanca le braccia in mezzo al corteo e resta lì, fermo, come se volesse abbracciare quel fiume umano che costeggia l’ Arno. Scattano i   flash delle macchine fotografiche dei giornalisti e dei turisti su di lui, ma all’ improvviso una ragazza con addosso la bandiera della pace coglie quell’ abbraccio e gli va incontro,  si abbracciano, poi lei si emoziona e piange. Anche lui si emoziona.

L’ uomo della pioggia questa volta bagna la città di luce e di lacrime.

Oggi, non solo Idy è vivo, ma anche ciascuno di noi, perché, come dicevano in coro: Idy è ciascuno di noi e, almeno oggi, ciascuno di noi è Idy!

                                                                                                 

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L'abbraccio tra un senegalese e una ragazza durante la manifestazione in ricordo di Idy.
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