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Quei figli di nessuno che lottano per sopravvivere

Allo Spazio No'hma Teresa Pomodoro è in scena lo spettacolo di Martin Ilunga Chishimba, nato in Zambia e arrivato in Italia nel 2008. Gli attori sono stati salvati dalla strada grazie al teatro


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BROODS OF ANY - FIGLI DI NESSUNO ALLO SPAZIO NO'HMA TERESA POMODORO

Ragazzi di strada che vivono di espedienti, tra sporcizia, malattie e il dilagare dell’ HIV, raccontano le loro drammatiche storie, grazie a Broods of any (Figli di nessuno), nuovo spettacolo, da autore e regista, di Martin Ilunga Chishimba, nato in Zambia e arrivato in Italia nel 2008.

Martin, primo attore africano a essere selezionato da Luca Ronconi nella scuola del Piccolo Teatro di Milano, si esibisce poi in Lehman Trilogy di Stefano Massini, ultima regia di Ronconi, in La tragedia del vendicatore di Thomas Middleton, e, a Roma, in Il nemico del popolo di Ibsen con Massimo Popolizio. Interpreta anche i suoi monologhi Kokoriko - il canto del gallo in zambiano - e Colpa di Caino, un confronto tra Europa e Africa ed ora, come autore, descrive, con realismo, la quotidianità dei ragazzini che sopravvivono senza famiglia nei paesi africani.

Broods fa parte della X edizione del “Premio Internazionale ‘Teatro Nudo’ di Teresa Pomodoro”, ideato per valorizzare nuove drammaturgie di autori provenienti da paesi disagiati e dedicato in questa stagione all’ Africa, e debutta a Milano, allo Spazio Teatro No’ hma, diretto da Livia Pomodoro, da quando è mancata, nel 2008, la sorella Teresa, attrice e drammaturga.

Nello spettacolo si susseguono rapidamente alcune scene per caratterizzare i personaggi, indicati come “ragazzo uno”, “ragazzo due”, per sottolinearne l’ anonimato poiché loro non hanno più una famiglia e neppure un nome o non ricordano l’ età. Con una immensa energia ed una notevole espressività, i giovani attori interagiscono o recitano singolarmente, mentre danno voce alle loro vite quotidiane, tese alla ricerca del cibo o di un lavoro o di una donna da amare. Utilizzano soprattutto la fisicità sia quando lottano tra loro, sia semplicemente quando parlano per esprimere i sentimenti che provano, quasi mimandoli per renderli estremamente espressivi e coinvolgono il pubblico, apparendo comprensibili anche se recitano in inglese e nelle lingue africane d’ origine, con sottotitoli in italiano.

Attraverso i dialoghi e le azioni ricostruiscono infatti “una routine di sopravvivenza”: bevono acqua sporca, si cibano di spazzatura, annusano colla per stordirsi e non sentire i morsi della fame, dormono in scatole di cartone, coprendosi con la carta o in macchine arrugginite, rubano e chiedono l’ elemosina con la triste consapevolezza che tornare a una vita normale è impossibile.

Infatti non ricordano neppure di avere avuto dei genitori ed è come se fossero invecchiati precocemente per il dolore e le privazioni a cui sono sottoposti. Con nostalgia, un ragazzo ripensa alla nonna, una donna forte che non si lamentava mai della fatica, morta quattro anni prima, l’ unica persona che si era presa cura di lui, poiché il padre era morto durante la guerra civile e la madre dopo aver contratto l’ HIV. Inoltre, persa anche la nonna, egli non ha più potuto andare a scuola, e ora rimpiange quel tempo della sua vita.

Emergono anche orgoglio e dignità dei broods quando un quattordicenne rifiuta il cibo che gli viene donato, perché vuole procurarselo lavorando, anche se sa che non avrà mai un’ adolescenza come gli altri, fatta di “cose da ragazzini” . Una ragazza racconta in modo toccante un passato di violenza sessuale, fin da quando era dodicenne.

L’ autore, Martin, sente, infatti, il dovere civile del teatro di denunciare come oggi anche in Africa sia dilagato l’ individualismo: «prima del colonialismo le tribù africane erano unite e avevano una cultura comune, basata sulla famiglia allargata – spiega - cioè mio figlio e il figlio di mia sorella erano tutti come miei figli e, se i genitori venivano a mancare, si diventava una sola famiglia; mentre ora si è perso il valore della famiglia e i bambini orfani vengono abbandonati a loro stessi.»

Gli attori protagonisti di Boods sono ragazzi allontanati dalla strada, proprio grazie al teatro e all’ associazione Twangale ideata da Martin per insegnare loro il mestiere del teatro. Nello spettacolo emerge che i ragazzi sono solidali fra loro e si aiutano a vicenda incoraggiandosi: infatti, al di là della loro diversa cultura, espressa attraverso le differenti lingue africane, è proprio la solidarietà l’ elemento fondamentale positivo nelle loro difficili vite. Così infatti, nel finale, accennano “tanti auguri” come regalo per il compleanno di uno di loro ed emozionano gli spettatori, cantando tutti insieme in proscenio, l’ amore per il loro paese d’ origine che rappresenta la loro famiglia: “Il mio Zambia, mia sorella, mio fratello, madre e padre, nonno e nonna.” 

BROODS AF ANY - FIGLI DI NESSUNO: LE INFORMAZIONI

BROODS OF ANY – FIGLI DI NESSUNO

di Martin Chishimba anche regista. Assistente alla regia Malama Ngosa. Con Joseph Chiyaka, Jackson Malasha, Natasha Mumba Munaretto, Olivia Phiri, Chali Mubanga, Frank Chibungu, Charles Chola, Chanda Pule. Mercoledì 13 e giovedì 14 marzo 2019 ore 21, Spazio Teatro No’ hma Teresa Pomodoro diretto da Livia Pomodoro, Via Andrea Orcagna 2, 20131 Milano. Ingresso gratuito fino ad esaurimento dei posti, richiesta la prenotazione, tel. 0245485085/0226688369 o collegandosi al sito www.nohma.org

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