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Dalla Cina all'Egitto, i film che abbattono barriere e pregiudizi

Alla ventinovesima edizione del Festival del cinema africano, d'Asia e America latina sono stati premiati il lungometraggio "Baby" e il cortometraggio "Brotherhood". La cerimonia di chiusura è stata affidata al commovente "Yomeddine" di Abu Bakr Shawky: il viaggio di un egiziano affetto dalla lebbra per ritornare alle sue radici e riaffermare la sua dignità di uomo.


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(Nella foto sopra: il film "Yomeddine" di Abu Bakr Shawky)

La Cina al tempo della politica del figlio unico e la tragedia abbandono dei bambini disabili. Baby, il toccante film del regista cinese Liu Jie, interpretato da Yang Mi, si è aggiudicato il Premio Comune di Milano al Miglior Lungometraggio “Finestre sul Mondo” del Festival del cinema africano, d'Asia e America latina (Fescaaal). A Brotherhood  (fratellanza), di Meryam Joobeur, è andato il premio come Miglior cortometraggio africano. Nella Tunisia rurale dei pastori, il ritorno a casa del giovane Malik, ex combattente dell'Isis, con Reem, la moglie siriana completamente coperta dal velo, genera un drammatico scontro tra figlio e padre, mentre rinsalda il legame tra Malik e i suoi fratelli minori. «Faccio cinema perché mi permette di oltrepassare le barriere», ha commentato la giovane regista e scrittrice tunisino-americana.  

Rompere le barriere culturali e sociali, superare stereotipi e preconcetti attraverso la conoscenza dell'altro e il confronto senza paure, educare alla promozione dei diritti umani: sono questi gli obiettivi che, da ventinove anni, guidano la rassegna cinematografica milanese, promossa dal Coe, Centro orientamento educativo, associazione che quest'anno compie sessant'anni. 

Un impegno ribadito anche dall'ottima scelta del film proiettato alla cerimonia di chiusura del festival, il 30 marzo: Yomeddine (Il giorno del giudizio), del regista metà egiziano metà austriaco Abu Bakr Shawky, è il racconto intenso e commovente del viaggio attraverso l'Egitto di Beshay, un uomo affetto dalla lebbra fin da bambino, deformato dalla malattia, che dopo la morte della moglie lascia la colonia per i lebbrosi dove è vissuto per anni e si mette in cammino attraverso l'Egitto, con un carretto trainato da un asino, per raggiungere il suo villaggio natale. Ad accompagnarlo è il suo piccolo amico Obama, un bambino di dieci anni, orfano, l'unico capace di volergli bene guardandolo con il cuore, oltre le cicatrici che gli hanno devastato il viso e il corpo. Il viaggio di Beshay è il cammino di un uomo ai margini della società egiziana, reietto, discriminato da tutti, che, mentre è alla ricerca delle proprie radici, ritrova sé stesso, riaffermando la sua piena dignità di essere umano, a dispetto dell'ingiustizia del mondo.

In sette giorni di programmazione (dal 25 al 31 marzo), la rassegna - l'unica in Italia focalizzata interamente sul cinema di Africa, Asia e America latina - ha presentato 60 film – selezionati su 700 film visionati –, tra i quali 22 in prima visione italiana, 1 prima europea, 2 prime internazionali e 3 prime mondiali. Fra i vari premi assegnati, quello al Miglior film della sezione Extr’ Adedicato ai titoli italiani girati nei tre continenti o ai film che trattano le tematiche dell’ immigrazione in Italia: il riconoscimento è andato a La gita di Salvatore Allocca.

Quest'anno, inoltre, il Fescaaal ha portato una bella novità: la prima edizione del Mi-World young film festival, l'unica rassegna di cinema per ragazzi in Italia dedicata alla conoscenza delle cinematografie dei tre continenti e all'educazione interculturale. Il festival è stato promosso in collaborazione con la Fondazione Ismu e ha coinvolto duemila studenti e 250 docenti.

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