Fede, una luce nella notte

Dal 2005, ogni terzo sabato del mese, la Chiesa di Sant'Eustorgio nel cuore della movida milanese, apre le soglie di sera per incontrare i giovani.

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Ogni terzo sabato del mese da quando è morto Giovanni Paolo II la chiesa di Sant’ Eustorgio a Milano apre i battenti e accoglie i ragazzi che desiderano vivere diversamente la notte. Un’ occasione di raccoglimento per chi crede e per avvicinare chi non frequenta. Una forma di evangelizzazione di strada, Luce nella notte, che si è spinta fino alle Colonne di San Lorenzo, luogo per antonomasia deputato alla movida, con la Festa della fede. A don Maurizio Tremolada, responsabile del Servizio Giovani della diocesi, abbiamo chiesto che senso ha parlare di Dio nelle vie del divertimento.


«Di varcare alcune soglie per incontrare giovani che, magari, non incontriamo nei cammini ordinari. Ci sono due linee guida: quella della festa perché un giovane pensando alla chiesa pensa a divieti e insegnamenti mentre vivere la fede è bello e festoso appunto. La fede rende piena la vita. L’ altra è di provare a portare ai giovani Gesù, Luce nella notte. Nelle serate, infatti, c’ è chi resta in chiesa a pregare, chi aspetta altri giovani sulla soglia e chi esce per invitare i coetanei ad entrare».

- Un’ alternativa alla movida?

«No, è un’ occasione per incontrare giovani autentici. I ragazzi trovano nella notte la propria peculiarità. Incontrarli nel luogo e nel tempo che sentono come loro, con gli eccessi della trasgressione ma anche con il lato positivo di sentirsi veramente protagonisti, è il modo migliore per fargli una proposta e farsi stupire. Per esempio, fermandosi a pregare».

Come ha visto cambiare i ragazzi in questi anni?

«Li vedo disorientati nelle scelte di vita, “tom tom” senza meta inserita: sanno perfettamente dove sono ma faticano a sapere dove andare. La positività, però, è che cercano la meta meno nella logica del vagabondaggio e più con quella del pellegrinaggio. L’ altro elemento è una maggior frammentarietà della vita in una società complessa. I giovani consumano esperienze e relazioni ma non riescono a rileggerle in un modo unitario. Questo è il senso ultimo della nostra proposta - provocazione, provare a metterci nella loro “movida” che è anche esistenziale e dirgli: fermatevi e contemplate il Signore per trovare una direzione».

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