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«Entri chi ha il cuore in tempesta seppur in pantaloncini». Il decalogo di don Ciro Miele

Sono i dieci motivi per cui non farsi frenare dall’ entrare in Chiesa secondo don Ciro, parroco di San Maria delle Grazie a Lucera in provincia di Foggia, e lui li ha esposti fuori dalla sua chiesa. Sovvertendo in qualche misura le regole classiche o, come lui afferma, ribadendole ma senza escludere nessuno. «Perché il vero Tempio siamo noi»


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«Entri chi ha il cuore in tempesta seppur in pantaloncini», «entri chi ne sente il bisogno seppure ha le spalle scoperte». E ancora, «è vero che il suono del cellulare disturba e distrae, ma è peggio se resti fuori per non spegnerlo o renderlo silenzioso». Sono questi alcuni dei punti del decalogo che don Ciro Miele, 49 anni, parroco dal 2009 di San maria delle Grazie a Lucera in provincia di Foggia ha esposto fuori dalla sua Chiesa attirandosi, per altro, anche non poche critiche.

«C’ è chi ha invocato persino la sospensione» ci ha detto l’ istrionico religioso raggiunto al cellulare nel piccolo paese pugliese. Lui che, in realtà, con una sottile ironia, ribadisce le regole del buon senso e della buona educazione ma le provoca a favore di chi per mille motivi, anche ben più importanti, si sente escluso dalla comunità. Se arriva a scrivere: «non temete se siete stanchi di sdraiarvi un attimo e trovare ristoro “nella Casa del Signore”».

Ma don Ciro, discepolo di don Tonino Bello, a queste cose è ormai avvezzo. «Il decalogo l’ ho trovato e adattato al mio stile perché mi piaceva. Credo che vada proposta una religione diversa da quella dei “divieti” che mostra un Dio che non è quello di Gesù. Il Signore ama te, non come ti vesti. Ovviamente con il dovuto rispetto». Per esempio, infatti, in Chiesa c’ è un cane fedelissimo fedele che non salta una celebrazione. «Che fastidio dà? Perché dovrei cacciarlo? Questo non vuol dire che la Chiesa sia un luogo di bivacco». Linea sostenuta dal suo Vescovo di riferimento «e da questo Papa» aggiunge don Ciro. «Respiro a pieni polmoni l’ aria della Chiesa di Francesco».

Atteggiamento non propriamente condiviso dall’ intera comunità di 8.000 anime circa che guida. Ma dalla maggioranza che gli vuole bene. «Io mi chiedo sempre: è bello entrare in una Chiesa Ma è bello entrare in una chiesa piena di divieti? Uno si sente escluso. E allora i segni sono importanti. Qual è il criterio per cui se uno ha i pantaloncini e non può entrare. Il vero tempio siamo noi. E poi domando alla mia gente: ma perché allora non ci indigniamo allo stesso modo per gli uomini, donne bambini che muoiono nel Mediterraneo? Eppure loro sono il tempio di Dio fatto carne».

È un fiume in piena don Ciro che preso dalla passione torna al suo maestro: «Don Tonino diceva sempre: “c’ è tanto sacro e poca santità”. Io dico alla mia comunità. Ma se stiamo pregando e uno passa e ci saluta, che facciamo, non rispondiamo? E perché? Dov’ è il Dio umano che insegna a essere umani? Quanto più siamo umani quanto più scopriremo il divino che è in noi».  

Lui che ogni anno organizza il pranzo coi poveri dopo Natale e invita anche i musulmani. «Ho amici non credenti che mandano i soldi per sostenere il pranzo perché non vogliono diventare cristiani ma vogliono aiutare e io sono felice anche perché alla fine della vita saremo misurati su cose umane: “avevo fame e voi mi avete sfamato”. Questo è il Regno di Dio».

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