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Elisa Sednaoui: «Non faccio nulla a tempo pieno. Solo la mamma»

Modella e attrice, farà gli onori di casa al lido. Ma non pensa solo alla carriera: ha creato una fondazione per i bimbi egiziani. E più di tutto, ama stare con il suo jack


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Conquisterà Venezia. Elisa Sednaoui è la madrina della 72° Mostra del cinema: farà gli onori di casa al galà di apertura e la sera dell’ annuncio del Leone d’ oro. E tutti ne scopriranno non solo la raffinata, esotica bellezza, ma anche la bravura.

Perché, in pochi anni, la ragazza ne ha fatta di strada. Dopo il diploma in lingue preso a Bra (la madre è piemontese mentre il papà è un architetto franco-egiziano) ha iniziato a lavorare come testimonial per le griffe di moda. È diventata la musa di Karl Lagerfeld conquistando le vetrine delle boutique più famose, a partire da quelle di Cannes.

Non solo per questo però è di casa nel mondo del cinema. Dopo l’ esordio nel 2010 con Indigène d’ Eurasie, del regista lituano Sharunas Bartas, ha recitato in altri cinque film: ultimo la commedia Soap opera di Alessandro Genovesi, che ha aperto l’ anno scorso il Festival di Roma. Insomma, è una che sa come muoversi sotto i riflettori. Eppure, si dice emozionata.

«Non mi aspettavo la chiamata al Lido. Non ci ho creduto fino all’ annuncio ufficiale», confessa al telefono dalla casa di Londra, appena rientrata dalle vacanze in Puglia con il marito Alexandre Dellal e il figlio di due anni, Jack. «Venezia è il coronamento di un percorso. Fare la madrina alla Mostra del cinema è un onore e una responsabilità, ma non ho paura. Ho solo voglia di far bene. Ce la metterò tutta».

Ora che è stata promossa in serie A, cosa rappresenta per lei il cinema: solo un’ opportunità o il mestiere del futuro?

«Uno strumento che mi permette di conoscermi e di esprimermi meglio. Del fare l’ attrice mi piace la preparazione al ruolo, quando si combina il corpo con pensieri e sentimenti di un personaggio. È con curiosità che esploro me stessa».

Non ama solo stare davanti alla cinepresa, ma anche dietro.

«Vero, ho fatto un documentario ma non è ancora pronto. L’ ho girato con un’ amica tra la gente di Luxor, in Egitto, dove sono le radici della mia famiglia. Abbiamo preso la telecamera e, senza saper bene cosa facessimo, siamo andate in giro a filmare il dopo Mubarak. Non basta però la caduta di un regime perché la gente riconquisti la libertà d’ espressione».

Infanzia tra Egitto e Italia, mamma giornalista di moda, un padrino di battesimo come lo shoe-designer Christian Louboutin (il “calzolaio” delle dive). In più, lei parla sei lingue.

Fare la modella è stata una naturale conseguenza?

«No. Louboutin è una persona meravigliosa, ma è solo un amico dei miei da tanto tempo. Mia madre Anna oggi è la mia manager perché nessuno mi conosce meglio di lei e sa starmi accanto. Ho avuto la fortuna di conoscere gente che mi ha orientata, ma la gavetta è stata dura. Quando inizi a lavorare molto giovane, non hai tempo per capire chi sei. Sei fragile, in balia dei commenti altrui sul chilo in più o in meno. Possono farti molto male. Corro da quando avevo quattordici anni. Ora che ho un marito e un bimbo voglio respirare, godermi la vita».

In effetti, a 27 anni è sposata e ha già un figlio. Situazione anomala per una modella in carriera.

 «Ho cominciato a lavorare al liceo. Preso il diploma, ho dovuto scegliere: o l’ università, barcamenandomi tra i lavoretti, o far sul serio la modella. La moda per me non è mai stata uno scopo, ma un mezzo. Neppure l’ attrice farei a tempo pieno. Quando Jack aveva due mesi mi hanno offerto un ruolo drammatico molto appetibile: ho rinunciato. Non mi andava di recitare la depressa proprio quando provavo tutta quella gioia».

Elisa, cos’ è per lei il matrimonio?

«Fare squadra, prendere decisioni insieme. Una promessa importante che speri duri tutta la vita. Bisogna lavorarci su».

Che tipo di madre è? Le violenze del mondo di oggi le fanno paura se pensa al futuro di suo figlio?

«Non sono apprensiva. Lascio che Jack faccia esperienza pure a costo di qualche capitombolo. Mentre parliamo, lo vedo al di là della vetrata che gioca in giardino. Certo, le notizie sono drammatiche. Però io resto un’ ottimista del cuore».

Il maschilismo è una brutta malattia. È d’ accordo con chi dice che è la madre che può far crescere un uomo migliore?

 «Il maschilismo imperversa ancora per tanti motivi. Ciò che si respira in famiglia conta. Credo che un futuro migliore dipenda molto da noi donne. E dall’ educazione».

È per questo che ha creato una fondazione?

«L’ idea della “Elisa Sednaoui Foundation” è nata mentre ero incinta. Un figlio cambia la prospettiva. Osservare la realtà attraverso gli occhi di un bimbo ti dà altre priorità».

Come opera la fondazione?

 «Finora ho usato soldi miei. Spero che arrivino sponsor per fare di più. Si tratta di una organizzazione non profit che mira a integrare la formazione culturale dei bambini egiziani delle zone rurali più povere. Non ci sostituiamo alla scuola: nel pomeriggio offriamo corsi per attività creative come disegno, pittura, musica. Più l’ apprendimento dell’ inglese. Sarei stata già contenta se al primo workshop, a Luxor, avesse partecipato una dozzina di ragazzini: alla fine erano centocinquanta! Si erano passati la voce. Ora, stiamo formando educatori sul posto. In prospettiva, vorrei fare lo stesso in Italia».

Oggi l’ estremismo religioso inasprisce le condizioni di vita nei paesi islamici. Qual è il suo rapporto con la fede?

 «Sono cristiana. Per ragioni familiari resto però curiosa verso le altre religioni. Di papa Francesco mi piace l’ apertura. E con Jack, ogni sera diciamo grazie per la giornata a chi è Lassù».

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