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E il cinema italiano per adesso delude

Un primo bilancio della 73a Mostra di Venezia: la competizione è di modesto livello, come i due film italiani visti sinora in concorso. "Spira mirabilis" è un documentario arcano dal quale il pubblico si terrà alla larga. E "Piuma" (nella foto) e una commediola che più leggera non si può. Speriamo nell’ ultimo titolo in gara, "Questi giorni", di Giuseppe Piccioni: pochi sanno raccontare le piccole cose come lui.


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Tra proiezioni di gala, eventi, conferenze stampa, interviste, si corre il rischio di dimenticare il concorso. Perché una gara per il Leone d’ oro della 73° Mostra del cinema si sta svolgendo anche se poco se ne parla. Colpa del modesto livello, finora, della competizione. Tanto che sibilano critiche non proprio benevole nei confronti del selezionatore Alberto Barbera, reo di aver messo insieme un cartellone che pare un minestrone con ingredienti che fanno a cazzotti tra loro. L’ esempio palese è fornito, purtroppo, proprio dai due film italiani visti finora in competizione. Due estremi, entrambi però deludenti.

Spira mirabilis
, filmato a quattro mani da Massimo D’ Anolfi e Martina Parenti, è un documentario arcano. C’ è chi si è azzardato a definirlo video-arte. Qualcun altro, magari critico non di primo pelo, a un certo punto della proiezione si è alzato e se n’ è andato. Il titolo fa riferimento alla formula logaritmica definita dal matematico Bernoulli, una spirale meravigliosa il cui raggio cresce ruotando e la cui curva si avvolge attorno al polo senza raggiungerlo mai. Un simbolo di infinito, di perfezione che nelle intenzioni degli autori ben rappresenta lo sforzo degli uomini migliori di lasciare un segno di sé attraverso la cura dell’ operosità quotidiana. Il tutto declinato secondo i quattro elementi fondamentali.

L’ acqua: uno scienziato giapponese studia la Turritopsis, minuscola medusa che al momento di perire riesce in una mutazione che la rigenera. La terra: le statue del Duomo di Milano che sono continuamente curate dai restauratori per resistere all’ erosione del tempo e degli agenti atmosferici. L’ aria: una coppia di musicisti svizzeri ha inventato tamburi di metallo capaci di sonorità uniche. Il fuoco: un’ altra coppia, questa volta d’ indiani Lakota, resiste all’ omologazione della società. Immagini a volte suggestive, più spesso accostate in modo ostico, senza apparente logica. In più la voce dell’ attrice Marina Vlady che, in un cinema fantasma, legge L’ immortale di Borges.

Raccontato così, difficile che vi venga voglia di vederlo (RaiCinema lo distribuirà dal 22 settembre in una ventina di copie). Ma neanche gli autori se la prenderanno: “Abbiamo fatto un film sul meglio degli uomini. Il nostro è un cinema di ricerca a cui teniamo”, le loro parole alla Mostra. “Non cerchiamo il grande pubblico, crediamo più nelle persone”. Saranno accontentati: il pubblico se ne resterà alla larga.

Esattamente di segno opposto, magari anche per gli esiti attesi al botteghino, Piuma di Roan Johnson è una commediola che più leggera non si può su una coppia di maturandi che scopre, proprio alla vigilia dell’ esame, di aspettare un figlio. Stile da sit-com televisiva, dialoghi abbastanza terra terra, qualche battuta che strappa la risatina. Alla fine, i due ragazzi si dimostreranno più maturi e aperti all’ ottimismo dei loro genitori. Malgrado l’ inno alla maternità che farà felice il ministro Lorenzin, un po’ poco per ritrovarsi in gara alla Mostra.

Le speranze del cinema italiano sono a questo punto riposte nell’ ultimo titolo in gara, Questi giorni di Giuseppe Piccioni che verrà presentato in chiusura di festival. Siamo riusciti a vederlo in anteprima e confidiamo molto che possa far breccia sulla giuria. Pochi sanno filmare le piccole cose, come fa Piccioni. Qui è il viaggio di quattro giovani amiche che dovrebbe sugellare per sempre il loro rapporto e che invece segnerà l’ inizio di un cambiamento. Le promesse di una giovinezza senza limiti che improvvisamente ci si ritrova alle spalle. Delicato, profondo. Con quattro attrici semisconosciute che Piccioni fa vibrare come strumenti musicali.

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