Due Mattei per una nuova stagione

Somiglianze evidenti e differenze inconciliabili per i due leader che hanno segnato il 2014. Se per Renzi la scommessa è portare l’ Italia fuori dalla crisi, la sfida del 2015 di Salvini sarà quella di dare una dimensione nazionale al suo partito, per conquistare nuovi territori verso Sud. Più facile a dirsi che a farsi, visto che il retropensiero di ogni buon leghista è sempre l’ antimeridionalismo.

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Matteo contro Matteo. Il bipolarismo italiano passa da due gemelli diversi, così vicini così lontani. Ed è molto probabile che tutto il 2015 si svolga secondo il codice binario politico di questi due giovani leader. In comune hanno molto pur essendo agli opposti. Innanzitutto sono tutti e due, per così dire, “nativi berlusconiani”, cioè cresciuti nel liquido amniotico delle televisioni del Biscione, e non è un caso che il primo, il fiorentino Matteo Renzi, classe 1975, abbia partecipato alla Ruota della fortuna di Mike Bongiorno, mentre il secondo, il milanese Matteo Salvini, classe 1973, sia stato ospite di Doppio Slalom, su Canale 5 condotto da Gianrico Tedeschi, a soli 12 anni e poi, già giovanotto ventenne, abbia partecipato a Il pranzo è servito con Davide Mengacci.

Solo combinazioni? Non proprio, se è vero, come dice un proverbio arabo, che gli uomini assomigliano più al loro tempo che ai loro padri. La capacità comunicativa di entrambi è sbalorditiva: perfettamente a loro agio di fronte a una telecamera, quasi non esistesse, presenzialisti all’ inverosimile, hanno la battuta pronta e la risposta fulminea, meglio di Berlusconi, il che è tutto dire. Anche perché, per ovvi motivi generazionali, hanno capito fino in fondo il potenziale dei social network e della Rete.

Entrambi preferiscono lo stile informale (anche il premier Renzi, per quanto può), vestono felpe, maglioni, camicie e jeans, hanno un linguaggio concreto, fuori dai denti, ricco di battutine. Politicamente più tattici che strategici, da leader hanno profondamente rinnovato i rispettivi partiti. Fatto sta che nei Tg, nei talk show e sui giornali, è tutto un Matteo di qua e un Matteo di là. Insieme, con una manovra a tenaglia, stanno convergendo sui 5 Stelle, brasandosi un Beppe Grillo sempre più opaco.

Ma qui finiscono le analogie e iniziano le differenze: profonde, diametralmente opposte, inconciliabili. Su tutto o quasi tutto: immigrazione, moneta unica, Europa, riforme del lavoro, politica industriale. Se il pre- mier Renzi guida un partito a vocazione maggioritaria, che ha portato su posizioni vicine al Centrodestra sui temi del lavoro, liquidando lo storico collateralismo con la Cgil, Salvini ha una posizione più vicina alla sinistra storica su questi temi. Ma è irrimediabilmente populista, antieuropeo, contrario all’ euro, su posizioni xenofobe quando si parla di immigrazione e integrazione.

Ha raccolto la vecchia Lega di Bossi al 3 per cento e l’ ha portata a oltre il 10, sbarazzandosi di tutto l’ ar- mamentario “padano” e insistendo sui problemi legati alla globalizzazione, come la convivenza o le grandi questioni delle periferie (territori che frequenta, a differenza dell’ altro, anche se con motivazioni politiche strumenta
li). Scegliendosi compagni di strada pericolosi, come la destra neofascista. Ha insomma impresso la svolta “lepeniana” al suo partito, svolta vincente, che ha sbaragliato perfino Berlusconi. Ma tra Salvini e Marine Le Pen resta una differenza profonda: se il primo guida un movimento “nordista”, con un passato autonomista e perfino secessionista, inesistente al Centrosud,  la leader francese è da sempre profondamente nazionalista e patriottica.

Se per Renzi la scommessa è portare l’ Italia fuori dalla crisi, la sfida del 2015 di Salvini sarà quella di dare una dimensione nazionale al suo partito, per conquistare nuovi territori verso Sud. Più facile a dirsi che a farsi, visto che il retropensiero di ogni buon leghista è sempre l’ antimeridionalismo.


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