Dopo il caffè, ecco il "libro sospeso"

A lanciare l'iniziativa, tre mesi fa, è stata Cristina Di Canio nella sua libreria di Milano: chi vuole paga due libri, lasciandone uno in "sospeso" per regalarlo a chi entra dopo di lui. «Da marzo a oggi», racconta, «ho distribuito quasi trecento libri»

Pubblicità

In principio fu l’ espresso. Il cliente entra in un bar e paga due caffè: uno per lui e il secondo lo lascia in “sospeso” per un altro sconosciuto che magari non può permetterselo. Da Napoli, dov’ è nata, l’ iniziativa si è diffusa ovunque: in Italia, da Trieste a Lampedusa, e anche all’ estero, dalla Spagna alla Svezia al Brasile, tanto che il 10 dicembre scorso s’ è celebrata pure la Giornata nazionale.

Cristina Di Canio, 30 anni, deve aver preso spunto dal “caffè sospeso” per lanciare nella sua piccola libreria in zona corso Lodi a Milano il “libro sospeso”. Perché se è vero che “na tazzulella e cafè acconcia a vocca”, addolcisce la bocca, un buon libro può nutrire e addolcire l’ anima. Soprattutto se è il dono gentile di uno sconosciuto. «L’ iniziativa sta funzionando benissimo grazie al passaparola su Facebook e Twitter», racconta Cristina, entusiasta di aver realizzato il sogno della sua vita: lasciare tre anni fa il posto fisso in una società energetica per aprire una libreria tutta sua. «Forse è la primavera della carta. O del buon libro», chiosa dopo aver consegnato l’ ultimo “sospeso” a una signora, il romanzo Mare al Mattino di Margaret Mazzantini.

Il libro sospeso si nutre di spontaneità ed è nato per caso: «Un giorno»,  racconta, «un cliente ha acquistato dei libri e al momento di pagare ha preso dal bancone David Golder, il romanzo di Irène Nèmirovsky e mi ha detto “Questo libro mi è piaciuto tantissimo. Lo compro e lei lo dia a chi vuole”. Il giorno dopo l'ho regalato al primo cliente che è entrato in libreria». Era il 25 marzo. Da allora Cristina ha distribuito 280 libri sospesi. Poco male nell’ Italia che legge sempre di meno e dove generosità, condivisione, altruismo stanno diventando merce rara.

«Il “libro sospeso”», precisa Cristina, «non è paragonabile al “book crossing” perché in quest’ ultimo si lascia un libro che magari non sappiamo più dove mettere o che non ci è piaciuto. Il “sospeso”, invece, è un libro che abbiamo letto, ci è piaciuto e lo doniamo ad un’ altra persona affinché possa condividere, anche se a distanza, la nostre stesse emozioni».

Cristina ha creato subito un hashtag (#librosospeso) che in poco tempo è stato condiviso su Twitter da milioni di persone. Unica condizione: «Il dono», dice, «deve essere spontaneo. Se uno ha ricevuto in dono un libro sospeso non deve essere obbligato a sospenderne a sua volta un altro. Adesso mi telefonano tante piccole librerie», spiega, «la Feltrinelli ha lanciato da poco un’ iniziativa analoga. Segno che ci ha preso».

Il “libro sospeso” riassume in qualche modo la filosofia di Cristina e della sua «pazzia», parole sue, di lasciare tutto per coronare questo sogno: «Non punto tanto sui libri», dice, «quanto sul rapporto umano che attorno ad essi si può creare. Quello di cui abbiamo bisogno non è tanto il libro in sé quanto di una persona che attraverso una chiacchierata in libreria ci trasmetta la sua passione, ci contagi, ci spinga a leggere. La mia libreria deve essere così: aperta, accogliente, un luogo dove si può stare insieme e condividere passione».

Sul profilo Facebook Cristina posta le foto dei libri sospesi mentre vengono consegnati ai fortunati. «Una signora una volta è entrata e non credeva ai suoi occhi, era contentissima», ricorda. «Un libro non è uno yogurt, non ha la data di scadenza», dice Cristina a cui non mancano creatività e voglia di fare. Per i suoi clienti ha creato una tessera che dà diritto a vari sconti, poi un gruppo di lettura, il corso di scrittura creativa, il laboratorio per bambini, gli incontri con gli scrittori nella pausa pranzo e le letture notturne in libreria. Il “libro sospeso”, in fondo, non poteva che nascere qui…

Pubblicità