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DONNE (E UOMINI) SENZA FIGLI: NUMERI CHE FANNO PENSARE

Si conferma che anche nel nostro Paese la maternità è sempre di più una scelta possibile, dentro traiettorie di vita sempre più differenziate, e non costituisce più un “futuro già scritto”. È certamente un indicatore di maggiore “libertà” nella costruzione dei progetti individuali di vita. Ma il dato tradisce anche qualche criticità. E merita qualche commento


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Secondo l’ Istat quasi la metà delle donne che hanno nel 2017 tra i 18 e i 49 anni non ha avuto bambini: cinque milioni e mezzo di donne, una percentuale molto elevata, nettamente superiore ai dati rilevati negli anni scorsi.

Un dato che avvicina il nostro Paese allo scenario degli Stati Uniti, dove, secondo il Censimento 2014, a non aver avuto un figlio è il 47,6% delle donne tra i 15 e i 44 anni. Classi di età non perfettamente coincidenti, ma comparabili, anche considerando che negli USA le gravidanze precoci (anche di ragazze minorenni) sono molto più frequenti che da noi. Si conferma quindi che anche in Italia la maternità è sempre di più una scelta possibile, dentro traiettorie di vita sempre più differenziate, e non costituisce più un “futuro già scritto”.

Si tratta certamente di un indicatore di maggiore “libertà” nella costruzione dei progetti individuali di vita, ma il dato tradisce anche qualche criticità. E merita qualche ulteriore commento.

Una prima riflessione riguarda proprio la fascia di età presa in considerazione, quella delle “donne in età fertile”, significativa, ma anche estremamente differenziata, e quindi inevitabilmente ambigua: la condizione di una donna di 25 anni è ben diversa da quella di chi ha 45 anni, e “tenere insieme” questi numeri rischia di far capire poco di quello che realmente succede.

Anche perché, nel nostro Paese, la mancanza di figli dipende spesso dalla “strategia del rinvio”, inevitabile per una popolazione giovanile che fa fatica ad emanciparsi e a conquistare una autonomia abitativa, lavorativa, di progetto familiare. E quindi i figli arrivano sempre più tardi (o non arrivano del tutto). Infatti nel 2016 l’ età media al parto per le donne italiane è stata di 32,5 anni (e si innalza costantemente, di anno in anno), e quella delle donne straniere che partoriscono nel nostro Paese si abbassa a poco più di 28.

Una seconda riflessione riguarda l’ assenza di dati e di commenti rispetto agli uomini (domanda che mi interpella personalmente, peraltro). Mi aspetto infatti che la percentuale di uomini tra i 18 e i 49 anni che non hanno mai avuto figli sia maggiore di quella delle donne. Perché però nessun commento in merito? È chiaro che il dato è più complesso da raccogliere, e infatti non appartiene agli indicatori demografici “tradizionali”.

Però una domanda dovrebbe essere posta con maggiore forza: che peso ha la paternità nei progetti di vita degli uomini? Come stanno cambiando questi progetti? Questo perché maternità e paternità (diventare genitori, cioè) sono entrambi punti di svolta decisivi, nella vita delle persone, anche se con modalità e “gradi di impegno” molto diversi. E la genitorialità dovrebbe essere sempre meno “una questione di donne”, e sempre più un “progetto condiviso”.

Un ultima riflessione, un po’ amara, riguarda la conferma – da questi dati - che nel nostro Paese l’ inverno demografico non sembra arrestarsi, ma sembra anzi prevedere una progressiva glaciazione. E certamente non sfugge, agli osservatori più attenti, il fatto che troppo lento è l’ avvio di azioni politiche che aiutino le donne e gli uomini del nostro Paese a diventare madri e padri delle nuove generazioni. In tempo di campagna elettorale, sarebbe davvero importante sentire impegni chiari su questa emergenza. Ma sarà ancora più importante verificare, in chi andrà al Governo, quanto questi impegni saranno onorati.

 

Francesco Belletti, direttore Cisf

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