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Due donne meravigliose che hanno cambiato l’ Italia

La storia di Annamaria Bianchi Janetti e di Ondina Patrignani, 94 e 92 anni: «Dopo la guerra noi eravamo in mezzo alle macerie, ma avevamo la certezza di poter ricostruire. Una certezza e una spinta che non vediamo più nei ragazzi e nelle donne di oggi».


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Vent’ anni e un ideale condiviso: la democrazia. Ecco cosa avevano in comune nel 1946 Annamaria Bianchi Janetti e Ondina Patrignani, 24 anni la prima e 22 la seconda. Nate durante il fascismo, Annamaria a Milano e Ondina a Pesaro, la democrazia non l’ avevano vissuta sulla pelle, ma sapevano che quella era la direzione. Ancora ricordano quel 2 giugno che è rimasto impresso nei cuori e nella storia. Perché si votava il referendum tra Monarchia e Repubblica e perché, per la prima volta in Italia, votavano anche le donne. †



«Ricordo soprattutto la preoccupazione di pensare se facevo bene o male e che era una cosa importante», racconta Annamaria. «Quasi tutti votavamo per la Repubblica perché ciascuno potesse difendere le proprie idee e per darci la possibilità di fare andare avanti le cose di casa nostra. Era l’ idea dello Stato perfetto». 



Donne, che a detta di tutti avrebbero dovuto essere conservatrici, monarchiche. †Per l’ idea classica e romantica di famiglia reale», commenta Ondina. «Ma non un re così, che scappò con la coda tra le gambe, di notte e in silenzio. Io quel 2 giugno ero anche scrutinatrice al seggio perché facevo parte del Cif, Centro femminile italiano. Davo una mano alla Democrazia Cristiana per la stima e la passione che avevo per Alcide De Gasperi, uomo retto e onesto. Ricordo ancora la gioia di quel giorno di sceglierci il futuro e di sentirci finalmente equiparate agli uomini». 



Annamaria questo aspetto lo sente meno. ­«Unica femmina in mezzo a tre fratelli maschi, io avrei dovuto imparare a ricamare e non a salire sugli alberi. In realtà, ero bravissima ad arrampicarmi ma non sapevo mettere un punto... Mia madre ci ha sempre trattati tutti nello stesso modo. Certo le gonne dovevano arrivare sul ginocchio, almeno finché non uscivi di casa». Laureata in Lettere classiche in Cattolica a Milano, conobbe padre Gemelli, che ricorda ancora camminare nei corridoi e tra le aule, visse il tempo della caduta dei muri tra maschi e femmine. «­Certo, c’ erano ruoli e competenze diverse, ma io come tanti ho vissuto in una famiglia di impostazione matriarcale dove gli uomini erano importanti, ma erano le donne a guidare la famiglia». 



Ondina invece, dal canto suo, era la prima di quattro sorelle e fece da “apripista” sulle libertà. ­A 12 anni, per evitare di fare il sabato fascista, ho iniziato a giocare a basket. E non ho più smesso fi‹nché non sono rimasta incinta di mia fi‹glia Serena. Che litigate con mio padre per avere il permesso di viaggiare... Come la volta in cui l’ allenatore mi convocò per andare con la squadra delle grandi a fare la Coppa Bruno Mussolini a Roma. Era il 1939. Ricordo che passai ore davanti alla sua porta implorando di mandarmi. Finché non accettò... per sfi‹nimento”. Battagliere allora come oggi, Annamaria e Ondina lavorarono entrambe in tempo di guerra per mancanza di uomini impegnati al fronte: la prima insegnò, la seconda, diplomata alle Magistrali, lavorò un po’ in banca e un po’ come maestra. Dei presunti brogli in quel voto del 1946, se realmente avesse vinto la Repubblica o la Monarchia, ricordano qualcosa, ma è un tema su cui ritengono non valga più la pena tornare. Lo scarto fu di pochi voti e questo resta negli annali, ma Repubblica fu e il Paese si rimise in moto. ­







«Certo, fu complesso ripartire», rifl™ettono entrambe. E aggiunge Annamaria: «Noi eravamo in mezzo alle macerie, ma avevamo la certezza di poter ricostruire. Una certezza e una spinta che non vedo più nei ragazzi di oggi (e lei lo sa da nonna e bisnonna di tanti nipoti, ndr)”. A settant’ anni, poi, dalla prima vera conquista per il genere femminile, Ondina corruccia il viso se le chiedi cos’ hanno “perso” e cos’ hanno “guadagnato” le donne oggi. «Che adesso muoiono come galline. Che brutto mondo questo. Li chiamano delitti passionali. Vorrei sapere dov’ è la passione, dove sono i sentimenti». Ma poi si rasserena pensando alle conquiste: «Prima le donne stavano a casa, poi hanno fatto le cameriere e le segretarie. Adesso siedono in Parlamento e volano nello spazio». 







Guardando, invece, alle donne di domani, Annamaria chiosa accorata così: «Auguro loro di tornare al rispetto reciproco di una volta, quella era la vera parità. Di essere sostenute dallo Stato nella scelta della maternità. Oggi le donne sommano alle fatiche di ieri, la gestione della casa, quelle della carriera. Ai giovani in genere, invece, auguro di ricuperare allegria e senso dell’ umorismo, che salva sempre. E trovare un momento in cui guardarsi allo specchio per farsi le domande giuste. Un colloquio con sé stessi prezioso perché facendolo trovi Dio e quando trovi Lui hai trovato tutto».

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Annamaria Bianchi Janetti (foto di Ugo Zamborlini)
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