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Credere

Don Michele Falabretti. Così i giovani di Francesco possono cambiare il mondo

Mentre esce Docat, innovativo compendio della Dottrina sociale della Chiesa, con il direttore della Pastorale giovanile della Cei parliamo di come le nuove generazioni vedono il loro impegno da cristiani nella società


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Papa Francesco sogna «un milione di giovani cristiani, un’ intera generazione», che non stia «seduta sotto un albero a discutere» ma si metta «in movimento», si impegni concretamente con la propria vita, diventando «una “dottrina sociale” su due gambe». Perché, spiega Bergoglio, «il mondo non verrà cambiato, se non da coloro che si donano con Gesù, che con lui vanno nelle periferie e in mezzo al fango», che si impegnano «anche in politica a lottare per la giustizia e per i diritti umani». 
Un sogno che Francesco confida nella presentazione a DoCat, l’ innovativo compendio di catechismo per i giovani sulla Dottrina sociale della Chiesa, cioè sull’ impegno dei cristiani nella società, nell’ economia e nella politica in difesa della pace, della giustizia, della famiglia e dell’ ambiente. Il volume, che è corredato anche da una “app” per smartphone, è stato presentato a luglio durante la Giornata mondiale della gioventù di Cracovia e ora, in concomitanza con il Giubileo dei catechisti, arriva in edizione italiana pubblicato in esclusiva da San Paolo. Sarà distribuito dal 22 ottobre con Credere e Famiglia Cristiana
Il Papa ha più volte spronato i giovani a «mettersi in movimento», «a fare casino» per cambiare le cose, e lo ha ripetuto anche alla Gmg di Cracovia dove erano presenti quasi 100 mila giovani italiani. A coordinarli c’ era don Michele Falabretti, il sacerdote bergamasco che dirige l’ ufficio Cei di pastorale giovanile. «Ne ho incontrati tanti nel cortile di Casa Italia (il punto d’ incontro per i pellegrini italiani a Cracovia, ndr): sono ragazzi abituati a pensare in termini di “io”, con percorsi di fede più personali che comunitari, ma con tanta voglia di futuro. La voglia di fare qualcosa di buono nella vita è lì sotto che cova: occorre aiutarli a farla emergere. Basta un dialogo di incoraggiamento, un po’ di spazio di ascolto e tutto questo emerge. Ma noi adulti», riflette don Falabretti, «li stiamo invece mettendo nella sala giochi. Vivono un mondo in cui tutto è veloce, in cui le esperienze sono meteore di logica consumistica. In cui l’ importante è avere il proprio quarto d’ ora al centro della scena. Questo rischia di spegnere i sogni».

Don Falabretti, il Papa a Cracovia ha anche detto che «un giovane smemorato non è speranza per il futuro» e li ha invitati a parlare con i nonni per recuperare la memoria. Significativo che non abbia detto di parlare con i genitori: è saltata una generazione della trasmissione della fede e dei valori?


«Oggi in cosa credono gli adulti? Mi sembra che viviamo in un contesto che gioca in difesa dei propri interessi privati, delle proprie piccole conquiste. Che non lascia spazio alle nuove generazioni». 

Recenti studi di sociologia religiosa parlano di giovani sempre più lontani dalla fede: «la prima generazione incredula», «giovani con un Dio fai da te»...

«Ma io vedo segni di speranza perché se provocati questi ragazzi rispondono. L’ uomo non è come un macchinario che si arruginisce, piuttosto siamo come un chip elettronico: anche se rimane spento per lungo tempo, un solo impulso eletttrico lo rimette in moto. La dimensione religiosa è un po’ così: a volte basta un’ esperienza, un incontro, per far scattare la scintilla, per far riemergere le domande cruciali. Magari si spegne la pratica, ma non si spengono le domande. Certo, qualcuno deve darlo, questo impulso elettrico: dovrebbe essere il compito di testimonianza di noi adulti educatori».

La Chiesa italiana come sta accompagnando i giovani in questa loro “voglia di futuro”?

«È sempre sorprendente vedere come chi ha a che fare con i giovani, nonostante il contesto difficile, riesca a trovare spazi e occasioni per fare delle proposte. Tuttavia a volte manca la continuità, il senso di un cammino».

La Gmg è stata una di queste “occasioni”?

«Certamente sì. È andata molto bene, ho visto grande entusiasmo e ho visto che è finita la generazione di Giovanni Paolo II ed è già finita anche quella di Benedetto XVI: molti partecipanti erano al loro primo incontro con il Papa, quindi abbiamo raccolto persone nuove, siamo stati capaci di intercettarli con una rete che li ha invitati e portati. È una questione di cui, come Pastorale giovanile, dobbiamo ragionare: non è sano organizzare percorsi basati solo sui grandi eventi, ma è pure necessario pensare occasioni in cui i ragazzi si ritrovano, portano le loro domande, condividono la fede».

Per l’ impegno nel mondo che vuole Francesco è necessario formare i giovani alla conoscenza della Dottrina sociale della Chiesa. Cosa si fa oggi nelle comunità cristiane?

«Onestamente è uno dei temi su cui dobbiamo lavorare di più. La formazione cristiana non è solo ritiri e adorazioni, ma anche maturare, diventare adulti, prendersi delle responsabilità nella società. Perché è nel mondo che si decide della qualità della fede e della vita. Ma come parlare bene di impegno sociale quando la politica è così in crisi? Quando io ero bambino si diceva che la politica è una cosa “brutta”, poi nella stagione di Mani pulite si è passati a “sporca”. Ora non c’ è più nessuna parola: la si ignora e basta. Tuttavia gli spazi per educare all’ impegno sociale ci sono: quando ero prete in parrocchia, agli animatori quindicenni dell’ oratorio estivo dicevo che stavano svolgendo un ruolo sociale, un servizio alle famiglie della comunità. L’ impegno civile inizia con la consapevolezza che le cose “normali” hanno dei riflessi sulla vita degli altri. Ai nostri ragazzi che imparano a fare i muratori, gli elettricisti e gli ingegneri dobbiamo dire che le case che costruiranno dovranno essere fatte bene, perché altri giovani faranno sacrifici per acquistarle e avranno diritto a case sicure e ben funzionanti».

DOCAT – LA DOTTRINA SOCIALE SPIEGATA IA GIOVANI

Dal 22 settembre sarà disponibile con Credere (a 9.30 euro in più) il volume DoCat. Cosa fare. Un compendio della dottrina sociale della Chiesa spiegata in modo semplice e vivace attraverso 
328 domande, brevi citazioni del magistero dei Papi e alcuni focus: Il tutto con una grafica accattivante. Ecco la sintesi di alcune domande del testo.

La Chiesa non oltrepassa le proprie competenze quando si pronuncia sulle questioni sociali?

La Chiesa, ispirata dal Vangelo, agisce per la difesa dei diritti fondamentali degli esseri umani e delle comunità. Nel farlo non vuole ottenere potere o influenza esteriori. È suo diritto e dovere pronunciarsi là dove l’ ingiustizia minaccia la convivenza.

Quale nesso hanno diritti e doveri?

Una persona che esercita dei diritti nello stesso istante si assume anche dei doveri e quindi la responsabilità di fronte agli altri. Papa Giovanni XXIII ha detto nella Pacem in terris (15): «Coloro che, mentre rivendicano i propri diritti, dimenticano o non mettono nel debito rilievo i rispettivi doveri, corrono il pericolo di costruire con una mano e di distruggere con l’ altra». 

Come dovremmo trattare i beni della terra?

Dio ha creato il mondo per tutti. Ognuno ha diritto al necessario per vivere, che non gli può essere sottratto, anche se sappiamo che esiste il diritto di proprietà e che ci saranno sempre differenze di beni fra gli esseri umani. Se alcuni hanno più del necessario per vivere, ma altri mancano dello stesso necessario, non basta solo l’ amore, ma occorre soprattutto la giustizia. 

Posso impegnarmi in un partito politico anche se le sue posizioni non sempre concordano con la dottrina cristiana?

Sì. In quanto cattolici abbiamo il compito di trasformare la società in una «civiltà dell’ amore». 
Se ci impegniamo nei partiti, abbiamo in mano i mezzi per dimostrarci solidali con i deboli. 
Non esistono quasi partiti nei quali la dottrina cristiana si ritrova al 100%. Quindi è tanto più importante che i cristiani collaborino in modo responsabile per rafforzare posizioni equivalenti perché ottengano la maggioranza. I cattolici devono assolutamente evitare i partiti nei quali viene esaltata la violenza, o dove nel programma c’ è odio sociale, demagogia, lotta razziale o di classe.

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