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Expo senza barriere. O quasi

Bilancio dell'esposizione vista con gli occhi (e le braccia) di chi ha disabilità motorie. Prova superata, ma migliorabile. La nostra classifica: primo il Kazakistan, ultimo il Giappone.


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(Nella foto: il padiglione del Kazakistan)



In chiusura di Expo provo a fare un bilancio particolare. “Expo” e “disabilità” sono andati d'accordo in questi sei mesi di kermesse internazionale? Certamente non si può dire che gli organizzatori dell’ esposizione universale non si siano impegnati a favore dei visitatori su carrozzina. Gli spazi dedicati all’ esposizione sono ampi e invogliano a correre chi è dotato di quattro ruote. Ciò che mi ha sorpreso piacevolmente è che, anche per chi è anziano o ha a disposizione un mezzo a spinta manuale, sono sempre stati disponibili scooter elettrici a un prezzo che parte (a seconda del modello) da 14,50 euro e arriva fino a 17 euro (il tutto considerando mezza giornata di utilizzo). Davvero un’ ottima idea, considerando che c’ è molta strada da fare (si tratta di un’ area di ben 1 milione di metri quadri) e se si conta che se si facevano code per visitare i padiglioni dei vari Paesi, si cercava un ristorante per mangiare e magari ci si fermava a fotografare “l’ Albero della Vita”, a fine giornata il povero accompagnatore del visitatore “carrozzato” si era alquanto stancato fisicamente.

Non parliamo poi di quei visitatori privi di accompagnatore (ce ne sono stati), che avrebbero dovuto spingere una carrozzina manuale con la sola forza delle proprie braccia per chilometri. Sarebbe stato un discorso improponibile ai più. Fin qui valutazione positiva, dunque. Ma i padiglioni erano tutti davvero accessibili per chi aveva limitate funzionalità motorie? In linea di massima si, anche se, come in tutte le cose, c’ è chi ha dato il peggio di sé e chi il meglio. Per quanto riguarda la gestione dei visitatori, “pollice verso” per il Giappone, il Giappone delle code interminabili per ore ed ore, persino, ahimè, nella  fila riservata a persone con handicap e a bambini su passeggino. Altro elemento negativo per i nipponici è rappresentato dall’ impossibilità di prenotare l’ entrata nel padiglione, rendendo così il tutto una vera e propria impresa. A brillare nella gestione dei disabili all’ interno della propria struttura espositiva è il Kazakistan: in pochi minuti si entra nel padiglione, che si rivela subito fruibile per tutti, anche per i portatori di handicap. Davvero sorprendente la sala cinematografica (in 5D), pienamente fruibile da un individuo diversamente abile (garantito da chi scrive). Si pensi che le sedie a rotelle sono state bloccate con appositi sistemi di ancoraggio per impedire movimenti involontari pericolosi, e all’ interno della sala vengono proiettate immagini che mostrano il paesaggio kazaco.  Il divertimento sta nel fatto che il pavimento, durante la visione di una sorta di cortometraggio altamente scenografico, si muove “a ritmo di immagini” e quindi permette di far vivere a coloro che non possono sedere sulle classiche poltroncine, un’ esperienza di notevole intensità.

Deludente è l’ Austria, che ha presentato sicuramente un paesaggio tipico (un bosco), ma i progettisti non hanno tenuto conto che, forse, sarebbe stato meglio evitare di posizionare dei gradini lungo il percorso, perché rendono fastidioso e pieno di scosse il tragitto per disabile e relativo accompagnatore. La nostra Italia invece? Il padiglione è realizzato in modo intelligente, è stato proposto anche un percorso sensoriale guidato “al buio”, per mostrare come vivono i non vedenti e a quali difficoltà vanno incontro quotidianamente. Bella, dunque, l’ idea tutta italiana di proporre un’ esperienza  aperta a tutti, compresi i disabili con difficoltà motoria, che si trovano così, per un momento, a fare esclusivo affidamento su udito e olfatto.

Infine i ristoranti: i locali sono stati abbastanza accessibili ad una sedia a rotelle, anche se non tutti. Il ristorante argentino, per esempio, aveva dei tavoli talmente alti da rendere impossibile anche solo pensare di fermarvisi a pranzare o cenare. In conclusione la visita ad Expo 2015, in linea di massima, a parte qualche struttura troppo ricca di esperienze “touch” difficilmente apprezzabili da chi ha ridotta mobilità, si può  definire positiva. Un modello (migliorabile)  per le prossime expo.   

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