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Sempre più martiri e chiese distrutte: aumentano le persecuzioni

Tra il novembre 2016 e l'ottobre 2017 a causa della loro fede sono stati uccisi 3.066 cristiani mentre sono stati attaccati 15.540 edifici tra luoghi di culto, case private e negozi di credenti. Lo dice il Rapporto World Watch List 2018 curato dall’ associazione internazionale Porte aperte.


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E' un fenomeno in aumento. La peserscuzione anticristiana cresce. E si diversfica, spaziando dalla discriminazione politico-sociale per motivi religiosi all'omicidio. Lo documenta il Rapporto annuale Wolrd Watch List 2018 curato dall'associazione internazionale Porte aperte e basato sull'analisi della situazione compresa tra il primo novembre 2016 e il 31 ottobre 2017. In questo lasso di tempo risultano esser stati uccisi a causa della loro fede 3.066 cristiani, mentre 15.540 edifici tra chiese, case private e negozi di credenti sono stati assaliti, danneggiati o, peggio, distrutti.

 

Si può stimare che, nel mondo, oggi,  un cristiano ogni 12 subisca una qualche forma di persecuzione. E' stata redatta una lista di 50 Paesi dove i seguaci di Cristo sono maggiormente sotto tiro, con trattamenti come “singoli o gruppi di persone a motivo della fede in Gesù” che possono andare dalla discriminazione culturale e sociale, al disconoscimento familiare, dalla privazione di lavoro e di reddito fino ad abusi fisici, torture, rapimenti, mutilazioni, distruzione di proprietà, imprigionamenti, assassini. In testa a triste classifica ci sono Corea del Nord e Afghanistan. Nelle “top ten” figurano però anche Somalia, Sudan, Pakistan, Eritrea, Libia, Iraq, Yemen e Iran. È in Pakistan che la persecuzione ha i connotati più violenti in assoluto. I Paesi europei nella lista sono la Turchia, al 31° posto, e l’ Azerbaigian, al 45°. Colombia e Messico gli unici del continente americano. Una escalation di intolleranza è stata registrata in Libia e in India, dove a motivo della crescente influenza del radicalismo induista sono stati compiute aggressioni su oltre 24mila cristiani indiani. Nel corso degli scorsi mesi sono peggiorate anche il Nepal (che è entrato quest’ anno nella classifica ed è al 25° posto) e l’ Azerbaigian.

 

“L’ oppressione islamica continua a essere la fonte principale di persecuzione dei cristiani, non confermandosi solamente ma estendendo la sua morsa in varie aree”, si legge nel World Watch List 2018, di Porte aperte. Ma aumenta anche il fattore “nazionalismo religioso come prorompente fonte di persecuzione anti-cristiana (e di altre minoranze)”, come ad esempio in India. “L’ intolleranza sociale e lo sfruttamento politico di tale intolleranza sono il veleno di questo periodo storico”, ha dichiarato Cristian Nani, il direttore di Porte aperte. 

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