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Il Papa in Madagascar: difendere l'ambiente, difendere il futuro

Nel primo discorso Francesco invita a lottare contro la corruzione e a difendere una biodiversità che è a sostegno della vita umana. Alle autorità e alla società civile, chiede di continuare a "lottare con forza e determinazione contro tutte le forme endemiche di corruzione e di speculazione che accrescono la disparità sociale e ad affrontare le situazioni di grande precarietà e di esclusione che generano sempre condizioni di povertà disumana".


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Anche in Madagascar, come già aveva fatto in Mozambico, il Papa parla di corruzione e del danno che ne deriva a tutta la comunità. Incontrando le autorità, il corpo diplomatico e la società civile Bergoglio ricorda uno dei cardini della Costituzione «della vostra Repubblica, uno dei valori fondamentali della cultura malgascia: il fihavanana, che evoca lo spirito di condivisione, aiuto reciproco e solidarietà. Include anche l’ importanza dei legami familiari, dell’ amicizia e della benevolenza tra gli uomini e verso la natura. Così si rivelano “l’ anima” del vostro popolo e quei tratti peculiari che lo contraddistinguono, lo costituiscono e gli permettono di resistere con coraggio e abnegazione alle molteplici avversità e difficoltà che deve affrontare quotidianamente». La politica deve rafforzare questi legami e chi è impegnato nelle istituzioni deve «servire e proteggere i propri concittadini, in particolare i più vulnerabili, e di favorire le condizioni per uno sviluppo dignitoso e giusto, coinvolgendo tutti gli attori della società civile. Perché, come ricordava San Paolo VI, lo sviluppo di una nazione “non si riduce alla semplice crescita economica. Per essere autentico sviluppo, deve essere integrale, il che vuol dire volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l’ uomo”».

Francesco chiede di continuare a «lottare con forza e determinazione contro tutte le forme endemiche di corruzione e di speculazione che accrescono la disparità sociale e ad affrontare le situazioni di grande precarietà e di esclusione che generano sempre condizioni di povertà disumana. Da qui la necessità di introdurre tutte le mediazioni strutturali che possano assicurare una migliore distribuzione del reddito e una promozione integrale di tutti gli abitanti, in particolare dei più poveri. Tale promozione non può limitarsi alla sola assistenza, ma chiede il riconoscimento di soggetti giuridici chiamati a partecipare pienamente alla costruzione del loro futuro».

Parla del creato e della salvaguardia dell’ ambiente in un contesto di sviluppo integrale. «Non si tratta solo di trovare gli strumenti per preservare le risorse naturali», spiega Bergoglio, «ma di cercare soluzioni integrali, che considerino le interazioni dei sistemi naturali tra loro e con i sistemi sociali. Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’ altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale».

Il Madagascar, isola ricca di biodiversità vegetale e animale, è minacciato dalla «deforestazione eccessiva a vantaggio di pochi; il suo degrado compromette il futuro del Paese e della nostra casa comune. Come sapete, le foreste rimaste sono minacciate dagli incendi, dal bracconaggio, dal taglio incontrollato di legname prezioso. La biodiversità vegetale e animale è a rischio a causa del contrabbando e delle esportazioni illegali». Occorre trovare altre forme di lavoro perché se è vero che «per le popolazioni interessate, molte di queste attività che danneggiano l’ ambiente sono quelle che assicurano per il momento la loro sopravvivenza» nel futuro porteranno morte e distruzione. «È dunque importante creare occupazioni e attività generatrici di reddito che siano rispettose dell’ ambiente e aiutino le persone a uscire dalla povertà. In altri termini, non può esserci un vero approccio ecologico né una concreta azione di tutela dell’ ambiente senza una giustizia sociale che garantisca il diritto alla destinazione comune dei beni della terra alle generazioni attuali, ma anche a quelle future. Su questa strada, dobbiamo impegnarci tutti, compresa la comunità internazionale».

Esorta a preservare la cultura locale mettendo in guardia contro una «globalizzazione economica, i cui limiti sono sempre più evidenti» che porta a «una omogeneizzazione culturale. Se prendiamo parte a un processo in cui rispettiamo le priorità e gli stili di vita originari e in cui le aspettative dei cittadini sono onorate, faremo in modo che l’ aiuto fornito dalla comunità internazionale non sia l’ unica garanzia dello sviluppo del Paese; sarà il popolo stesso che progressivamente si farà carico di sé, diventando l’ artefice del proprio destino. Ecco perché dobbiamo prestare un’ attenzione e un rispetto particolari alla società civile locale. Sostenendo le sue iniziative e le sue azioni, la voce di coloro che non hanno voce sarà resa più udibile, così come le varie armonie, anche contrastanti, di una comunità nazionale che cerca la propria unità. Vi invito a immaginare questo percorso nel quale nessuno è messo da parte, o va da solo o si perde».

La Chiesa. In questo percorso, è vicina al popolo e disponibile a «contribuire, in un dialogo permanente con i cristiani delle altre confessioni, con i membri delle altre religioni e con tutti gli attori della società civile, all’ avvento di una vera fraternità che valorizzi sempre il fihavanana, promuovendo lo sviluppo umano integrale, affinché nessuno sia escluso».

Al termine papa Francesco, accompagnato dalle note dell'inno della Giornata mondiale della gioventù che si tenne a Roma, pianta un baobab, che qui è segno di pace e prosperità.

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