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De Andrè. A Vent'anni dalla morte ricordiamo la sua "Buona Novella"

Nel 1970 il grande cantautore incise un disco che potremmo definire rivoluzionario per l'epoca delle grandi contestazioni. Basandosi sui testi dei Vangeli apocrifi diede vita a uno dei suoi album migliori. Conferendo una commovente umanità alle figure bibliche da lui descritte. In particolare Maria, protagonista di un vero e proprio inno alla donna e alla maternità. Pubblichiamo una parte del servizio apparso su Maria con Te (n.2).


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Non sono tante le canzoni italiane dedicate a Maria, ma quando qualche artista si è lasciato ispirare alla sua figura i risultati, di solito, sono stati di grande livello artistico. Imprescindibile in questo senso è La buona novella di Fabrizio De André. Il disco, pubblicato nel 1970, offre un’ affascinante rilettura della storia di Gesù in cui si esalta l’ umanità dei personaggi narrati. Per questo il cantautore usò come fonte di ispirazione primaria i Vangeli apocrifi, testi non riconosciuti dalla Chiesa cattolica, ma ricchi di particolari sulle vicende di molti personaggi, a partire proprio dalla Madonna, a cui De André dedica i suoi versi più profondi.

 

Come in L’ infanzia di Maria e in cui descrive la sua fanciullezza sacrificata a una vita di preghiera al tempio di Gerusalemme (“Scioglie la neve al sole ritorna l'acqua al mare. il vento e la stagione ritornano a giocare. Ma non per te bambina che nel tempio resti china”) e da Il sogno di Maria, struggente racconto dell’ Annunciazione e delle indicibili conseguenze di quelle “parole confuse nella mia mente, svanite in un sogno ma impresse nel ventre”.  La successiva Ave Maria è un magnifico omaggio alla maternità:  “Sai che fra un'ora forse piangerai, poi la tua mano nasconderà un sorriso. Gioia e dolore hanno il confine incerto nella stagione che illumina il viso. Ave Maria, adesso che sei donna, ave alle donne come te, Maria. Femmine un giorno per un nuovo amore, povero o ricco, umile o Messia”. Nella successiva Maria nella bottega del falegname, la madre di Gesù apprende dall’ uomo la terribile notizia che sta costruendo tre croci, “due per chi disertò per rubare, la più grande per chi guerra insegnò a disertare". E arriviamo così alla canzone più straziante del disco, Tre madri. Le prime due sono quelle dei ladri che condividono con Gesù il supplizio della Croce. La terza è Maria, a cui le donne si rivolgono così: “Sai che alla vita, nel terzo giorno, il figlio tuo farà ritorno. Lascia noi piangere, un po' più forte, chi non risorgerà più dalla morte". Lei sa benissimo che sarà così, ma in quel momento il suo istinto di madre è più forte di tutto e allora guarda suo figlio agonizzante e gli sussurra: “Come nel grembo e adesso in croce, ti chiama amore questa mia voce. Non fossi stato figlio di Dio, t'avrei ancora per figlio mio". Nella Buona Novella, De André era accompagnato da un gruppo di musicisti eccezionali, il complesso I Quelli, che nel giro di un anno si trasformò nella Premiata Forneria Marconi, con cui poi il cantautore, alla fine del decennio successivo, realizzò un memorabile tour. 

 

(da Maria con te n.2/2019, "Regina del cielo e della musica" di Eugenio Arcidiacono , pp. 26-28)

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