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Daniel Auteuil, il vecchio Vitali di Remi

Parla l'attore francese protagonista del film da oggi nelle sale: «E’ una storia molto potente, che risuona in maniera vera ancora oggi: come sfuggire alla povertà, battersi, trovare una via…»


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Hai accettato subito di fare il film…
Ho letto la sceneggiatura di Antoine Blossier e l’ ho chiamato immediatamente. Mi piaceva l’ idea di tornare su un testo classico, una grande storia popolare e universale, rivolta alle famiglie, qualcosa di raro ai nostri giorni. Era un progetto ambizioso, la promessa di un’ avventura.  


Avevi letto il libro di Hector Malot?
Da piccolo mia madre mi aveva comprato l’ edizione in due volumi, scrivendomi una dedica “A Daniel, da leggere quando sarai più grande” che è quello che ho fatto, l’ ho letto molto dopo. Mi ricordavo soprattutto gli adattamenti per lo schermo che sono stati fatti. E’ una storia molto potente, che risuona in maniera vera ancora oggi: come sfuggire alla povertà, battersi, trovare una via…


Antoine Blossier si è concesso alcune libertà dalla storia originale.
L’ ha fatto con grande sapienza, adattandola ai nostri giorni. Ha influenzato leggermente il corso della storia, l’ ha scossa un po’ , gli ha dato ritmo e l’ ha fatta entrare nel nostro secolo. Era l’ unico modo per farne un grande film del cinema contemporaneo. 


Quali sono le cose che ti sono piaciute di più, tra le sue deviazioni dalla storia? 
Mi è piaciuto il talento che dà a Remi, è una sorta di promessa; anche l’ età del narratore…Grazie a quest’ uomo anziano siamo dentro a una fiaba.  


Conoscevi i due film precedenti di Antoine Blossier?
No, ma ho pensato “Se riesce a far decollare questo progetto, significa che ha le capacità per realizzarlo.” Ci sono cose che uno sente istintivamente, senza bisogno di grandi calcoli. 
Remi ha richiesto un lungo lavoro di preparazione. Hai partecipato a qualcuna delle fasi di pre-produzione?
Antoine è riuscito a tenere viva la fiamma: mi mandava aggiornamenti continui, mostrandomi il lavoro sulla scenografia e sui costumi. Percepivo che aveva creato un gruppo molto attivo che lavorava in un’ atmosfera di allegra effervescenza. Ho condiviso quell’ energia. Dal punto di vista artistico era un progetto molto ambizioso, ogni dettaglio è stato accuratamente pensato insieme, ogni struttura è stata coinvolta su ogni passaggio, tutto è stato ponderato con grande precisione. 


Come ti sei preparato per il ruolo di Vitali?
Mi sono fatto crescere la barba, mi sono rilassato con gli animali, il che è stato molto facile, ho sempre avuto animali. Tutto qui. Una preparazione soft, direi. 


Vitali è un uomo piuttosto anziano. Ti ha creato disagio essere chiamato per un personaggio di quella fascia d’ età?
Perché avrebbe dovuto? Stavo interpretando un personaggio della mia età. E’ una delle fortune dell’ essere attore, ad ogni tappa della tua vita, puoi ritrarre personaggi della tua età. 


Antoine Blossier vede una traiettoria dai tuoi personaggi in Jean De Florette con Yves Montand e  Manon delle Sorgenti  a quello che interpreti ora in Remi, lo vede come un passaggio del testimone…
E’ una sua proiezione. Comunque, anche se sono passati 30 anni dai film di Claude Berri e siano film diversi, condividono l’ impegno che ci va messo, questo è vero, l’ ambizione è la stessa. 


Cosa pensi di Vitali?

E’ un uomo che sceglie di lasciarsi alle spalle il successo, il lusso e la passione per la sua arte, per girovagare per le strade della Francia, in una sorta di percorso di espiazione per la morte della moglie e del figlio.  E’ un uomo consumato dal senso di colpa. Antoine voleva che Vidali riuscisse a trasmettere a Remi tutto quello che non aveva dato al proprio figlio. Questa redenzione di Vitali contribuisce a determinare l’ emozione che attraversa tutto il film. 
In Remi hai questo lungo monologo, quando il tuo personaggio viene arrestato dalla polizia e si apre completamente con Remi, guardando agli errori, ai difetti e alle sue debolezze, un momento di confessione profondo e commovente. Ripercorri la tua storia per due minuti pieni, riuscendo a trasmettere immagini, come la Scala di Milano e la famiglia, con così tanta emozione da farlo diventare una sorta di film nel film. Ci vuole una certa dose di talento per riuscire a realizzare una performance di questo genere. 
Cosa posso risponderti? Nessuno mi potrà mai togliere la gioia immensa che mi dà questo lavoro, è l’ arte drammatica, divertente e dura allo stesso tempo. 
Sembri molto rilassato quando reciti, sia prima che dopo ogni scena, che è la cosa che colpisce di più. 
Adesso ho molta esperienza, sono stato fortunato ad aver conosciuto grandi artisti e ad aver avuto il tempo di imparare a non scaricare il peso del proprio lavoro su altri, come il regista, il cast o i membri della squadra del film. Ci sono problemi che bisogna tenere per sé, la leggerezza è cortesia.

 
Maleaume Paquin, che interpreta Remi, ha girato il film all’ età di 11 anni. A parte la leggerezza necessaria di cui parlavi, è stato difficile girare così tante scene con un bambino? 
Non mi sono posto alcun problema: ho recitato normalmente, e così ha fatto lui. E’ un vero e proprio attore, che ha interpretato la sua parte. E’ successo che ha avuto momenti di totale priorità, come quando canta, scene piene di emotività, anche quando era in playback, ma se non fosse stato in grado di cantare davvero, non sarebbe riuscito ad esprimere con il volto quel tipo di emozioni. Lo incoraggiavo, sono un buon collega… La cosa strana era recitare con le sue controfigure. Per legge un minore non può lavorare più di tre giorni a settimana, quindi c’ erano altri bambini sul set nei panni di Remi quando lui non aveva battute. Era strano. 

Il film è stato girato in tanti set e location diverse. E’ stato pesante?
Per niente! Al contrario, è una cosa che ho sempre amato del mio lavoro! Mi piace questa cosa che creiamo un’ atmosfera nuova da qualche parte, in una strada o in un parco giochi, e poi via, ce ne andiamo e tutto ritorna alla normalità. Al cinema non gestiamo quella intesa sacra che c’ è su un palco di teatro. I luoghi dove abbiamo girato erano meravigliosi. Noi come attori, non dovevamo far altro che scivolarci dentro. Eravamo coscienti di far parte di un’ impresa più grande del solito, realizzata con grandi mezzi, tutto al servizio della storia, del processo di creazione. Noi eravamo in una situazione privilegiata.  E’ stata un’ esperienza di cui abbiamo goduto pienamente. Ma per me le riprese di un film sono sempre un momento di gioia e per cui mi sento privilegiato. E’ per questo che facciamo cinema. Il resto oltre a questo poi non è più nelle tue mani. 


La scena della tempesta che è stata girata in un teatro di posa, è davvero spettacolare. 
L’ abbiamo girata in diversi giorni in uno studio e non è il ricordo migliore che ho del film. Continuavano a buttarci in faccia tutta quella neve finta, è stata dura, non era divertente. E’ in questi momenti che è bene essere un attore francese, le stesse scene in America sarebbero state girate con effetti speciali, mettono sensori sul corpo e sul viso che generano l’ ologramma della tua silhoutte, che poi si muove al tuo posto. Eppure mentre eravamo lì, in difficoltà per la neve, ho pensato che quel risultato sarebbe stato migliore dell’ altro. 


Sei anche un regista. Ci sono dei momenti, alcune riprese più tecniche, che ti ispirano poi nei tuoi film?
Quando sono sul set come attore, faccio solo l’ attore. In Remi ero contento di vedere quanto impegno è stato messo in moto al servizio di questa storia, che lo meritava, era una storia che aveva bisogno del cinema, e il cinema ha vinto la sfida. Ma la mia prima lealtà va sempre al regista. Cerco di anticipare quello di cui ha bisogno, mi vedo come un soldato, un buon soldato. 


Cosa ti aspetti dall’ uscita del film?
Molto. La produzione insieme alla distribuzione hanno fatto uscire dei piccoli assaggi on line che in pochi giorni sono stati visti da migliaia di persone. E’ chiaro che c’ è molta aspettativa da parte del pubblico. 

In questi ultimi due anni non ti sei mai fermato: sei regista del film Sogno di una notte di mezza età, regista a teatro con L’ Enverse du Décor, attore in Quasi Nemici di  Yvan Attal, la voce in L’ isola dei cani di Wes Anderson.
Ho appena terminato le riprese del film di José Alcala, T’ EXAGÈRES con Caterine Frot e Bernard LeCoq. Sono pieno di energie ed entusiasta nel fare il mio lavoro. Faccio più che posso.

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