Dal 2016 negozi di nuovo chiusi durante le feste?

Dal 2016 dovrebbe entrare in vigore la legge che, abrogando le norme approvate dal Governo Monti, prevede l'obbligo di chiusura per gli esercizi commerciali in 12 festività civili e religiose. Una vittoria della campagna "Libera la domenica" sostenuta dalla Cei.

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Se il calendario dei lavori parlamentari sarà rispettato, dal 2016 la liberalizzazione degli orari dei negozi decisa dal Governo Monti nel 2012 andrà in soffitta. Niente più esercizi commerciali aperti anche 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. La nuova legge, già approvata alla Camera a larghissima maggioranza (283 sì, nessun no, 15 astenuti), e ora in discussione in Senato, prevede l'obbligo di chiusura in 12 giornate festive e religiose (Capodanno, Epifania, 25 aprile, Pasqua, Pasquetta, 1 maggio, 2 giugno, Ferragosto, Ognissanti, Immacolata, Natale e Santo Stefano). Sarà però possibile per i negozianti di derogare dall'obbligo di chiusura, fino a un massimo di sei giorni, individuati liberamente tra i 12 indicati dal testo, previa comunicazione al Comune. Non sono però ben chiari i criteri in base ai quali alcuni esercizi commerciali saranno tenuti a rispettare le nuove norme (abbigliamento e accessori, calzature, gioiellerie, articoli casa, telefonia, profumerie e servizi alla persona) e altri no (bar e ristoramenti, arredo, libri, elettronica di consumo e bricolage).

In Senato ora il testo è all'esame della Commissione industria in cui è stato costituito un comitato ristretto che dovrà esaminare i 70 emendamenti depositati a luglio. Secondo il relatore, il senatore Bruno Astorre (Pd), il lavoro dovrebbe essere completato entro la prossima settimana. Se il testo sarà approvato, sancirà la vittoria della campagna "Libera la domenica", lanciata dalla Cei e dalla Confesercenti e appoggiata dai sindacati,  che era riuscita a raccogliere  le 150 mila firme necessarie per presentare in Parlamento una proposta di legge.

Legge che si avvia all'approvazione nonostante il parere contrario dell'Antitrust che ha parlato di una "palese violazione della concorrenza", in contrasto con quanto avviene nella maggior parte dei Paesi europei, e dei gruppi della grande distribuzione (Federdistribuzione e Confimprese) che più hanno usufruito della liberalizzazione degli orari sostenendo che, grazie ad essa, hanno potuto assumere molti giovani anche in un periodo di crisi. Di parere opposto la Confesercenti, secondo cui la liberalizzazione è stata un vantaggio per i centri commerciali, ma è stata disastrosa per i piccoli negozi, e la Confcommercio:"Le nuove disposizioni lasciano intatta la libertà degli esercenti di restare aperti anche 24 ore al giorno. Quello che verrebbe introdotto è soltanto l’ obbligo di chiusura nelle 12 festività nazionali 6 delle quali potrebbero tuttavia essere sostituite dagli esercenti con altrettanti giorni a loro libera scelta. Ci sembra una regolamentazione minima".

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