Da Tirana l'appello per la pace

In continuità con lo spirito di Assisi e la volontà di Giovanni Paolo II, nel settembre prossimo si terrà in Albania la 28esima edizione dell’ Incontro internazionale interreligioso di Preghiera per la Pace organizzata dalla Comunità di Sant'Egidio

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Sarà “La pace è sempre possibile” il titolo della 28^ edizione dell’ Incontro internazionale interreligioso di Preghiera per la Pace che la Comunità di Sant’ Egidio organizza ogni anno continuando l’ intuizione avuta da Giovanni Paolo II nel 1986. Dal 6 all’ 8 settembre 2015, lo Spirito di Assisi farà tappa a Tirana, riunendo oltre 400 leader religiosi da 60 paesi del mondo nella capitale di quell’ Albania, a maggioranza musulmana, indicata da Papa Francesco come modello per le società europee. Durante la visita dello scorso settembre, Bergoglio disse infatti: «Credevo che in Albania ci fosse armonia tra le religioni, ma c’ è di più, c’ è fraternità». All’ indomani della strage alla redazione di Charlie Hebdo, i capi delle religioni d’ Albania reagirono compatti recandosi a Parigi: nella folla, i vescovi ortodossi e cattolici marciarono insieme ai rappresentanti della comunità islamica e di quella Bektashi, una confraternita musulmana sufi che in Albania ha la sua sede mondiale.

Anche il 24 febbraio, alla presentazione dell’ incontro di Sant’ Egidio, sono intervenuti il vescovo ortodosso Merdani, quello cattolico Avgustini a nome della Conferenza episcopale, l’ imam di Tirana e il responsabile dei Bektashi.
Lo schema del meeting prevede la sessione inaugurale domenica 6 settembre al Palazzo dei Congressi, 30 panel tematici su argomenti di attualità  e la cerimonia finale l’ 8 settembre al pomeriggio.

«A vent’ anni dalla fine della guerra nella ex Jugoslavia - ha spiegato Marco Impagliazzo - Tirana sarà la capitale mondiale del dialogo tra le religioni, proponendo una rivolta spirituale contro la violenza e dicendo un “no” corale alla violenza».
Il presidente di Sant’ Egidio ha poi elencato i motivi di questa scelta: «Per mostrare l’ armonia tra le religioni, messaggio decisivo in questo momento, per sostenere il processo di adesione all’ Ue e perché l’ Albania è stata la patria di molti martiri del Novecento». Durante il regime comunista che nel 1967 arrivò - unico paese in Europa -  a proclamare l’ ateismo di Stato, uomini delle differenti religiosi vennero infatti torturati, deportati nei campi di lavoro e uccisi per la loro fede. Ancora oggi, nelle celle della palazzina di Scutari della Sigurimi, la spietata polizia segreta, sono incisi sui muri i segni dei prigionieri: croci cristiane accanto a sure del Corano.

«Ma abbiamo scelto Tirana – continua Impagliazzo – anche per il legame trentennale di Sant’ Egidio con l’ Albania, un’ amicizia iniziata ancora durante la dittatura con una prima missione di Andrea Riccardi nel 1988 e una due anni dopo, su richiesta di Giovanni Paolo II, di un giovane prete della Comunità, don Vincenzo Paglia, ora presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia». Paglia trattava per far riaprire alcune chiese e quando ebbe il permesso di girare a Tirana con il clergyman fu un primo segnale dell’ inizio della libertà. Il legame proseguì poi con vari progetti di cooperazione, con l’ accoglienza dei migranti albanesi in Italia e negli altri paesi europei, con le trattative per il Kosovo e con l’ Accordo di Roma, firmato nella sede di Sant’ Egidio a Trastevere tra i diversi partiti politici. «E oggi – conclude Impagliazzo – il frutto di quell’ amicizia sono le nostre Comunità, fatte da albanesi, che a Scutari come a Tirana vanno a trovare i poveri della città».

Anche Erion Velaj, ministro delle Politiche sociali, torna alla crisi del 1997, quando l’ Accordo di Roma permise lo svolgimento di elezioni pacifiche dopo migliaia di morti: «Nei giorni più neri della transizione, la vicinanza di Sant’ Egidio fu un unguento e una medicina per guarire la  divisione». Assicurando il massimo appoggio del Governo all’ incontro del prossimo settembre, il ministro ha richiamato la figura di San Francesco d’ Assisi: «Viveva in un mondo diviso dalla guerra e scelse di pregare per la pace. Anche noi oggi, in un tempo difficile, dobbiamo invocare la pace in risposta a chi predica la violenza».

I capi delle religioni d’ Albania a Parigi per la manifestazione dopo la stage di Charlie Hebdo.
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