Cristiani perseguitati, una vittima ogni 5 minuti

La libertà religiosa è a rischio nel 60 per cento del pianeta, i cristiani sono la maggioranza più colpita e a rischio estinzione nelle terre come il Medio Oriente in cui abitano da millenni mentre in Europa c'è una tendenza sempre più aggressiva a escludere la religione dalla vita pubblica. È quanto emerge dal Rapporto 2014 sulla libertà religiosa nel mondo di "Aiuto alla chiesa che soffre"

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Per mandare a morte Shahbaz e Shama, marito e moglie, a Lahore in Pakistan, è bastato il sospetto di aver bruciato una copia del Corano. Sono stati arsi vivi nella fornace della fabbrica in cui lavoravano. È la “legge nera” che punisce con la morte il reato di blasfemia. Quella della giovane coppia di cristiani è solo l’ ultimo episodio di intolleranza. La libertà religiosa non è garantita nel 60 per cento del pianeta. Nel mondo, il cristianesimo è la religione più perseguitata in assoluto con una vittima ogni cinque minuti.

In Europa, cresce l’ intolleranza con un attacco non solo alla libertà religiosa ma anche alla libertà di coscienza e una tendenza laicista sempre più violenta che tende a escludere la religione dalla vita pubblica mentre la situazione in assoluto più difficile è quella dell’ Asia dove si assiste ad una recrudescenza del fondamentalismo islamico ma anche indù e buddista. È quanto emerso dal Rapporto 2014 sulla libertà religiosa di Aiuto alla Chiesa che Soffre, fondazione di diritto pontificio. Se i Paesi in cui le violazioni sono particolarmente gravi sono 20 nel mondo, comunque su 196 Stati in 116 questo diritto trova qualche ostacolo. E la situazione è peggiorata negli ultimi due anni.

Il rapporto, nato nel 1999, fotografa il grado di rispetto della libertà religiosa in 196 paesi, analizzando le violazioni subite dai fedeli di ogni religione. «La libertà religiosa è un diritto fondamentale e condizione imprescindibile di ogni società libera e giusta», sottolinea nella prefazione al dossier Paul Bhatti, ex ministro pakistano per l'Armonia nazionale e fratello di Shahbaz Bhatti, ministro per le Minoranze ucciso nel 2011. Il clima nei Paesi rispetto alla tolleranza e al rispetto di chi vive la propria fede peggiora di anno in anno. Sono solo 6 i Paesi al mondo dove la situazione è migliorata ma tra questi sono inclusi anche Stati in cui le limitazioni al diritto sono elevate. E anche in Italia, dove gli ostacoli alla fede sono «lievi», comunque la situazione risulta in peggioramento a causa dell'aumento dell'intolleranza religiosa e di un ateismo aggressivo.

In 14 dei 20 paesi dove si registra un elevato grado di violazione della libertà religiosa, la persecuzione dei credenti è legata all’ estremismo islamico: Afghanistan, Arabia Saudita, Egitto, Iran, Iraq, Libia, Maldive, Nigeria, Pakistan, Repubblica Centrafricana, Somalia, Sudan, Siria e Yemen. Negli altri sei paesi, l’ elevato grado di violazione della libertà religiosa è legato all’ azione di regimi autoritari quali quelli di Azerbaigian, Birmania, Cina, Corea del Nord, Eritrea e Uzbekistan. Le violenze a sfondo religioso – che contribuiscono in modo determinante al costante aumento dei flussi migratori – sono legate al regresso della tolleranza e del pluralismo religioso.

Il Medio Oriente è l’ area più a rischio. Alla presentazione del Rapporto c’ era l'irachena Pascale Warda, cristiana, ex ministro per le Politiche migratorie e fondatrice della Società irachena per i diritti umani. Ha parlato di «genocidio», di cristiani che continuano ad abbandonare la propria terra, di conversioni imposte, di chiese distrutte e ricostruite e poi distrutte di nuovo, come quella di San Giovanni Battista a Baghdad. «Chiediamo l'aiuto della comunità internazionale», ha detto, «perchè noi comunque non abbiamo perso la speranza». «Siamo convinti - ha commentato il presidente di Acs, Johannes Heereman von Zuydtwyck - che non si debba attenuare la preoccupazione per il destino di coloro che sono perseguitati e oppressi per la loro fede, siano essi iracheni, siriani o nigeriani, e senza distinzioni tra musulmani, cristiani o credenti delle altre religioni». In ogni caso - è stato evidenziato - oggi più che i politici sono i leader religiosi a doversi pronunciare con forza contro la violenza nel nome della fede.

L’ Europa, infine. «È sempre stata considerata la culla dei diritti umani e invece», ha spiegato Martin Kluger membro dell'Osservatorio sull'intolleranza e la discriminazione contro i cristiani, «alcuni dei diritti fondamentali sono stati messi alla prova. E queste provocazioni riguardano di preferenza le persone che professano una religione». Ci sono crimini per odio, vandalismo, marginalizzazione ma anche «nuove restrizioni legali contro i cristiani».
L'Osservatorio lo scorso hanno ha contato 41 leggi nei diversi Paesi europei che «colpiscono sfavorevolmente i cristiani». Nell’ America del Nord, infine, si riscontrano molti casi relativi all’ obiezione di coscienza.

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