Cresta: la musica è voce del sacro

«La sete di Dio appartiene all'uomo e il desiderio dell'Alto è l'essenza del suono», dice il compositore. Grande successo per la serie "Classica Divina" di Famiglia Cristiana.

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Lo si è detto tante volte: la musica di ispirazione sacra o liturgica non solo non ha mai smesso di essere composta ed eseguita nel corso della storia, ma negli anni che stiamo vivendo gode di un’ attenzione tutta particolare. Gianvincenzo Cresta, 45 anni, oltre ad insegnare ad Avellino dove è nato e tenere seminari in giro per il mondo, è un compositore dalla carriera brillantissima. Vanta esperienze in istituzioni internazionali (come l’ Ircam e l’ Opéra Bastille di Parigi, o il Mozarteum di Salisburgo), collaborazioni con grandi interpreti, e da poco ha presentato a Parigi un disco di grande suggestione: Amore contraffatto, nel quale propone a fianco dei Responsoria di Gesualdo il suo Devequt II, per ensemble di voci e viola narrante, su testi di Jacopone da Todi.

Lui stesso ci spiega la natura di questo lavoro pubblicato da Digressione Music con l’ Ensemble Solistes XXI diretti da Rachid Safir: «Devequt è una parola ebraica, che significa “unione con Dio”. La si trova nel Talmud: è la massima comunione con Dio: il simbolo è quello di due datteri distinguibili ma non separabili. Partendo da questo concetto ho incrociato Jacopone da Todi, facendo un lavoro di collazione di testi nei quali emerge la lotta fra bene e male. Da una parte la fuga dalla Croce. Dall’ altra il fiorire dell’ anima nella Croce. I due mondi si ritrovano. La lingua scritta di Jacopone è asciutta come la mia musica. Che punta al lirismo sfrondato da ogni retorica. Da molto tempo del resto lavoro sul ripristino di stilemi antichi, a partire dal gregoriano e dalla polifonia».

A lei dunque, a proposito della proposta di Famiglia cristiana di "Classica Divina", una serie di Cd con libretto sulle grandi opere di musica sacra della storia, possiamo chiedere da dove origina questa simbiosi fra musica e sacro: «Io credo che la sete di Dio non sia legata ad una fede, ma all’ uomo. Il suono stesso è “sacro”, misterioso: e tutto ciò spiega la ragione di questa essenza sacra della musica».

Però i grandi del passato spesso ricevevano l’ incarico di scrivere una Messa o un pezzo sacro. Voi autori d’ oggi lo fate spontaneamente: «La committenza non influenza la forza e la sincerità dell’ opera. Probabilmente qualsiasi opera sacra commissionata sarebbe nata comunque. Le opere poi hanno una loro vita autonoma. Perché la scrittura è spontanea, a prescindere».

I geni hanno percorso strade diverse nel loro rapporto col sacro: «Certo! Ogni autore ha un suo modo di declinare il tema del sacro. Bach è diverso da Brahms. Il testo ha a che vedere con il contesto. Ma sempre avvicina l’ uomo al sacro. E tutti i compositori sono accomunati dall’ utopia di andare oltre il segno: verso l’ Alto».

Intanto sta riscuotendo un vasto successo la serie "Classica Divina" promossa da Famiglia Cristiana:
i lettori manifestano un grande interesse verso i capolavori della musica sacra che, di settimana in settimana, vengono allegati alla rivista. Sul seguente sito è consultabile il piano integrale dell'opera: www.famigliacristiana.it/iniziative/classicadivina/

Gianvicenzo Cresta, musicista e compositore.
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