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Cremazione: è cambiato qualcosa?

Le ultime disposizioni della Congregazione per la dottrina della fede.


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I giornali ne hanno parlato dando l’ impressione che l’ autorità ecclesiastica sia intervenuta per porre restrizioni alla pratica della cremazione, dichiarata lecita dalla stessa autorità fin dal 1963, ma non è così. La Congregazione per la dottrina della fede è invece opportunamente intervenuta nel 2016 con un’ Istruzione (Ad resurgendum cum Christo) per evitare la diffusione di alcune pratiche che, prima ancora di oscurare la fede, sembrano poco rispettose della morte e del comune sentire umano di fronte a questo mistero.
È forse serio e rispettoso trasformare le ceneri dei nostri cari in un brillante? Più che un segno di affetto non sembra piuttosto un estroso esibizionismo? Le ceneri conservate in casa intendono esprimere un grande affetto ma, passata la prima generazione, non rischiano di diventare imbarazzanti? E poi che ne faranno? Ci sono persone credenti che desiderano che le loro ceneri siano disperse nella natura. Una scelta in buona fede, ma non si rischia di cancellare più facilmente la memoria dei nostri defunti e la realtà stessa della morte che i cimiteri tengono invece opportunamente viva?
Il documento della Congregazione, pur manifestando la preferenza per la tradizionale sepoltura del corpo, ribadisce la liceità della cremazione che «non è di per sé contraria alla religione cristiana» e «non impedisce all’ onnipotenza divina di risuscitare il corpo» in qualunque modo esso si dissolva (cfr. nn. 1 e 4). L’ Istruzione non dice nulla di nuovo, non stabilisce pene disciplinari se non per chi ha scelto notoriamente la cremazione per ragioni contrarie alla fede al quale, per rispetto della sua volontà, non sono concesse le esequie cristiane.
La Congregazione precisa autorevolmente per la Chiesa universale le norme che, grosso modo, sono già in vigore anche nella Chiesa italiana dal 2011: «La prassi di spargere le ceneri in natura oppure di conservarle in luoghi diversi dal cimitero, come, ad esempio, nelle abitazioni private, solleva non poche domande e perplessità. La Chiesa ha molti motivi per essere contraria a simili scelte» (Rito delle esequie, n. 165). La Congregazione toglie ogni perplessità e afferma che «la conservazione delle ceneri nell’ abitazione domestica non è consentita», salvo il caso «di circostanze gravi ed eccezionali» e con il permesso del vescovo (n. 6). L’ Istruzione esorta perché le urne cinerarie siano collocate nei cimiteri poiché favoriscono «il ricordo e la preghiera per i defunti» (n. 3). Noi potremmo aggiungere che i cimiteri (almeno nella loro originaria identità cristiana) manifestano quella comunione battesimale che ci fa un solo popolo nella Chiesa, un unico corpo in Cristo, solidali con lui nella vita, nella morte e nella risurrezione.

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