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Como, ricorso contro l'ordinanza anti clochard: la povertà non si multa

Continua a far discutere l'ordinananza del sindaco di Como che ha deciso di multare i senza fissa dimora. Ora è partito un ricorso legale, su iniziativa dell'Associazione Civitas, presentato da tre giovani giuristi. Perché, come hanno detto tanti cittadini scesi in piazza contro il provvedimento, "la povertà non si multa"


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Un ricorso per fermare le “misure anti-clochard” di Como, con l’ obiettivo di far sospendere e annullare il provvedimento che vieta l'accattonaggio e i bivacchi nell’ area della città murata. A impugnare l’ ordinanza davanti al Tar, il 29 dicembre, è stata l’ associazione Civitas - Progetto Città supportata da tre giovani giuristi: «Considerare chi fa accattonaggio un elemento di disturbo per il decoro urbano non è umano», dice Bruno Magatti, membro del direttivo Civitas e consigliere comunale all’ opposizione. «L’ ordinanza alimenta l’ idea di una città in cui ci sono i buoni e i cattivi. In queste giornate fredde fa male non scorgere alcuna compassione per chi è costretto a vivere per strada».

«Il sindaco Mario Landriscina ha deciso che i senzatetto sono un disincentivo alle compere natalizie e, anziché aiutarli, ha proibito che vengano aiutati. Quanto disposto è una violazione degli articoli 2, 3, 10 e 117 della Costituzione, degli articoli 1, 20 e 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’ Unione Europea, e degli articoli 1 e 7 della Dichiarazione universale dei diritti fondamentali delle Nazioni Unite», snocciola i dati Francesco Viceconte, che con Ilaria Rudisi e Damiana D'Errico ha lavorato al ricorso durante le feste di Natale. Si tratta, per semplificare, degli articoli che innanzitutto tutelano la persona nella sua dignità e dalle discriminazioni. Il team legale porterà avanti la causa gratuitamente: «Abbiamo deciso di offrire le nostre competenze pro bono perché riteniamo che sia nostro dovere di cittadini batterci per il rispetto dei diritti costituzionali».

L’ ordinanza incriminata, “contingibile e urgente a tutela della vivibilità urbana e del decoro del centro urbano” è datata 15 dicembre e vieta per 45 giorni l'accattonaggio e i bivacchi nell’ area della città murata, pena una multa da 50 a 300 euro. Inoltre impedisce di prestare aiuto, ad esempio consegnando cibo e bevande calde, a chi vive per strada.

Contestato da diversi fronti, il sindaco Landriscina (Forza Italia) non ha accennato ad alcuna marcia indietro. Né dopo il flash mob di 200 manifestanti alla vigilia di Natale, né dopo il ricorso, su cui ha preferito non commentare. Un intervento sul tema era invece arrivato, nei giorni precedenti, dal vescovo di Como, Oscar Cantoni: «Come cristiani dobbiamo continuare a lavorare, a impegnarci, manifestando vicinanza ai poveri e ai più poveri fra i poveri. La carità non avrà mai fine, dice San Paolo, e la comunità cristiana continuerà a impegnarsi per non far mancare aiuto e vicinanza a nessuno».

L’ associazione Civitas, che già aveva promosso una petizione (1.650 firme in poco più di una settimana) invitando gli agenti della Polizia locale a una sorta di obiezione di coscienza, ovvero a un’ applicazione moderata dell’ ordinanza, ora lancia una raccolta fondi per sostenere il ricorso. «L’ obiettivo è duplice, da un lato coprire i costi dell’ impugnazione, dall’ altro coinvolgere il territorio in un’ operazione di cittadinanza attiva: in caso di superamento dei costi vivi tutti i fondi raccolti verranno donati alle associazioni che si occupano di progetti di integrazione sociale. Invitiamo tutti i cittadini a contribuire con una piccola donazione tramite la piattaforma Produzioni dal basso: https://www.produzionidalbasso.com/project/decoro-e-restare-umani-como-si-oppone-all-ordinanza», conclude Magatti.

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Un clochard multato a Como. In copertina: il flash mob realizzato nei giorni scorsi per protestare contro l'ordinanza del sindaco.
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